|
Max
Cavassa Awards
Si accoglie sempre con immenso piacere infantile il
momento di stilare classifiche. In fondo tutto è
classificabile, e più la materia è aleatoria
più ci si ingegna a cristallizzarla attraverso
deliri di onnipotenza di varia portata. E' un giochino
che fa spremere le meningi e fa riflettere sui propri
gusti, quindi su ciò che muove le nostre emozioni.
Insomma, una cosa molto seria, dalla quale chiedo di
essere esentato in quanto colpito da momentaneo infantilismo.
Voglio giocare e voglio vincere!
Ecco quindi la migliore di tutte le Top Ten 2005 dell'universo,
in perfetto ordine sparso, per meglio difendersi dai
proiettili di cerbottana degli altri bimbi.
ANTONY AND THE JOHNSONS – I
am a bird now
Splendido outsider che inventa nuove forme di classicità,
voce indimenticabile, presenza ingombrante, pathos distribuito
senza ritegno, tra Farinelli, contralto lirico e lamenti/tormenti
Almond style
COCOROSIE – Noah’s
ark
Fanno davvero sul serio le sorelle Bianca e Sierra Casady.
Noè si limita ad essere comandante onorario,
le due si occupano di rotta e ciurma, tra folk e trip
hop, fantasmi di Bjork, presenze reali (Antony e Banhart).
THE CHURCH – El
momento descuidado
Che gioia rivedere insieme questo quartetto aussie,
elettrici e sognanti campioni del Paisley Underground
anni ’80. Comprai il biglietto per un live dei
Cult, i Church aprivano la serata. Mi fermai in Chiesa
per 45 minuti di intensa preghiera. Il Culto fu poi
officiato senza di me.
PAUL McCARTNEY – Chaos
and creation in the backyard
When I get older, losing my head… Macca ne fa
davvero 64 quest’anno, con una lucidità
compositiva che smentisce quell’ironico “andar
via di testa”. “Chaos…” è
un album vivo, scarno, spumeggiante, con passaggi degni
dei Beatles. La storia si ripete, e qualche volta è
un bene.
AA.VV. - Les artistes tôt Ou tard en duo
La tôt Ou tard è un’emerita casa
discografica francese che festeggia i dieci anni di
vita. Nel catalogo, e nel doppio cd, figurano i migliori
nomi della nuova canzone transalpina, da Jeanne Cherhal
a Vincent Delerm, da Thomas Fersen a Mathieu Boogaerts.
Molti inediti e un’inebriante sensazione di vitalità,
classe e gusto.
GORILLAZ – Demon days
Demon days, o meglio, Damon days. Le molteplici attività
di mr.Albarn paiono moltiplicargli le energie e, soprattutto,
le idee. Il secondo lavoro della cartoon band è
a tratti esaltante, enciclopedico, in bilico perenne
tra ritmo e introspezione. Successo strameritato. E
ora, quale maschera per il novello Proteus?
ADAM GREEN – Gemstones
Vocione tenebroso à la Leonard Cohen, Green si
mette in buona posizione nella gerarchia dei “grandi
matti” del rock (o pop, boh?). Canzoni da 2 minuti
con infiniti stravolgimenti, melodie perfette che si
spezzano o accelerano, vagine, tette, balli lenti, orge
da highschool. Genio o impostore? Per ora la prima.
KAISER CHIEFS - Employment
Kaiser Chiefs, Franz Ferdinand…gli angli sembrano
sempre più sassoni ultimamente. Esordio da prima
pagina per la band di Leeds, belli incazzati ma che
non si fanno annebbiare dalla rabbia. Risultato: riff
brucianti, energia torrenziale e ironia tipicamente
british. God save the Queen’s lads!
dEUS – Pocket
revolution
Perduti in antiche cantine trappiste? Diventati intagliatori
di diamanti? Non lo sapremo mai. L’importante
che l’attesa degli anversani abbia partorito almeno
una “rivoluzione tascabile”. In tempi di
noiosi riformismi non c’è niente di meglio
gettarsi in questo disco sincero, pieno di foga e dolcezza.
Dank en tot ziens!
THOMAS FERSEN – Le pavillon des fous
L’unica ragione per costruire l’alta velocità
in Val Susa è quella di arrivare in fretta a
Lione e comprare l’opera omnia del più
grande cantautore francese degli ultimi dieci anni.
Immaginifico, poetico, di straordinaria poliedricità
musicale, Fersen in Italia è solo il nobile di
Lady Oscar… Ah, anche Mentone può essere
una soluzione!
Dall’ultima crudele scrematura sono usciti “Guero”
di Beck
e “Road
to Rouen” dei Supergrass.
Il primo sta forse un gradino sotto ai suoi standards,
ma su un teocalli rispetto alla concorrenza. Per ora
l’unica preoccupazione è Scientology…
Coombes & co. sono semplicemente adorabili: il quinto
album è quello più pudico e sfuggente,
un prog-folk che scappa di mano solo perché vuole
entrare in testa. Altri due ascolti e rischierebbe di
scalzare qualche mammasantissima ai piani alti…
LIVE
Scegliendo un concerto tra quelli visti nell’anno
ormai andato, rammento con grande piacere il live dei
dEUS del 26 novembre al Velvet di Rimini. Energia
a profusione, crescendo inauditi, eleganza e complessità.
Tre esempi: la dolcezza che muta in furore (“Instant
street”), il caos in un pugno (Suds & soda),
la calma zen di una passeggiata su una sottile lama
di cristallo (“Serpentine”). E il pubblico:
raramente visto così entusiasta ed appassionato.
Visto che non si vive di sola musica - mi verrebbe da
dire purtroppo -, allungo il mio divertissement classificaiolo
(neologismo che flirta pericolosamente con lo scurrile,
da leggere tutto d’un fiato, senza pensarci),
provando ad evitare derive classiforcaiole. Seguirò
la legge del tre.
3 LIBRI (uno solo
del 2005)
“Trattato di ateologia” di Michel Onfray
- Destrutturazione critica e feroce dei tre monoteismi,
a tratti esaltante.
“Viaggio al termine della notte” di Louis
Ferdinand Céline – Un quarto d’ora
a fissare il vuoto, a bocca aperta…
“Le particelle elementari” di Michel Houellebecq
– Romanzo cinico e asettico da un depresso di
enorme talento.
3 FILM
“Le couperet” di Costa Gavras (uscirà
in Italia come “Il cacciatore di teste”)
– Una geniale e sconvolgente visione sui guasti
del liberismo nella società contemporanea
“The life aquatic” (Le avventure
acquatiche di Steve Zissou”) di Wes Anderson –
Poesia, riso e sogno si rincorrono e sovrappongono:
che emozionante delizia!
“De battre mon coeur s’est arreté”
(“Tutti i battiti del mio cuore”) di Jacques
Audiard – Memorabile ritratto di un trentenne
alla ricerca di sé, tra noir, disagio sociale
e privato. Imperdibile Romain Duris, in bilico costante
fra dolcezza e ferinità.
Allacciandomi
ai film, sfuggo per un momento alla regola del tre,
per consegnare i miei sentimentali Oscar all’attrice
e all’attore dell’anno.
Lei è Kirsten Dunst, bellissima, maliziosa,
matta, ma con un filo sottile di malinconia che le vela
lo sguardo e che la rende definitivamente irresistibile
per il sottoscritto.
Lui
è appunto Romain Duris, faccia da schiaffi
dal sorriso assassino. Dopo le leggerezze (non banali)
de "L’appartamento spagnolo" e Le "bambole
russe" trova il ruolo di una carriera in "De
battre mon coeur s’est arreté".
3 CALCIATORI
Amo il calcio fin dalla più tenera età,
mi sono appassionato per una squadra che non ha fatto
molto per ricambiare (il Bologna), ma soprattutto del
football ne ho adorato le storie, il pathos, la letteratura,
i personaggi e naturalmente il bel gioco, puro miracolo
di creatività artistica. Tra la fauna dedita
ad Eupalla (la dea di Gianni Brera) ho estrapolato tre
personaggi, due italiani ed un inglese.
Tommasi.
Serio e corretto. Caso piuttosto raro di calciatore
sensibile e impegnato nel sociale, s’infortuna
rovinosamente al ginocchio due anni fa. Ritorna nel
2005, proponendo alla sua società (la Roma) di
metterlo al minimo di stipendio sindacale fino a dimostrazione
dell’avvenuta guarigione.
Legrottaglie.
Tipico esempio di giocatore italiano un po’ maraglio
(tamarro), capelli lunghi ossigenati, fascia, abbronzatura
perenne, se potesse terrebbe uno specchietto nel taschino
per sistemarsi dopo ogni colpo di testa. Aggrovigliato
in campo con la palla, ancora di più nelle interviste,
dove dovrebbe parlare sempre al presente, se non all’infinito.
Rooney.
L’archetipo del ragazzino-peste inglese, tutto
campo e pub, quello che fa a botte perché si
sta annoiando un po’, e poi magari ti offre una
birra a “lavoro” finito. Ignorante, rissoso,
ma fuoriclasse: questa specie di facchino del porto
di Liverpool fa cantare la palla. E fin tanto sarà
così, potrà lavare le proprie malefatte
con un sentito pater noster.
Scrivi
a Max Cavassa
Dite
la vostra
Meglio del 2004, peggio del 2001, simile al 1993,
sempre meglio del 1901? Dite
la vostra in Osteria.
I
precedenti
MusiKàl! Awards
2004 - MusiKàl!
Awards 2003 - MusiKàl!
Awards 2002 - MusiKàl!
Awards 2001
|