Sarò molto sintetica (sempre che qualcuno ci
creda) nello snocciolare i complicati meccanismi biologici
per cui proprio questi dischi hanno pulsato nelle mie
orecchie. E non dirò nemmeno che l'annata è
stata delle migliori, visto non ritengo sia così.
Non già perchè pensi di avere accumulato
tanta inutilità storica tra supporti magnetici
e vinili, piuttosto, alla fine dei conti, ogni lavoro
ha in sè una magia che ci accompagna in un determinato
attimo. In questo caso, l'attimo era di 365 giorni più
uno.
Gli Air con le loro atmosfere elettroniche rarefatte
e tocchi di precisione più pura non potevano
certo mancare. Così come Bjork e, sebbene
d'impatto continui a preferire suoi precedenti lavori,
lo spettro di sensazioni che questo disco riesce ad
evocare, dalla dolcezza alla follia, è semplicemente
un incanto. Sulla stessa linea i Blonde
Redhead, per un album che, semplicemente, non
ha deluso le mie aspettative dal primo ascolto. Menzione
anche per Hives e Keane che, sebbene con
stili profondamente diversi, ma con una semplicità
che ho apprezzato non poco, riescono a creare melodie
che sanno di passato, però con la giusta dose
di originalità. E poi lui, Morrissey,
come al solito raffinato ed accattivante.
Per quanto riguarda il "made in Italy", assolutamente
l'album del maestro Battiato, immancabile in
una discografia come si deve, al pari degli altri suoi
lavori. Ma, altro cantautore da scoprire per lasciarsi
ammaliare, di sicuro è Benvegnù,
autore quest'anno di un'opera che è vera e propria
poesia in musica. Inizialmente guardato con sospetto
dalla sottoscritta, invece, è Lucamor.
E se il suo lavoro, una visione di viaggio in musica,
è riuscito a farmi cambiare idea...
Ascolto di commiato, dalla Germania: Lali Puna.
Sopra le righe, senza paura di osare, ma anche senza
strafare.
I bolliti di quest'anno? Non me ne voglia il mio amico
Michael, ma R.E.M. (Around
The Sun) Ed un pochino The
Cure (The
Cure)... Perchè mi piace ricordarli così.
Con un po' di gloriosa ed impolverata nostalgia, tra
Led Zeppelin
e Joy Division.
(Samantha Colombo)
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