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| LA
TOP TEN DI MAX CAVASSA |
In rigoroso disordine
alfabetico, ecco i Magnifici 10 del 2004, salvati
da una melma sempre più fetida e viscosa composta
da musica plastificata per supermercati, irritante lounge
per aperitivi da 15 euro, tra freddi sorrisi e finta nonchalance
in glaciali bar alla moda, desolanti introversioni underground
che celano a fatica un apatico nulla dietro il fantomatico
“impegno”, metodica “coverizzazione”
sciatta e contrattuale di vecchi hit.
Voilà le 10 pepite setacciate.
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Franz
Ferdinand - Franz
Ferdinand
Non inventano niente di nuovo, ma sparano le loro cartucce
con grande fisicità, potenza e quella manciata
di humour che li eleva decisamente sopra la media. |
Jens
Lekman – When I said I wanted to be your dog
Discretamente nei paraggi di Paul Simon, Donovan, Real
Tuesday Weld e Scott Walker, Lekman impressiona per
sobrietà e velata malinconia. Promettente cantautore
svedese, un commesso in meno all’Ikea.
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Paolo
Conte – Elegia
Il nostro amatissimo Avvocato si rituffa nelle nebbie
padane, ormai confuse con quelle del tempo che se ne
va. Disco introverso, finemente arrangiato, esce alla
distanza, come un purosangue sul rettifilo finale.
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Seu
Jorge – Cru
Cantante/autore/attore, Jorge è una delle punte
di diamante della nuova leva brasileira. Il cuore batte
per i grandi De Moraes e Buarque, lo sguardo va verso
gli Usa, la Francia, l’Italia. Affascinante e
carismatico.
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The
Divine Comedy – Absent
friends
Un gioiello di pop orchestrale. Neil Hannon è
uno dei pochi grandi compositori degli ultimi vent’anni.
La sua voce rivaleggia coi maggiori crooner del passato.
Artificio, classe, magniloquenza: prendere o lasciare.
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Sondre
Lerche – Two way monologue
Il ragazzino prodigio di Bergen continua a sintetizzare
magistralmente i seguenti califfi: Bacharach, Beach
Boys, Beck, Divine Comedy. Canzoni terse e cesellate,
timbro vocale profondo: se continua così, è
un mostro.
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Manu
Chao – Sibérie m’était
contée
The dark side of Manu Chao. Una riflessione sulla vita
e su Parigi (la sua Sibérie…), amata-odiata.
Lo stile è inconfondibile, malinconia e una certa
disillusione sono sentimenti più inediti. Disco
importante, per di più affiancato da una splendida
pubblicazione del disegnatore Wozniak (Canard Enchainé).
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The
Bees – Free
The Bees
Se il pop inglese attraversa una fase di stanca (i Franz
Ferdinand sono scozzesi!) non è certo colpa dei
Bees. Questi isolani di Wight provano a salvare la madrepatria
con brio e freschezza, tra Byrds e Beta Band: il risultato
è più che buono.
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The
Dears – No cities left
Gruppo canadese con la testa e il cuore oltreoceano,
dalle parti di Pulp, Blur, Bowie e Smiths. Il cantante
Murray Lightburn è un incrocio tra Albarn e Morrissey,
”Lost in the plot” una canzone di rara bellezza,
l’album è denso di idee e attraversato
da un’inquietudine decadente e inafferrabile.
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| Thomas
Fersen – La
Cigale des grands jours
Personaggio di levatura artistica straordinaria, Fersen
rinnova da dieci anni a questa parte la nobile tradizione
della chanson française. Si spazia da Brassens
al klezmer, da Prevert al vaudeville, dalla valse musette
al quartetto d’archi. Originale, geniale, enciclopedico.
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MENZIONE D'ONORE
Avrei volentieri allargato l’esclusivo Club dei
10 anche al venerabile maestro Tom Waits ("Real
gone"), al sempre più convincente Badly
Drawn Boy ("One
plus one is one") e ai deliziosi Kings Of
Convenience ("Riot
on an empty street"), vicini di casa di Sondre
Lerche a Bergen. Si rinnova il fermento delle vecchie
città anseatiche?
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CARRELLO DEI BOLLITI
Doppia premessa: il carrello dei bolliti è una
delle sporadiche visioni celestiali che ci sono concesse
su questa nuda terra. Per di più, in questo momento
ho molto appetito. E’ dunque con somma indulgenza
che eviterò di mischiare umane cadute artistiche,
promesse mancate e carriere ormai da anni ridotte allo
stato vegetativo con il fremito provocato dal passaggio
del carrello tra i tavoli, l’emozione di vederselo
bloccato finalmente davanti a sé, il rito del
taglio delle carni, selvaggio e amorevole. Per questa
cerimonia laica vi consiglio il ristorante Da Bertino,
in via Lame a Bologna.
Note bollite senza rancore per R.E.M., Cure,
U2, Ed Harcourt (quest’ultimo scottato
anzitempo). Va molto peggio per chi nasce già
bollito come i Keane e per gli innumerevoli cloni
scialbi dei Radiohead
e Coldplay.
Pasto scadente perfino nella ciotola di Fido: trattasi
del 99% dei partecipanti alle top ten del mondo cosiddetto
civilizzato. Qualcosa è effettivamente cambiato
da quei giorni intorno al 1967, 1968: Stones,
Beatles, Procol
Harum, Small Faces, Hendrix,
Who, Donovan, Kinks si sorpassavano a vicenda nelle
classifiche inglesi e americane. Calo dell’offerta,
calo della domanda, o a braccetto verso abissali profondità
estetico-culturali?
Buon 2005!
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| DITE
LA VOSTRA NEL TAVOLO IN OSTERIA |
Il
vino c'è, le sedie pure. Dite la vostra sui migliori
o sui peggiori dischi del 2004 nel nuovissimo
tavolo appena apparecchiato dall'oste Valdo.
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| MEMORIA
DA KALPORZIANO |
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MusiKàl! Awards
2003 - MusiKàl!
Awards 2002 - MusiKàl!
Awards 2001
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