
1.
OFFLAGADISCOPAX – Socialismo tascabile (prove tecniche di trasmissione) (Santeria, 2005)
Rispetto al “produci consuma crepa” di ferrettiana memoria [qui] si assiste a rievocazioni degli anni ’70 prossime alla totale intimità. Quell’universo oggi quasi irreale e a tratti incredibile – anche nella pur sempre rosseggiante Emilia – rivive attraverso gli occhi di chi all’epoca era poco più di un infante e la cui memoria oggi è costretta a narrarci i dettagli per poterci permettere una vaga idea dell’insieme. E’ così che prende vita “Kappler”, istantanea su un docente d’agraria conservatore e contemporaneamente fermo immagine sull’adolescenza, è così che porta alla commozione la storia d’amore comunista con Ilenia di “Khmer Rossa”. (R. Me.)
2.
IL TEATRO DEGLI ORRORI – Dell'Impero delle tenebre (La Tempesta, 2007)
Nel Teatro degli Orrori c'è molta Tragedia, nella contrapposizione insanabile fra spinta alla vita e la morte come presenza incombente, oppressiva; per ogni tensione verso Eros c'è un vortice che inghiotte verso gli abissi dell'inferno. Non si tratta però delle fiamme eterne dell'aldilà: gli inferni sono quelli costruiti dagli uomini sulla terra, quelli fatti con i mattoni della morale, della religione, dei sensi di colpa, del senso comune [...]L'altra faccia di tanta e tale furia è un senso di vulnerabilità, uno sguardo commosso e impaurito che resta come nota di sottofondo, per poi venire alla ribalta in brani come “Lezione di musica” o “La canzone di Tom”. (S. Fol.)
3.
LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA – Canzoni da spiaggia deturpata (La Tempesta, 2008)
Armato di una fiammeggiante chitarra acustica - con qualche levitazione noise-melodica in odor di shoegazing - e di una visionarietà a prova di manganello al neon, Mr. Le luci della centrale elettrica ci tira addosso, implacabile, politico in senso vero, in senso serio, un pugno di storie di vita corrosivamente vissuta - oggi che la lotta armata si combatte al bar, e nei parcheggi dei supermercati -, controfirmabili da milioni di noi. L’immanenza senza ritorno di questa subciviltà post-post-industriale da circonvallazione immobile. Questa suburbia sterminata altrimenti chiamata Italia. […]Oggi il cantautorato impegnato non potrebbe suonare che così. (M. DiFa.)
4.
BAUSTELLE – Sussidiario illustrato della giovinezza (Baracca & Burattini, 2000)
Chissà se chi oggi li addita, raccontandoli come i ruffiani, o, nel migliore dei casi, i “venduti”, si ricorda com’erano i Baustelle al loro esordio. Prima delle radio, prima del Festivalbar, quando di loro non si era accorta ancora nemmeno la Mescal e sul curriculum avevano soltanto sei anni di gavetta senza uno straccio di contratto. Beh, sorpresa delle sorprese, erano più o meno quelli di oggi: autori di una musica “leggera” senza sembrare vuota, riuscivano a cantar d’adolescenza senza sembrare adolescenziali. L’erezione citata da “Gomma”, il dialogo tutto sospiri di “Cinecittà”, gli eighties peccaminosi nella “Canzone del Riformatorio”: il romanzo erotico che Bianconi prometteva di scrivere ne “Le vacanze dell’ottantatrè” era già tutto qui dentro. (S. Dot.)
5.
ARDECORE - Ardecore (Il Manifesto, 2005)
Il lavoro di cernita e rilettura dell’originale portato a termine dagli Ardecore – arde il cuore, eccome se arde, che la musica popolare è passionale e umorale – è da applausi, perché riesce ad adattare un corpus così autodeterminato e storicizzato a un percorso musicale che non nega di mescolare alla struttura folklorica e popolare rimasugli di post-rock, deformi blues à la Tom Waits, ballate omicide di caveiana memoria. Figure storiche della musica romana come Alvaro Amici e Romolo Balzani […]si sposano con l’America rurale, in un amplesso umorale, dove la pancia fa spesso e volentieri le veci del cervello, senza che nessuno noti la differenza. (R. Me.)
6.
VINICIO CAPOSSELA - Ovunque proteggi (Warner, 2006)
La rivoluzione copernicana di Vinicio, secondo i molti che hanno accostato questo “Ovunque Proteggi” ai dischi della fase cubista waitsiana. Quel che è successo, in realtà, è che tutte le venature più profonde che da sempre alimentano la sua ispirazione sono finalmente esplose e hanno rivendicato la ribalta. Ne esce un’affascinante ipotesi di musica global-popolare che unisce il rebetico greco alle bande d’ottoni, la canzone d’autore nostrana al blues d’oltreoceano. “Brucia troia” e “Non trattare” celebrano le gioie della carne e della Terra, “L’uomo vivo” inneggia a un Cristo rifattosi carne e risceso su una terra felicemente pagana. (S. Dot)
7.
PERTURBAZIONE - Pianissimo fortissimo (Capitol, 2007)
I cieli neri di "Canzoni allo specchio" se ne sono andati via; sono diventati grandi, i sei ragazzi di Rivoli, hanno perso per strada la voglia di giocare che faceva capolino durante "Waiting to happen" o "In circolo" ma hanno ancora la stessa sensibilità, e quella capacità di essere tristi senza soffocare. Sanno come emozionare senza alzare la voce: lo hanno sempre saputo fare, e in queste dieci canzoni ora più che mai. (D. Pal.)
8.
AFTERHOURS - Quello che non c'è (Mescal, 2002)
Perplessità dissipate come rugiada al primo ascolto. Perché "Quello che non c'è" si attacca subito all'anima, con fermezza. Ed è tutto tranne che un album pop, su questo non ci sono dubbi. E quando è pop lo è nella sua forma più alta, energica e pura. (R.Me)
9.
YUPPIE FLU – Days before the day (Homesleep, 2003)
Gli Yuppie Flu incidono dieci brani che contengono il meglio della loro vena malinconica e delle loro melodie indolenti, spostandosi più vicino all'indie-rock rispetto alle escursioni elettroniche di "The boat ep". E soprattutto mostrando grande personalità. (M&R)
10.
OFFLAGADISCOPAX - Bachelite (Santeria, 2008)
Questa volta l’efficace manipolo di tecnici ingegneri e co-produttori del suono hanno deciso di srotolare un tappeto rosso-malinconia per tutte le storie raccontate da Max: che sia quella del candidato progressista alla presidenza brasiliana Luis Ignacio da Silva (detto ‘Lula’) o quella della punkettona Carlotta (detta ‘SuperChiome’), secondo gli ODP ogni storia ha la dignità che basta per esigere la sua enfatica, commovente, sacrosanta colonna sonora! (S.Do.)
11.
MARLENE KUNTZ - Bianco sporco (Virgin, 2005)
I Marlene hanno fatto uscire un album, “Bianco Sporco”, che trasuda maturità da tutti i pori, dal quale traspare un’opera di evoluzione significativa e significante in tutti i suoi contenuti. Che guarda al cantautorato colto italiano senza dimenticare le proprie radici costituite dagli incroci dissonanti delle chitarre di Tesio e Godano. (P. Ba.)
12.
GIARDINI DI MIRO' - Punk... not diet! (Homesleep, 2003)
Brani sofferti, lenti e ipnotici, che stanno tra Mogwai e June of '44, chitarre che intrecciano trame preziose e poi esplodono. Ma non solo. In fondo anche quando riprendono i suoni che ce li hanno fatti amare come nello strumentale "Connect the machine to the lips tower *be proud of your cake*", sembrano riuscire ad andare oltre, aggiungendo qualche tocco di elettronica e un'apertura strumentale mozzafiato. (M&R)
13.
BUGO - Contatti (Universal, 2008)
Abbandonato quel trono forse un po’ troppo scricchiolante dov’era appollaiato un paio d’anni fa, il Bugo spicca un balzo à la Pete Townshend, via la corona e via lo scettro. […] Stavolta il suo sguardo contemporaneo si avvale delle elettro-lenti di Stefano Fontana in cabina di regia e sembra tutto più a fuoco, tutto più nitido. (A. Gi.)
14.
GIARDINI DI MIRO' – Dividing Opinions (Homesleep, 2007)
Lontani ormai i tempi del post-rock - di cui "Rise And Fall Of Academic Drifting" era comunque un ottimo esempio - e dell'IDM chitarrista un po' acerba di "Punk... not Diet!" gli emiliani sterzano verso una forma-canzone sempre più definita e figlia più dello shoegaze che della scuola di Chicago. (H. Sa.)
15.
MARLENE KUNTZ – Che cosa vedi (Sonica Factory, 2000)
Vedo qualcosa che non è ancora definito, un cerchio che, per fortuna, non quadra mai, un sogno grandioso ed ambizioso ora colorato di viola e rosso in varie tonalità.[…] Per il resto, testi affascinanti e musica piena di spigoli, alla faccia delle critiche su una presunta "commercializzazione” (Gh.)
16.
JULIE'S HAIRCUT – Our Secret Ceremony (Homesleep, 2009)
Nell’underground ben poca gente ha toccato le vette di coraggio del qui rinnovato collettivo emiliano. Sì perché alla ricerca sonora si aggiunga una ricerca formale che ha portato la sigla a “sganciarsi” dai vecchi cliché di banda per abbracciare l’idea di collettivo aperto, dove trovano spazio le idee più disparate per rincorrere quella lontana idea attraverso la musica.[…] In un universo affastellato di mediocrità, l’uscita di un album del genere è oro puro.[…] Quasi un miracolo che questo sia accaduto in Italia. (H. Sa.)
17.
VERDENA - Il suicidio del Samurai (Blackout, 2004)
…Di nuovo sorpresi dal martellare furioso di “Elefante” e da “Glamodrama”, vero centro del disco con il suo drammatico crescendo finale, ascoltiamo il resto del disco vagare tra melodie trasognate e brusche virate elettriche, fino a sfociare nella violenta title-track conclusiva. Si arriva alla fine della corsa abbastanza provati, piacevolmente stupiti dai miglioramenti del gruppo ma consapevoli che la formula sonora dei Verdena rimane sostanzialmente la stessa. (D. Pa.)
18.
UOCHI TOKI - Libro audio (La Tempesta, 2009)
“Libro Audio” ha una struttura interessante e studiata, parla di argomenti inusuali e solleticanti, offre punti di vista che hanno il pregio di far riflettere l’ascoltatore. [Ma] gli Uochi Tochi si divertono a irritarlo, a sfidarlo, a negare qualsiasi appiglio a chi avesse deciso di tentare la scalata. (F. Va.)
19.
ZU - Carboniferous (Ipecac, 2009)
La premiata ditta Mai, Pupillo, Battaglia […] sacrifica l'attitudine più libera delle prove precedenti per costruire pietra su pietra un album incredibilmente oscuro e dinamico, fondato su concatenazioni matematiche che li collocano ormai tra Meshuggah e Battles. (L. Ce.)
20.
PAOLO BENVEGNU' – Piccoli fragilissimi film (Santeria-Stoutmusic, 2004)
Dostoevskij scrive “L’idiota” parlando di una persona che ha sensibilità diverse, superiori. Un ipersensibile, come chi sa godere di gioie minime, come chi cerca l’imperfezione che rende vivi, e reali. Questo è Paolo Benvegnù, un’artista di sensibilità superiore: […] queste canzoni sanno essere profonde, commoventi, poetiche come poche altre. Sanno colpire le anime. Canzoni idiote. Ipersensibili. (D. Pa.)
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