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CRISTINA DONA' - PILLOLE
DI CONFERENZA STAMPA
di Daniele Paletta 
La sede della EMI, affacciata
su piazza San Babila, è tirata
a lucido. Più di un complesso di uffici, assomiglia
a un megastore discografico.
Le note de “La
quinta stagione” si diffondono nella stanza
della conferenza stampa, tra stereotipi di giornaliste
milanesi ingioiellate e parlatori-ad-alto-volume
di professione.
Poi, la musica viene spenta, e Cristina
inizia a raccontare. Solo per voi, alcune pillole.
- C’è molto del pensare
di Peter Walsh nell’album, Mi ricordavo il
suo lavoro coi Church, la pulizia dell’impostazione
delle canzoni, il pop elegante.
- Quando ho iniziato
a lavorare con Peter, lui mi ha detto “Non
faremo un disco di sperimentazione”. E io non
volevo altro.
- All’inizio
per me la melodia non era un traguardo, cercavo canzoni
che potessero sorprendermi.
- Ho sempre
avuto l’esigenza di melodie da cantare. “Tregua” per
me è un disco quasi recitato. Alla fine è stato
Robert Wyatt a illuminarmi. Mi ha detto: “Il
testo è un pretesto”.
- Diventerò famosa?
Beh, speriamo. Io voglio vivere
di musica. E spero
che la gente compri il disco. Non capisco perché si
possono spendere 50/60 euro al mese per le sigarette
e poi non comprare un cd perché costa troppo.
- Nei miei testi c’è un
rapporto descrittivo delle immagine con la realtà.
E le immagini derivano dal posto in cui vivo. E lo
stesso accade con moltissimi musicisti che amo, come
Joni Mitchell, Neil Young, Bruce Cockburn…
- Il
periodo di gestazione del disco è stato molto
pesante, per la malattia e la morte di mio padre.
Ero bisognosa di pace, di qualcosa che potesse calmare
l’inquietudine
- “La
verità e la bellezza non fanno rumore” è un
insegnamento dei miei genitori.
- È un album
consolatorio? Spero di sì. E per me lo è stato.
Ma tutta la musica mi ha sempre consolato, mi ha
dato emozioni che non so descrivere. La musica è appartenenza
a un mondo, il suono è vita.
- L’Accademia
di Brera? È in uno stato pietoso! Il corso
di scenografia è senza un teatro dove provare!
Si esce da lì e non si sa nemmeno attaccare
una quinta…
- Ho vissuto gli anni della Pantera.
E ho organizzato io il concerto a Brera dove suonarono
Afterhours, Carnival of Fools e Ritmo Tribale. È così che
ho conosciuto Joe e Cesare e Manuel…
- La scenografia era bella, ma in fondo lo sapevo che non era quella
la mia strada. Riuscivo a sentirmi a mio agio solo
quando ero in mezzo alla musica, e a chi la suonava.
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(17
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