Autechre, ermeticamente sonori
di Tommaso Artioli
Siamo nel 1992 quando esce per la Warp la compilation “Artificial Intelligence”, manifesto dell’IDM, espressione di un suono elettronico posato ed introspettivo, evoluzione cerebrale delle tendenze nate sotto il segno della seconda “Summer of Love” (1988-1989) e punto di partenza della stagione post-techno. Sean Booth e Rob Brown, titolari del marchio Autechre, contribuiscono alla compilazione con due composizioni. Nella tracklist di “Artificial Intelligence” troviamo infatti “Crystel”, un concentrato di percussioni che ricordano molto quelle della kraftweriana “Metal on Metal” e “The Egg”, embrione di “Eggshell”, contenuta nell’eccellente album “Incunabula” (Warp, 1993). Con questo lavoro composto da 11 tracce i due vengono allo scoperto, tracciando, nel contesto di un’opera sorprendentemente matura e completa, i contorni dei loro primi paesaggi sonori. “Incunabula” non è altro che un esordio illuminante, un classico che vive ancora oggi di un suono appassionato quanto innovativo. Dalla gassosa “Kalpol Introl” alla grazia straniante di “Bike”, da “Basscadet” a “Maetl” prende forma il sogno elletro - ritmico di due musicisti che, parallelamente a Richard D. James (Aphex Twin, AFX, Analord, Polygon Window, Caustic Window), Boards of Canada e LFO, hanno costruito l’identità estetica di una stagione musicale che ha segnato i ’90 come gli stessi anni che stiamo vivendo.
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Nel 1994 con l’uscita dell’album “Amber” (Warp) e dell’EP “Anti” (Warp) si va delineando quel processo che porterà gli Autechre a firmare lavori sempre più strettamente ancorati ad una rigida componente ritmica, fredda ed orfana di qualsiasi alito di calore. Le pulsazioni nevrotiche di “Djarum” ed i fremiti ossessivi di “Flutter” (entrambe tratte da “Anti”) confermano le sensazioni ribadite da tracce come “Foil”, “Montreal”, “Piezo”, “Nil” e dalle divagazioni vagamente abstract hip hop di “Teartear” (Amber).
Nell’EP “Garbage” (Warp, 1995) persistono ripetitività e aperture ambient (“Piobmx19”), atmosfere lunari (“Bronchusevnmx24”, “Vletrmx21”) e ritorni agli esordi (“Garbagemx36”).
L’altro EP del 1995, “Anvil Vapre” (Warp), include “Second Bad Vilbel”, traccia completamente costruita su l’aggressività della battuta. E’ questa una composizione viva, capace di mostrarsi contemporaneamente artificiale ed umanamente umorale, fatta di tempo spezzato e circondata da un’atmosfera densa di detriti sonori. Seguono staffilate breakbeat intervallate da frammenti vocali manipolati su distensivi tappeti ambient (“Second Scepe”), cupi rigurgiti (“Second Scout”), sottofondi IDM (“Second Peng”). E’ questo il suono degli Autechre che si muove verso la seconda metà dei’90.
Con “Tri Repetae” (Warp, 1995) Booth e Brown continuano ad inseguire orizzonti prevalentemente ritmici: “Dael” è il lento incedere di un essere meccanico, “Clipper” il cielo sopra un paesaggio industrial. “Eutow” è l’episodio che più sembra avvicinarsi alla dimensione fisica della dance. La stridula “Stud”, la polverosa “C/Patch” e l’introspettiva “Overand” anticipano la stagione di ermetismo inaugurata da “Chiastic Slide” (Warp, 1997). In questo album brillano tracce che si esprimono con linguaggi complicati attraverso il loro modo di scandire il tempo: “Cichli”, la rumoristica “Calbruc”, la martellante “Recury”.

fotogramma dal video di "Second Bad Vilbel” diretto da Chris Cunningham
“Lp5” (Warp, 1998) assume toni apparentemente meno gravi; le ritmiche continuano a mantenere spigoli acuti, ma si scorgono nuovamente piccoli scorci sonori assimilabili a quelli di “Incunabula”. “Rae” alterna percussioni e rilassanti aperture, “Corc” e in parte “Vose In” si avvicinano molto al gusto dei Boards of Canada. Affiorano suoni elettro-cameristici (“Under Boac”, “Arch Carrier”) che sembrano rubati a Richard D. James. E’ tutto un alternarsi di fasi lineari e improvvisi rallentamenti, cambi repentini che lasciano intravedere, attraverso i caratteri di un album ricco di sfumature e spunti, il possibile inizio di una nuova fase produttiva.

Autechre: Sean Booth e Rob Brown
“Confield” (Warp, 2001) è, invece, l’estremizzazione delle tendenze palesate in “Chiastic Slide”. E’ questo un lavoro che allontana ulteriormente il suono degli Autechre dalla possibilità di attrarre un pubblico ampio; la capacità espressiva degli esordi lascia spazio alla voglia di distinzione attraverso un suono sempre più ermetico. Le ripetute deflagrazioni di “Pen Expers”, l’incedere precario di “Parhelic Triangle”, la melodia che esce gradualmente dal magma elettronico di “Eidetic Casein”, delineano i tratti di un’estetica fortemente intima e personale.
Il materiale contenuto nell’EP “Gantz Graf” (Warp, 2002) si esprime attraverso un noise acuminato (“Gantz Graf”), accompagnato da vagiti glitch (“Dial”), a tratti caotico e umorale (“Cap.IV”).
E’ l’idea di un suono crepuscolare e sempre più chiuso in se stesso quella che porta alla genesi di “Draft 7.30” (Warp, 2003), album che apre con l’ossessiva smania percussiva di “Xylin Room” e prosegue con la spigolosa ragnatela IDM di “61e.CR”. “Surripere”, in 11 minuti e 23 secondi che culminano in un groviglio ritmico – rumoristico, ben rappresenta l’eterogeneità che caratterizza le composizioni degli Autechre negli anni ‘2000. “P:Ntill” e “Reinform Puls” suonano liquide e meccaniche.
“Untitled” (Warp, 2005) incarna il carattere dell’ultima fase produttiva dei due inglesi. Apparentemente poco ispirato, vive di attesa e aspettative concentrate in un album di 8 tracce che appaiono poco coese tra loro. “Lcc” si evolve fino a sfociare in una sovrapposizione di tempi, aprendo le porte di un microcosmo fatto di beats che piovono in maniera sconclusionata (“Ispacial Section”), incrostazioni sonore (“Augmatic Disport”, “Iera”) e incompiuti assalti drill (“Fermium”).
“Quaristice” (Warp, 2008), atteso come possibile nuovo momento del riscatto, finisce per non entusiasmare. Manca totalmente dello slancio innovativo che, ormai da qualche anno, sarebbe lecito aspettarsi da due autorevoli esponenti dell’avanguardia warpiana dei primi ’90. Grandinate digitali (“plyPhon”, “Tankakern”), marcette metalliche tardivamente analordiane (“The Pic”) e fugaci pennellate di orgoglio rumoristico (“Perlence”) compongono il nerbo della prima parte di un album che, contando 20 tracce, include necessariamente fin troppi brevi episodi di passaggio. Per il resto possiamo trovare sterili giochetti ritmici (“Steels”), discreti numeri vicini al mood di “Tri Repetae” (“Rale”), gravi orizzonti ambient (“Notwo") e un paio di piacevoli episodi esattamente a metà strada tra lo stile “Brain Dance” della Rephlex e quello del compagno di label Squarepusher (“bnc Castl”, “chench 9”), oltre a piacevoli piccoli assaggi delle origini che si perdono nel caos (“Simmm”).
Intrapresa, anche se con qualche tentativo di marcia indietro nell’ultimo “Quaristice”, la via della chiusura verso l’ascoltatore, il suono degli Autechre sembra ormai soddisfare fino in fondo solamente le smanie di sperimentazione degli autori. Quella che emerge dagli ultimi due album non è esattamente l’attestazione di una mancanza di idee, bensì l’incapacità di tradurre la sostanza, che comunque a tratti si manifesta, in un linguaggio comprensibile per l’ascoltatore. Distanti tra loro, un gioiello IDM come “Bike” (“Incunabula”) e una composizione nevrotica come “Perlence” (“Quaristice”), rappresentano gli estremi di una linea che lungo il proprio percorso incontra classici dell’elettronica (“Incunabula”, “Tri Repetae”), esperimenti ben riusciti (“Anti EP”, “Amber”, “Avil Vapre Ep”, “LP5”), album estremamente ostici (“Chiastic Slide”, “Confield”, “Draft 7:30”) e lavori incompiuti (“Untitled”, “Quaristice”).
La sensazione è che, nel contesto attuale, l’opera complessiva della coppia Booth - Brown, esprima la propria incisività più per quanto sia stata capace in passato di segnare, influenzare ed ispirare la scena elettronica, che per quanto sia ancora oggi in grado di produrre, in proprio, lavori capaci di coniugare con equilibrio avanguardia, sperimentazione, compiutezza e fruibilità.
Tutto questo in attesa di sviluppi futuri.
Discografia Autechre
Album:
Incunabula (Warp, 1993)
Amber (Warp, 1994)
Tri Repetae (Warp, 1995)
Chiastic Slide (Warp, 1997)
Radio (solamente promo, Warp, 1997)
LP5 (Warp, 1998)
Confield (Warp, 2001)
Draft 7.30 (Warp, 2003)
Untitled (Warp, 2005)
Quaristice (Warp, 2008)
EP:
Cavity Job (Hardbore Records, 1991)
Basscadet (Warp, 1994)
Anti EP (Warp, 1994)
Garbage (Warp, 1995)
Anvil Vapre (Warp, 1995)
Envane (Warp, 1997)
Cichlisuite (Warp, 1997)
Peel Session (Warp, 1999)
EP7 (Warp, 1999)
Peel Session 2 (Warp, 2001)
Gantz Graf (Warp, 2002)
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Link in giro per MusiKàl!:
Kraftwerk - Tour De France Soundtracks
Kraftwerk - Trans-Europe Express
AFX - Chosen Lords
Boards Of Canada - The Campfire Headphase
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Autechre sul web:
Autechre sul sito della Warp
Autechre su Myspace
(26 marzo 2008)
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