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Sound & Vision
Palazzo della Penna, Perugia - 29 aprile - 25 giugno
Una mostra di approfondimento sulla storia dei rapporti tra musica ed arti visive. In esposizione diverse copertine d'artista, opere ispirate da un background musicale, videoclip, videoarte, testimonianze di una contaminazione che attraversa il tempo e le anime di queste due discipline.


di Annalisa Califano

Sabato 29 aprile si è inaugurata a Perugia, nell'affollatissima cornice di Palazzo della Penna, "Sound & Vision", una mostra che ha lo scopo di indagare i biunivoci rapporti fra musica ed arti visive. Il curatore Luca Beatrice volge lo sguardo verso un macrocosmo multiforme, variegato e trasversale a diverse discipline, sposando la tesi della completa fusione tra cultura "alta" e "bassa". Concetto questo che a partire dalla seconda metà del Novecento si è via via consolidato, sfatando diversi pregiudizi e diffidenze e finendo per evidenziare un mutamento culturale-antropologico di grande portata. Il percorso espositivo prende le mosse dall'anno di grazia 1967 e conduce attraverso quattro decenni, quattro stagioni musicali ed artistiche ben distinte nelle loro peculiarità, ma che si tramandano una comune eredità, quella dell'aspirazione all'opera d'arte totale, allo sconfinamento disciplinare come metodo e veicolo di un'urgenza espressiva che vuole trascendere le categorie e i generi per dichiarare la propria eteronomia.

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In principio fu la Pop Art. Non solo essa ha concretizzato (massificato) le rivoluzionarie teorie delle avanguardie artistiche dei primi decenni dello scorso secolo (dadaismo in testa), ma le ha fatte reagire con gli sviluppi economici e mass-mediali di un mondo in profonda evoluzione e ha catalizzato gli impulsi culturali di un'epoca. Una figura imprescindibile è Andy Warhol, egli ha saputo costituire attorno a sé ed alla sua Factory un crocevia di talenti e favorire programmaticamente quello scambio di esperienze ed esperimenti dal quale fuoriuscirono tra gli altri, com'è noto, i Velvet Underground (rappresentati in mostra dalla famosa copertina "con la banana" - fig. 1 - e con un ritratto fotografico di Lou Reed scattato da Timothy Greenfield-Sanders). Non bisogna però dimenticare che la Pop Art nasce in realtà in Inghilterra con un collage di Richard Hamilton, lo stesso artista che realizzerà successivamente la copertina del "White Album" dei Beatles e che è presente in mostra con due opere dalla serie della "Swingeing London" che ritraggono Mick Jagger ed il gallerista Robert Fraser in manette (fig. 2). Un altro artista pop inglese che collaborerà con la band di John Lennon è Peter Blake che nel 1967 firma la copertina del celeberrimo "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band". Anche l'Italia ha il suo alfiere pop, Mario Schifano, autore tra l'altro di uno sperimentale album rock-prog-jazz in anticipo sui tempi ed intitolato "Dedicato a..." la cui copertina era ispirata alla serie "Tuttestelle" (fig. 3), ripresa in tempi recenti anche dai Julie's Haircut ("Stars Never Looked So Bright").

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Dalla Pop Art ci si inoltra nei territori del punk e dintorni di cui vengono presi in considerazione solo due esponenti, Patti Smith e David Byrne. Di quest'ultimo sono esposte due interessantissime e divertenti opere di anni recenti dal sapore decisamente dada-surrealista (fig. 4). Bizzarri assemblage di oggetti comuni che vengono umanizzati e sessualizzati e che ricordano da vicino opere quali "Il Grande Vetro" di Marcel Duchamp (1915-23). La parte più consistente di questa sezione è però dedicata a Patti Smith della quale vengono esposti alcuni ritratti fotografici. In particolare si evidenzia lo strettissimo rapporto di amicizia che ha legato la poetessa punk al fotografo Robert Mapplethorpe, nome di punta della comunità gay newyorkese di quegli anni, con la quale la Smith ha convissuto e probabilmente influenzato il lavoro indirizzandolo sui temi del corpo e della sessualità e che per lei firma tre copertine (figg. 5 e 6).

Questo introduce ad un'altra sezione della mostra dedicata ai rapporti tra artista e musa dove la distinzione tra i due ruoli va in realtà assottigliandosi; vengono riportati due casi eccellenti, quello storico di John Lennon e Yoko Ono (presente con un'opera e due copertine) e quello recente di Bjork e Matthew Barney. Due universi eccentrici che conflagrano e si fecondano vicendevolmente, in cui la musicista firma la colonna sonora ed interpreta uno dei film del noto videoartista (fig. 7).

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Si rientra poi nell'alveo della storia soffermandosi su di un periodo cruciale per i rapporti tra arte e musica, quello dei primi anni Ottanta, della new wave e dell'underground newyorkese in cui si elabora un nuovo fare artistico che una volta per tutte annulla la distanza tra cultura ufficiale e popolare. Gli impulsi vengono dal basso, dalla strada. Il graffitismo, come una nuova forma di espressionismo, entra nelle gallerie che divengono il punto di incontro di una generazione di "creativi" che passano con disinvoltura dalla pittura, al video, alla performance, al cinema, alla fotografia. Si trovano in questa sezione opere e copertine di Jean-Michel Basquiat (per The Offs, fig. 8), Keith Haring (per Malcom McLaren e Sylvester, fig. 9), del fotografo e regista Edo Bertoglio (per la band giapponese dei Plastics ed il video documentario "Downtown 81") e del pittore Robert Longo (per Glenn Branca).

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Un capitolo speciale viene successivamente dedicato ai Sonic Youth, formazione che ha guardato in modo particolare al mondo dell'arte pur conservando nella musica un approccio del tutto anti-intellettualistico. Kim Gordon proviene infatti da una formazione artistica, ha studiato al college Cal Arts di Valencia, California, con Tony Oursler (in seguito anche suo compagno e presente in mostra con alcuni video) e Mike Kelley (che firmerà la copertina di "Dirty", fig. 10) ed ha gestito uno spazio espositivo a Soho. Per loro viene rispolverata l'etichetta di Art Rock. Altre collaborazioni importanti per la band sempre orientata verso artisti che indagano con lucidità, ironia e spietatezza la società americana, sono quelle col regista Richard Kern (copertina di "Evol") e con Raymond Pettibon (figg. 11 e 12), noto per il suo sodalizio artistico con i Black Fag e la SST Records.

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Tra gli anni Ottanta e Novanta la fotografia di moda assume una fisionomia propria ed entra dalla porta principale nel mondo dell'arte. I protagonisti agli estremi opposti di questo genere sono stati identificati in Anton Corbijn e David LaChapelle. Dove il primo privilegia ritratti intimistici e psicologici delle rock star con le quali ha intrecciato una collaborazione duratura (Depeche Mode e U2 su tutti, per i quali ha realizzato copertine e videoclip, figg. 13 e 14), il secondo ammanta i soggetti di un glamour ultrapatinato, eccessivo ed ironico che rende inconfondibile il suo stile ed indimenticabili i suoi ritratti (presenti in mostra due opere dedicate a David Bowie e Shakira, fig. 15).

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Naturalmente non manca una sezione dedicata al videoclip, il nuovo linguaggio che ha rivoluzionato le strategie di comunicazione commerciale ed artistica della musica. Sono state selezionate le videografie di due registi tra i più importanti del panorama internazionale: l'italo-canadese Floria Sigismondi che porta sullo schermo incubi gotici e postatomici che flirtano con il surrealismo ed un certo citazionismo (arcinoti i suoi lavori per Marilyn Manson, Bowie (in cui si avvale della collaborazione di Tony Oursler), Incubus e Sigur Ros, figg. 16 e 17) e Chris Cunningham che si è ritagliato un posto di un certo rilievo nei luoghi deputati all'arte (ha partecipato alla Biennale di Venezia con alcuni video) e che è anch'egli affascinato dalla valicazione dei limiti del corpo, dal suo rapporto con la tecnologia in chiave malata, ma tutto sommato ironica (le reazioni contrapposte che suscita la visione dei suoi video più famosi per Aphex Twin, figg. 18 e 19).

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Gli anni Novanta ed il primo scorcio del nuovo millenio testimoniano di una scena frammentata e multiforme, la parola d'ordine resta crossover. Di tante collaborazioni si ricordano quelle tra Beck ed il pittore losangelino Manuel Ocampo ("Odelay") o Marcel Dzama ("Guero", fig. 20), tra l'artista pop Yoshimoto Nara e i Fantômas ("Suspended Animation"), tra Maximilan Hecker e la pittrice Liisa Lounila ("Infinite Love Songs", "Lady Sleep"), i Rage Against the Machine che riprendono Robert Indiana ("Renegades" fig. 21), gli affascinanti e trasognati disegni del cantautore folk Devendra Banhart (fig. 22). Presenti inoltre molte opere di giovani videoartisti tra i quali Nico Vascellari, Joan Morey e Carsten Nicolai.

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Infine una sezione speciale viene dedicata al panorama italiano che ospita tra gli altri opere di Giacomo Costa (per Marco Parente, fig. 23), Marco Lodola (per i Timoria), Luigi Ghirri (per i CCCP), Andrea Chiesi (per i CSI), Occhiomagico (per Garbo e Matia Bazar), Venera Kastrati (per i Circo Fantasma), Robert Gligorov (per i Bluvertigo, fig. 24) e Daniele Galliano (per i Marlene Kuntz, fig. 25), ovvero opere originali riprese o pensate su misura per relative copertine di album; oltre a ciò alcune opere quali quella di Maurizio Vetrugno, che tesse su tela le copertine di celebri dischi, e l'installazione di Federica Perazzoli + Daniele Innamorato, un omaggio al rock'n'roll e all'estetica del do-it-yourself

In conclusione, "Sound & Vision" riassume ottimamente la storia delle contaminazioni tra musica ed arti visive, racchiude diversi interessanti spunti di riflessione e rappresenta quindi un buon punto di partenza per chi voglia avvicinarsi a questo argomento. Per quanto riguarda l'allestimento va però annotato che la chiarezza e la didatticità del percorso espositivo vengono un po' penalizzate dall'insufficienza di pannelli esplicativi che non chiariscono la scelta di determinate opere ed il loro collegamento col mondo della musica, mentre un approccio più multimediale forse non avrebbe guastato a dare il giusto risalto ai linguaggi del videoclip e della videoarte (confinati ad un solo monitor). Comunque sia, una mostra di indubbio interesse e valore consigliata ad un pubblico di appassionati sia di musica che di arte.

16 giugno 2006

 

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LINK SUL WEB

Sound & Vision
sito ufficiale della mostra di Perugia, che prosegue fino al 25 giugno

 




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