La scena indipendente dei primi anni ’80
negli USA non può assolutamente prescindere
da due nomi: i Sonic
Youth di Thurston Moore e Kim Gordon e gli
Husker Du. Quest’ultima band, composta da
Bob Mould, Greg Norton e Grant Hart, irrompe sulla
scena statunitense con una furia devastante e
nel 1984 dà alle stampe il suo capolavoro.
“Zen Arcade” si apre sulla nevrosi
frenetica e scatenante di “Something I Learned
Today”, che dimostra in pieno l’urgenza
punk alla base del progetto musicale. I ritmi
convulsi e la durezza dell’impatto, insieme
all’attitudine innata per la melodia permettono
un’immediatezza che agli altri esponenti
della SST - casa di produzione creata da Henry
Rollins dei Black Flag e ospitante tra gli altri
gente come Sonic Youth e Bad Brains - è
totalmente estranea.
Anche se rispetto a quello che porterà
il futuro, con i suoni ammorbiditi di “Candy
Apple Grey” e “Warehouse: Songs &
Stories”, qui il tutto gravita ancora all’interno
dell’ambiente Hardcore californiano, lo
stesso dei già citati Black Flag, dei Germs
e dei Circle Jerks, si nota già l’apertura
verso ipotesi più prettamente pop. Ne è
un esempio palese la ballata acustica “Never
Talking to You Again”, a cui è stata
amputata del tutto la rabbia che altrove contraddistingue
l’approccio degli Husker Du. “Chartered
Trips” è una commistione perfetta
di punk e pop, come di lì a pochi anni
sperimenteranno a Boston i Pixies
di Black Francis, a loro volta saccheggiati a
più mani da tutti quei gruppi che agli
albori degli anni ’90 saranno gettati a
due mani nel calderone denominato “grunge”.
Nei ventitré brani che danno vita a quest’album
- all’epoca uscito su doppio vinile, caso
rapportabile nel panorama indipendente di quegli
anni al monumentale “Double
Nickels on the Dime” dei Minutemen -
c’è spazio per l’abuso di feedback
(“Dreams Reoccurring”), per il rumore
intriso di ironia (“Hare Krsna”),
per la commistione di hardcore e post-psichedelia
(“Beyond the Threshold”), per le sfrenate
cavalcate musicali (“I’ll Never Forget
You”), per digressioni che sposano new wave
e pop (“What’s Going On”), per
malinconici pezzi pianistici (“Monday Will
Never Be the Same”). Anche se al di sopra
di tutto forse continua a risplendere la luccicante
perla “Standing By the Sea”, brano
ondivago - e potrebbe essere altrimenti? -, spezzato,
dove l’hardcore raggiunge l’epica
e il mondo degli Husker Du si mostra in tutta
la sua grandezza. “One Step at a Time”
si propone come intermezzo straniante, anticipando
in parte le direttive strutturali che la band
prenderà da “Flip Your Wig”.
“Pink Turns to Blue” è, con
ogni probabilità, il brano che ogni gruppetto
“neo-punk” contemporaneo darebbe un
braccio per poter comporre e che mostra ulteriormente
l’importanza musicale di Mould e compagnia.
Perché al di là dello splendore
in sé di questo lavoro - c’è
chi parla di suono poco curato, ma raramente come
qui l’essenzialità punk ha mostrato
la sua efficacia - “Zen Arcade” rimane
uno spartiacque nella storia della musica indipendente;
nel 1986 la band passerà alla Warner Bros
(dove già erano accasati i Jesus and Mary
Chains) dando il la alla conquista delle major
e della visibilità da parte dell’indipendenza
sonora - e sonica -. E sarà, almeno al
principio, una vera e propria rivoluzione. Come
ogni figura apripista la fine sarà poi
vicina, datata 1988, ma il nome degli Husker Du
è e rimarrà nella storia della musica.
Scritto a caratteri indelebili.
collegamenti su MusiKàl!
Sonic Youth - la Kalporzgrafia
Pixies - la Kalporzgrafia
Minutemen - Double
Nickels On The Dime
Jesus And Mary Chain - Psychocandy
Bob Mould - Body
Of Song