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YUPPIE FLU + OFFLAGA DISCO PAX - Concerto al Calamita di Cavriago (RE) (14 febbraio 2004)

di Daniele Paletta

Questo � un concerto di "Live in Kalporz!" - Clicca per vedere il programma dei sabati kalporziani al Calamita di Cavriago (RE)Tre promesse mantenute. La prima (di cui a voi importer� poco): un altro San Valentino passato in acida singletudine, o zitellaggio, che dire si voglia. La seconda (e veniamo alla musica): gli Offlaga Disco Pax, alla seconda apparizione sul palco del "Calamita" dopo aver aperto la data dei Baustelle. L'ultima: gli Yuppie Flu, ormai lanciati verso lidi di notoriet� superiore, eccellenti musicalmente ma ancora non eccelsi nell'impatto emotivo sul palco.

Tralasciamo il primo punto (ho solo 3000 caratteri da riempire, e forse l'argomento non � cos� attinente al concerto), e veniamo al secondo. Degli Offlaga Disco Pax confermo quello che gi� ho scritto: mi sembrano uno dei pochi gruppi spalla che ho visto a portare avanti un discorso davvero personale, pur con influenze evidenti. Scriver� una frase che odio, ma che per una volta � vera: stavolta � mancato l'effetto sorpresa per le loro canzoni (oltretutto non hanno presentato brani nuovi, e la scaletta era identica alla volta precedente), ma in fondo, che vuol dire? Erano, e restano, un gruppo da seguire con attenzione, nonostante siano ancora praticamente sconosciuti. Mi dicono che hanno appena finito di registrare un demo. Attendo sviluppi.

E veniamo al terzo punto. Il piatto forte della serata erano senza dubbio gli Yuppie Flu, finalmente liberi dalle etichette (come quella di "Pavement italiani") e arrivati a una maturazione musicale evidente, che ammalia radio (BBC) e personaggi di spicco (Thom Yorke, non uno qualunque!). L'attacco � piuttosto sorprendente: l'elettronica � lasciata quasi completamente da parte, sacrificata a favore di un impatto molto pi� rock, cos� come i brani pi� d'atmosfera di "The boat EP" (il pezzo da novanta della loro discografia) sono messi da parte in favore dei brani pi� movimentati di "At the zoo".

Gli arrangiamenti dal vivo non ne soffrono per niente, e le canzoni sembrano ricordare (ma sono solo pochi attimi) gli ultimi Radiohead nella fusione perfetta di beats e chitarre, come nella bella "Eyes of dazzling bright" o in "Silverdeer"; "Spring to downcomers" � il brano che pi� si stacca dalla versione ufficiale, dato che rifiuta quasi totalmente gli inserti elettronici.

Punto pi� alto della serata � il capolavoro "Drained by diamonds", suadente sogno tecnologico di tastiere ed archi, con la quale chiudono la prima parte del set. Il ritorno sul palco � breve e all'insegna del chitarrismo pi� puro, quasi ad anticipare le pieghe del prossimo disco, atteso per settembre, da loro stessi definito come "decisamente pi� rock".

Un livello musicale ottimo, che non corrisponde per� a una presenza scenica adeguata: sono migliorati anche qui, ma non abbastanza per coinvolgere un pubblico che applaude e gradisce molto, ma che reagisce piuttosto freddamente. Mai come ora questo appare un limite da superare, per gli Yuppie Flu. Probabilmente, � l'ultimo limite che gli rimane.


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17 febbraio 2004

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