
Tre
promesse mantenute. La prima (di cui a voi importerà
poco): un altro San Valentino passato in acida
singletudine, o zitellaggio, che dire si
voglia. La seconda (e veniamo alla musica): gli
Offlaga Disco Pax, alla seconda apparizione sul
palco del "Calamita" dopo aver aperto la data
dei Baustelle. L'ultima: gli Yuppie Flu, ormai
lanciati verso lidi di notorietà superiore, eccellenti
musicalmente ma ancora non eccelsi nell'impatto
emotivo sul palco.
Tralasciamo il primo punto (ho solo 3000 caratteri
da riempire, e forse l'argomento non è così attinente
al concerto), e veniamo al secondo. Degli Offlaga
Disco Pax confermo quello che già ho scritto:
mi sembrano uno dei pochi gruppi spalla che ho
visto a portare avanti un discorso davvero personale,
pur con influenze evidenti. Scriverò una frase
che odio, ma che per una volta è vera: stavolta
è mancato l'effetto sorpresa per le loro canzoni
(oltretutto non hanno presentato brani nuovi,
e la scaletta era identica alla volta precedente),
ma in fondo, che vuol dire? Erano, e restano,
un gruppo da seguire con attenzione, nonostante
siano ancora praticamente sconosciuti. Mi dicono
che hanno appena finito di registrare un demo.
Attendo sviluppi.
E veniamo al terzo punto. Il piatto forte della
serata erano senza dubbio gli Yuppie Flu, finalmente
liberi dalle etichette (come quella di "Pavement
italiani") e arrivati a una maturazione musicale
evidente, che ammalia radio (BBC) e personaggi
di spicco (Thom Yorke, non uno qualunque!). L'attacco
è piuttosto sorprendente: l'elettronica è lasciata
quasi completamente da parte, sacrificata a favore
di un impatto molto più rock, così come i brani
più d'atmosfera di "The boat EP" (il pezzo da
novanta della loro discografia) sono messi da
parte in favore dei brani più movimentati di "At
the zoo".
Gli arrangiamenti dal vivo non ne soffrono per
niente, e le canzoni sembrano ricordare (ma sono
solo pochi attimi) gli ultimi Radiohead
nella fusione perfetta di beats e chitarre, come
nella bella "Eyes of dazzling bright" o in "Silverdeer";
"Spring to downcomers" è il brano che più si stacca
dalla versione ufficiale, dato che rifiuta quasi
totalmente gli inserti elettronici.
Punto più alto della serata è il capolavoro "Drained
by diamonds", suadente sogno tecnologico di tastiere
ed archi, con la quale chiudono la prima parte
del set. Il ritorno sul palco è breve e all'insegna
del chitarrismo più puro, quasi ad anticipare
le pieghe del prossimo disco, atteso per settembre,
da loro stessi definito come "decisamente più
rock".
Un livello musicale ottimo, che non corrisponde
però a una presenza scenica adeguata: sono migliorati
anche qui, ma non abbastanza per coinvolgere un
pubblico che applaude e gradisce molto, ma che
reagisce piuttosto freddamente. Mai come ora questo
appare un limite da superare, per gli Yuppie Flu.
Probabilmente, è l'ultimo limite che gli rimane.
collegamenti su MusiKàl!
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Yuppie Flu - Days
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