Cosa succede quando Will Oldham spara fuori bersaglio,
come in "The
Brave and the Bold", o si prende una
meritata vacanza? Si cerca altrove un altro cantore
della melanconia capace di toccare le corde giuste
della folk-dolenza che tanto piace a noi ragazzini
depressi del secolo XXI. Uscito verso la fine
dell'anno scorso e mal pubblicizzato sulle nostrane
riviste, "You Win" degli Strugglers
(che altro non è che una sigla fittizia
dietro cui si cela Randy Bickford... un po' come
dire Smog, Songs:Ohia o Bright Eyes) potrebbe
essere il disco giusto al momento giusto. Intendiamoci:
slow/sad-core, sfuriate elettriche che rimandano
al Neil Young
dei primi settanta, voce nasale sgraziata, arrangiamenti
più curati di quanto si vorrebbe far intendere.
La solita pappa pronta per chi sguazza compiacente
nei mari della musica "spaesata" a Stelle
e Strisce. Ma questo terzo capitolo dimostra che
Bickford ci sa fare. Ha imparato la lezione dei
Padri (Johnny Cash, Bob
Dylan, anche un po' di Jackson Browne) e ha
atteso l'ispirazione migliore consumando i dischi
dei Fratelli Maggiori (Oldham, Molina, Callahan).
E potrà infine dirsi soddisfatto di aver
pubblicato un disco con tutti i crismi per non
passare inosservato, nonostante le istituzioni
facciano finta di niente e il mondo sembra aver
bisogno di altro. Ma anche se per queste cose
ormai ci ho fatto il callo. Questo è l'ennesimo
piccolo grande disco che fra qualche anno
ci ricorderemo in quattro: io, Bickford, la sua
ragazza e il promoter italiano. Qualcun altro
che vuole aggiungersi?
1.
The Rejection Letter
2. RAcing Down One Path
3. Being Shown Blues
4. The Dissapeared
5. Necrophilia
6. The Cascade Range
7. I Tried The Repair
8. Distant Demands
9. You Win