Non è del tutto chiaro quale possa essere l’obbiettivo
di questa seconda attesissima prova discografica
dei britannici Kaiser Chiefs. Riconfermare quel
che di buono si era detto nel precedente pluripremiato
“Employment” del
2005? Spingersi oltre, cercando di ampliare lo
spettro stilistico e formale della propria musica?
E’ molto difficile rispondere a queste domande.
Molto difficile e molto facile.
Infatti il suono dei “nuovi” Kaiser Chiefs, dopo
ripetuti ascolti, non appare molto mutato nella
sua sostanza e in quelli che sono i suoi caratteri
distintivi. Semmai c’è stata una piccola
e naturale evoluzione che può essere facilmente
colta nel piglio più vivace e movimentato
(rock’n’roll verrebbe quasi da dire) di quasi
tutte le composizioni incluse in questo “Yours
truly, angry mob”. Rispetto al passato risulta
molto più presente e determinante la chitarra
(sono numerosi infatti gli assoli, il più
delle volte puramente ornamentali e non molto
articolati), chitarra che va ad occupare quegli
spazi che nel lavoro del 2005 venivano spesso
e volentieri riempiti dalle tastiere. Un disco
molto elettrico e prestante, che trova nella canzone
“Ruby” (primo singolo estratto) un eloquente ed
esaustivo manifesto: strofe rivestite da una carrozzeria
seventies rombante e un ritornello piacevolmente
vintage che si diverte a impastare Rolling
Stones e Beach Boys. “The angry mob” mostra
in maniera piuttosto evidente i passi da gigante
compiuti dal gruppo dal punto di vista compositivo:
il pezzo abbina un consueto e ormai proverbiale
acume melodico di marca brit ad una struttura
molto ricca e fittamente ramificata, costruita
su continue variazioni di prospettiva che tendono
a stratificarsi l’una sull’altra fino alla deflagrazione
di hard-rock robotico del sorprendente finale.
Le successive “Highroyds” e “Heat dies down”,
pur se molto orecchiabili con le loro montagne
russe di chitarre spumeggianti e cori contagiosi,
pagano forse un dazio troppo salato a quella che
può essere considerata la maggiore fonte d’ispirazione
dei Kaiser Chiefs: i Blur
(con i quali condividono ora anche lo storico
produttore Stephen Street).
“Love’s not a competition (but I’m winning)”,
più pacatamente orientata verso le placide
e calde distese fiorite di Keane e Coldplay,
fa forse rimpiangere quell’indole scherzosa e
un po’ cazzeggiona che tanta importanza aveva
avuto nel disco precedente e che qui pare essersi
misteriosamente volatilizzata nel nulla. “Thank
you very much” imbocca un binario punk più
trafelato e nevrotico, ma è solo con “I
can do it without you” che si riassapora tutto
lo straordinario potenziale melodico dei Kaiser
Chiefs, all’apice della loro “inglesità”
e finalmente ritornano a sbocciare i gloriosi
“LaLaLa”, così decisivi e caratterizzanti
in passato nell’economia di scrittura di questo
gruppo. L’inarrestabile epopea glam di “My kind
of guy”, i continui scarti e sussulti della schitarrante
“Everything is average noeadays” con il suo fluido
e gratificante slalom powerpop e “Learnt my lesson
well” (molto bowiana nel disegno e nella struttura,
con tanto di sontuoso intro pianistico) offrono
in termini qualitativi gli episodi migliori e
più convincenti di questo disco (pur riciclando
intuizioni già ampiamente sfruttate nella produzione
passata). Le finali “Try your best” e “Retirement”,
piuttosto scialbe, non aggiungono invece molto
e non smentiscono, in positivo come in negativo,
le impressioni complessive.
Sono molti i limiti e le smagliature di questo
“Yours Truly, angry mob”, a voler essere pignoli.
Intendiamoci, il disco è pienamente sufficiente
e dilettevole (anche se orfano di un singolone
definitivo e trasversale) e non delude certo le
aspettative degli aficionados. Ma c’è forse
un problema fondamentale: il suo essere secondo,
il suo inevitabile arrivare “dopo”, che finisce
col togliere al gioco gran parte del divertimento
e dello stupore, in un panorama come quello attuale
capace di produrre gruppi e musiche come quelle
dei Kaiser Chiefs ad un ritmo medio di due o tre
a settimana. Insomma: un buon disco, uno dei tanti
buoni dischi che dimenticheremo fra qualche mese
e che forse riascolteremo per scrupolo e con una
certa svogliatezza quando verrà dato alle
stampe il suo successore (se mai uscirà).
collegamenti su MusiKàl!
Kaiser Chiefs - Employment
Rolling Stones - le
recensioni
Beach Boys - Pet
Sounds
Blur - la Kalporzgrafia
Keane - Hopes
And Fears
Coldplay - le
recensioni
David Bowie - Reality
David Bowie - Heathen
David Bowie - Low
David Bowie - Diamond
Dogs
David Bowie - The
Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders
from Mars