In una discografia così livellata verso
l'alto come quella del gruppo americano, è
assai difficoltoso stilare classifiche di merito
tra un album e l'altro. Senza dubbio, "Younger
than yesterday" fotografa uno dei punti più
alti della loro illustrissima carriera.
Pur avendo perso cammin facendo il carisma di
Gene Clark ed attraversando un periodo di tremende
lotte intestine che culmineranno nel divorzio
con Crosby, i Byrds scoprono al loro interno il
talento compositivo del bassista Chris Hillman,
il quale porta subito un contributo decisivo con
canzoni della portata di "Have you seen her
face" (immediatamente edita anche come single),
le country-western "Time between" e
"The girl with no name" (anticipatrici
di almeno due annetti del fenomeno country-rock
del quale "Sweetheart of the rodeo"
sarà un caposaldo storico), la splendida
e romantica "Thoughts and words".
In risposta a questo poker d'assi, le altre due
menti del gruppo tirano fuori dal cilindro le
loro meraviglie: McGuinn licenzia "So you
want to be a rock'n'roll star" (i fiati poderosi
di Hugh Masekela incontrano il suono cristallino
delle Rickenbacker) ed un altro space-rock dei
suoi ("C.T.A.-102"). David Crosby, a
mio avviso il vero genio puro quanto scostante
della band, regala le inarrivabili "Everybody's
been burned" e "Mind gardens".
La prima è una melodia dolcissima ed apparentemente
fragile, quasi impalpabile; la seconda è
un'allegoria atonale, anticipazione in piena regola
della fantastica stagione psichedelica che nei
gruppi della West Coast troverà terreno
fertile.
"Younger than yesterday" è un
vero classico, perfetto per capire dove si dirigerà
la maggiorparte del rock americano a cavallo dei
decenni Sessanta e Settanta e, comunque, uno straordinario
e vitale affresco d'epoca che pare aumentare il
suo valore ad ogni ascolto.
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