Fra i grandi misteri del nostro paese va sicuramente
annoverata la questione riguardo alla distribuzione
di Built To Spill. Quasi impossibile trovare i
loro dischi nei nostri negozi occupati da irrilevante
paccottiglia. E ad ogni uscita la cosa si fa più
pressante, ancor di più oggi, a cinque
anni dall’ottimo “Ancient
Melodies Of The Future”, che le nostre
orecchie godono letteralmente con “You In
Reverse”.
È incredibile il fatto che i Built To
Spill riescano ad essere riconoscibilissimi eppure
mai scontati, anzi sorprendenti. E tutto questo
con mezzi minimi. “Goin Against Your Mind”,
incredibile pezzo di apertura, non è altro
che due-accordi-due ripetuti fino alla nausea,
eppure è una di quelle pietre miliari che
in una discografia illuminata come la loro non
può che confermare l’idea di trovarsi
di fronte a uno dei migliori gruppi dell’ultimo
decennio.
Dalle malinconiche ballate (“Traces”)
fino ai veri colpi elettrici dritti al cuore (“Mess
With Time”) i Built To Spill imbastiscono
uno dei loro capolavori colmo delle melodie languide
di Doug Martsch e di quelle chitarre sempre in
odore del Neil
Young più acido (“Wherever You
Go”), in un compromesso fra le derive più
pop di “Keep It Like A Secret” (come
in “Conventional Wisdom”, l’unico
pezzo davvero radiofonico del lotto) e le digressioni
strumentali dell’enorme “Live”.
Ogni composizione dei Built To Spill, fatta eccezione
per “Saturday”, sembra più
lunga di quanto in realtà è per
la quantità di input che contiene, per
i ritmi ipnotici e gli strati di chitarre, numerosi
eppure mai fuori posto, e il grande impatto emotivo
che sfugge da ogni singola nota.
Nessuno dei dieci pezzi di questo “You
In Reverse” sa minimamente di superfluo.
Anzi, sembra tutto così perfetto che quasi
quasi, a mesi dalle onerose classifiche, si rischia
di trovarsi già fra le mani il disco dell’anno.
collegamenti su MusiKàl!
Built To Spill - Ancient
Melodies Of The Future
Neil Young - le
recensioni