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YO LA TENGO + JULIE'S HAIRCUT
Concerto al Nuovo Estragon (Bologna) (30 maggio 2006)
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"Quando guardo James, è come se mi guardassi allo specchio, e infatti anche lui non si è rasato la barba. Scusateci. Georgia invece è sempre bellissima, è lei il pilastro della band". In questa banale battuta di Ira Kaplan al pubblico bolognese c'è molto della storia ventennale degli Yo La Tengo: la loro aria scanzonata, l'affiatamento sul palco che rasenta la telepatia, la fiaba romantica dell'esplosivo Ira e della sua imperturbabile moglie batterista. Una leggenda dell'indie rock che da vent'anni viene gestita con la passione e la modestia di un piccolo negozio di famiglia, in cui anche stasera avremo la fortuna di entrare a sbirciare.

La serata viene aperta dai Julie's Haircut, davanti ad un Estragon ancora mezzo vuoto: ci pensa la band emiliana a riempirlo con i suoni spaziali dell'ultimo lavoro, “After Dark, My Sweet”, che nella dimensione live tendono a dilatarsi ancora di più, avvolgendo lo scarno ma attento uditorio. C'è tempo per la fugace ma benvenuta riapparizione di Laura Storchi, lontana dalla band in questi mesi per motivi personali, e per una ipnotica cover dei Can (a confermare le recenti infatuazioni per il kraut-rock), e le luci sono di nuovo accese nell'attesa degli Yo La Tengo.

I tre di Hoboken, New Jersey guadagnano il palco alla loro maniera, dritti sugli strumenti e senza proferire parola (ne avranno ampiamente occasione più tardi): James McNew si siede al rullante e Ira alle tastiere per una indiavolata versione di “Nuclear War” di Sun Ra, una botta di energia dissacrante che fa decollare il set e stabilisce le coordinate in cui si muovono gli Yo La Tengo: un eclettismo sonoro che li fa spaziare dai terremoti noise alle morbide ballate acustiche, passando per virate pop inaspettatamente sofisticate, con l'unico filo conduttore della voglia di suonare e divertire. Particolarmente votati all'eclettismo sembrano i nuovi brani, proposti durante la serata come anticipazioni dell'album in uscita a settembre, intitolato (e qui ci vorrebbe una ovazione) “I'm Not Afraid Of You And I Will Beat Your Ass”. Ci passano davanti frammenti di pop sghembo e al contempo leggero, che suonano come se Burt Bacharach fosse andato a trascorrere gli anni della pensione in un club underground di New York.

Nel prosieguo della serata gli Yo La Tengo attingono in maniera apparentemente casuale dal loro vasto repertorio, concedendosi brevi soste acustiche tra una rovente scarica elettrica e l'altra. Proprio quando è più caotica e rumorosa, la band ipnotizza con il suo perfetto sincronismo, in cui ognuno dei membri è la cuspide di un triangolo che delimita il magma sonoro: Ira, maglietta sdrucita e irresistibile faccia da Chico Marx, infierisce impietosamente sulle corde e sugli amplificatori, mentre la sagoma corpulenta e quasi ieratica di James si muove lentamente dietro di lui, passando dalle percussioni al basso alla chitarra. Georgia tiene le fila con il suo drumming preciso e lo sguardo dolce e distaccato.

Come al solito, nel bis gli Yo La Tengo non sanno resistere alle richieste del pubblico, che stavolta vuole “Tears Are In Your Eyes” (“L'abbiamo fatta anche l'altra sera, ma visto che hai speso i tuoi soldi per fare questo bel cartello, ti accontentiamo”), a cui segue una bizzarra versione di “You Can Have It All”. I boati del pubblico li portano fuori per il secondo bis, e loro ci regalano “Our Way To Fall”, la storia di come Ira incontrò Georgia. È la nostra fiaba della buonanotte.

collegamenti su MusiKàl!
Yo La Tengo - Prisoners of Love
Yo La Tengo - Summer Sun
Yo La Tengo - And Then Nothing Turned Itself Inside-Out
Yo La Tengo - Fakebook
Julie's Haircut - After Dark, My Sweet
Julie's Haircut - Concerto a Live in Kalporz - Calamita (RE)
Julie's Haircut
- Adult Situations
Julie's Haircut - Stars Never Looked So Bright

 



7 giugno 2006




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