"Quando guardo James, è come se mi
guardassi allo specchio, e infatti anche lui non
si è rasato la barba. Scusateci. Georgia
invece è sempre bellissima, è lei
il pilastro della band". In questa banale
battuta di Ira Kaplan al pubblico bolognese c'è
molto della storia ventennale degli Yo La Tengo:
la loro aria scanzonata, l'affiatamento sul palco
che rasenta la telepatia, la fiaba romantica dell'esplosivo
Ira e della sua imperturbabile moglie batterista.
Una leggenda dell'indie rock che da vent'anni
viene gestita con la passione e la modestia di
un piccolo negozio di famiglia, in cui anche stasera
avremo la fortuna di entrare a sbirciare.
La serata viene aperta dai Julie's Haircut, davanti
ad un Estragon ancora mezzo vuoto: ci pensa la
band emiliana a riempirlo con i suoni spaziali
dell'ultimo lavoro, “After
Dark, My Sweet”, che nella dimensione
live tendono a dilatarsi ancora di più,
avvolgendo lo scarno ma attento uditorio. C'è
tempo per la fugace ma benvenuta riapparizione
di Laura Storchi, lontana dalla band in questi
mesi per motivi personali, e per una ipnotica
cover dei Can (a confermare le recenti infatuazioni
per il kraut-rock), e le luci sono di nuovo accese
nell'attesa degli Yo La Tengo.
I tre di Hoboken, New Jersey guadagnano il palco
alla loro maniera, dritti sugli strumenti e senza
proferire parola (ne avranno ampiamente occasione
più tardi): James McNew si siede al rullante
e Ira alle tastiere per una indiavolata versione
di “Nuclear War” di Sun Ra, una botta
di energia dissacrante che fa decollare il set
e stabilisce le coordinate in cui si muovono gli
Yo La Tengo: un eclettismo sonoro che li fa spaziare
dai terremoti noise alle morbide ballate acustiche,
passando per virate pop inaspettatamente sofisticate,
con l'unico filo conduttore della voglia di suonare
e divertire. Particolarmente votati all'eclettismo
sembrano i nuovi brani, proposti durante la serata
come anticipazioni dell'album in uscita a settembre,
intitolato (e qui ci vorrebbe una ovazione) “I'm
Not Afraid Of You And I Will Beat Your Ass”.
Ci passano davanti frammenti di pop sghembo e
al contempo leggero, che suonano come se Burt
Bacharach fosse andato a trascorrere gli anni
della pensione in un club underground di New York.
Nel prosieguo della serata gli Yo La Tengo attingono
in maniera apparentemente casuale dal loro vasto
repertorio, concedendosi brevi soste acustiche
tra una rovente scarica elettrica e l'altra. Proprio
quando è più caotica e rumorosa,
la band ipnotizza con il suo perfetto sincronismo,
in cui ognuno dei membri è la cuspide di
un triangolo che delimita il magma sonoro: Ira,
maglietta sdrucita e irresistibile faccia da Chico
Marx, infierisce impietosamente sulle corde e
sugli amplificatori, mentre la sagoma corpulenta
e quasi ieratica di James si muove lentamente
dietro di lui, passando dalle percussioni al basso
alla chitarra. Georgia tiene le fila con il suo
drumming preciso e lo sguardo dolce e distaccato.
Come al solito, nel bis gli Yo La Tengo non sanno
resistere alle richieste del pubblico, che stavolta
vuole “Tears Are In Your Eyes” (“L'abbiamo
fatta anche l'altra sera, ma visto che hai speso
i tuoi soldi per fare questo bel cartello, ti
accontentiamo”), a cui segue una bizzarra
versione di “You Can Have It All”.
I boati del pubblico li portano fuori per il secondo
bis, e loro ci regalano “Our Way To Fall”,
la storia di come Ira incontrò Georgia.
È la nostra fiaba della buonanotte.
collegamenti su MusiKàl!
Yo La Tengo - Prisoners
of Love
Yo La Tengo - Summer
Sun
Yo La Tengo - And
Then Nothing Turned Itself Inside-Out
Yo La Tengo - Fakebook
Julie's Haircut - After
Dark, My Sweet
Julie's Haircut - Concerto
a Live in Kalporz - Calamita (RE)
Julie's Haircut - Adult
Situations
Julie's Haircut - Stars
Never Looked So Bright