E' un Dylan in versione riposata quello che vive
i primi anni '90: dopo l'uscita del mastodontico
bootleg suddiviso in tre cd ecco "Good As
I Been To You", album di cover interamente
acustico composto in gran parte da ballate folk
e da riprese madrigalesche (ballate rinascimentali).
Cresce dunque l'attesa per il nuovo lavoro del
menestrello dalla voce oramai invecchiata e impegnata
più a declamare e, di quando in quando,
a ruggire che a sprizzare rabbia e contestazione.
E "World Gone Wrong" non si discosta
dal suo predecessore: altro album interamente
composto da cover, altro album interamente acustico.
Ma se nel primo si notava l'urgenza di riappropriarsi
delle proprie radici culturali anglosassoni, qui
l'omaggio dei brani ripresi va al folk-blues statunitense,
come "Broke Down Engine", scritta da
quel Blind Willie McTell già protagonista
di un brano di Dylan.
Sono presenti ballate del repertorio di Tom Paley,
come "Jack-A-Roe", "Love Henry".
Dylan si adatta con grande mestiere e notevole
coinvolgimento a questi brani ruvidi, aspri, che
mostrano l'american way of life sotto varie sfaccettature,
a volte con fare nevrotico e ansiogeno ("Ragged
& Dirty", ripresa di un brano portato
alla ribalta da Willie Browns), a volte immaginando
spazi desertici e desolati, all'infinita ricerca
della pace (la straordinaria "Blood in My
Eyes"), quella pace che è sempre sul
punto di arrivare e non arriva mai.
Nello scritto che accompagna questo lavoro Dylan
dichiara di aver scoperto "Two Soldiers",
struggente e malinconica canzone di guerra, grazie
al consiglio di Jerry Garcia (Dylan divise il
palco di un mini tour con i Grateful Dead, sul
finire degli anni '80, arrivando anche a pubblicare
un album live, purtroppo curato con sciatteria
un'occasione sprecata).
In definitiva "World Gone Wrong" dimostra
come il periodo di maggior fulgore creativo sia
oramai perduto - lo dimostrano il susseguirsi
di album di cover e di album dal vivo -, lasciando
a questo incredibile cantautore solo alcuni, deliziosi,
colpi di coda, come "Oh Mercy" e "Time
Out of Mind".
E' un uomo in viaggio, Dylan, scivola via da
un palco all'altro, sera dopo sera, ininterrottamente
da anni. Le sue radici sono queste, qui raccolte
e cantate, e lui ce le regala. Un'operazione inutile?
Forse. Ma grazie, veramente.
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Bob Dylan - la
Kalporzgrafia