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CHARLATANS
Wonderland (Universal, 2001)
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di Alberto Verdelli scrivi un'email

Settimo album per i mancuniani Charlatans, nati sull'onda del fenomeno baggy di fine '80 e ormai approdati a ben altri lidi. Sempre apprezzati in patria, sia dalla critica che dal pubblico, che li proietta al primo posto delle charts ad ogni nuova uscita, i Charlatans sono invece seguiti in Italia (purtroppo!) ormai solo da un ristretto gruppo di fedelissimi.

Abbandonato ormai da almeno un paio di album il suono dell'organo hammond, vero e proprio perno delle loro prime produzioni, anche a causa della morte del tastierista Rob Collins, in questo nuovo lavoro i Charlatans superano anche le ballad chitarristiche (per lo più acustiche) che avevano abbracciato di recente e che avevano portato nel 1999 al fiacco e scontato "Us and us only". Cosa troviamo allora in "Wonderland"?

Prima di tutto la voce di Tim Burgess, che in molti brani adesso canta in falsetto, con effetti spiazzanti e talvolta un po'irritanti, mentre negli altri viene comunque filtrata. Poi un mix di black music: influenzati forse anche dalla loro nuova residenza a Los Angeles, i Charlatans inseriscono nel nuovo disco soul, funky (riattualizzando alla perfezione la lezione degli Happy Mondays, indimenticabili alfieri della scatenata Madchester di due decenni orsono) e r&b, con in più qualche accenno di elettronica, staccandosi da qualsiasi influenza britannica; tranne forse Mick Jagger, omaggiato da Burgess in chiusura della prima traccia "You're so pretty".

Possono ancora piacere a chi nel 1990 riempì il Rolling Stones di Milano per ballare "The only one I know"? Certo, perchè tutto viene fatto con molta classe, perchè il ritmo di molti pezzi è indubbiamente trascinante, e perchè tra i 10 brani si annida almeno un vero e proprio capolavoro, chiamato "And if I fall". Applausi quindi ad una band che ha saputo rinnovarsi intelligentemente senza mai svendersi, e che per questo è stata una delle poche ad aver attraversato indenne gli anni '90, ricchi di scene, mode e gruppi durati lo spazio di un mattino.


Recensioni collegate:
Mick Jagger - Goddess In The Doorway



28 gennaio 2002


Track list:

1. You're so pretty
2. Judas
3. Love is the key
4. A plan needs to be told
5. I just can't get over losing you
6. The bell and the butterfly
7. And if i fall
8. Wake up
9. Is it in you?
10. Ballad of the band



I commenti
 
dario 3 febbraio 2002
in effetti il disco è valido, però preferivo lo stile dei loro primi lavori. meglio comunque dei gruppi che sfornano dischi in fotocopia.


giuseppe rocca 28 gennaio 2002
Sicuramente è uno dei dischi che ho apprezzato di piu' nel 2001, anche se mi sconvolge un po' il fatto che siano i modelli dei Velvet (non Underground purtroppo!) e infatti la loro musica e' praticamente uguale!! La recensione di Alberto mi sembra molto azzeccata si capisce che almeno lui sa di cosa parla anche se e' intrisa di schemi e termini da redattori che scrivono senza neanche ascoltare i dischi.

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