Oltre il Vallo d’Adriano si sono ormai abituati
a confezionare solo musica di qualità, lasciando
agli odiati inglesi il teatrino delle continue
sfilate di next big things, il più delle volte
velocemente dimenticabili. La scena di Glasgow
ci regala invece, da oltre un decennio, produzioni
di livello mediamente elevato, trainata da formazioni
rinomate a livello mondiale. L’esordio in lunga
durata del quintetto guidato dai fratelli Chris
e Barry Deveney si rivela ricco di episodi di
notevole impatto per gli accurati arrangiamenti
e la varietà tematica (anche all’interno di una
stessa canzone). L’ingrediente principale è il
folk, sostenuto da una batteria che alza il ritmo
e lunghe trame di violino che rapiscono, al punto
che il tedioso NME li ha già definiti gli Arcade
Fire di Scozia... affermazione che va a svantaggio
dei nostri crociati di Sant’Andrea.
La open track "Ghost in the Gutter" si inquadra
subito in quest’estetica bohemian e soprattutto
epica, come testimonia la successiva "Pretty in
Panic" dove la violinista Laura Mc Farlane ispira
l’intero incedere. Colpisce la filastrocca di
"The Job Mr Kurtz Done", dove lo xilofono accompagna
la parlata scottish di Chris (non avete dimenticato
"Space Boy Dream" e la voce di Stuart David, vero?)
La vetta più alta si raggiunge però nella seguente
"Sister Sneaker, Sister Soul", sei minuti di estasi
in cui è racchiusa tutta la sensibilità del Nord
della Gran Bretagna: voce nostalgica, melodia
che trasporta dritti nelle Highlands, finale in
un crescendo maestoso di piatti e violino. Ma
la magia non finisce qui: accanto alla orientaleggiante
"When We Were Wolves", il folk più minimale di
"Wrongfully I Rested" e un finale dai toni più
smorzati e calmi ma non meno ispirati della conclusiva
"The Reputation of Ross Francis". Kilts, Bagpipes
and Beers, please.
collegamenti su MusiKàl!
Arcade Fire - Concerto
al Transilvania Live (Milano)
Arcade Fire - Funeral
Belle and Sebastian - la Kalporzgrafia