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Greenpeace

GENESIS
Wind And Wuthering (Charisma/Virgin, 1977)
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di Federico Olmi scrivi un'email

Genesis - Wind And Wuthering Un disco difficile da giudicare. Sotto molti punti di vista può essere definito 'epocale': non per le qualità intrinseche, ma per il suo ruolo, diciamo così, storico. Esso chiude sostanzialmente la gloriosa esperienza progressiva del gruppo, manifestando già tracce di quella che sarà l'ispirazione musicale futura.

Difficilmente i mutamenti artistici, così come quelli di altro genere, avvengono di colpo, da un giorno all'altro; esiste quasi sempre una zona, più o meno vasta, di passaggio, dove i caratteri della fase più antica si mescolano a quelli nuovi. Nel caso specifico questa zona è costituita in buona parte proprio dall'opera di cui stiamo parlando.

Certamente i patiti del progressive, e noi siamo fra quelli, non potranno fare a meno di considerare "Wind and Wuthering" quasi come l'ultimo album dei Genesis: la produzione seguente sarà sempre più, anno dopo anno, quella di un gruppo diverso, che di quello vecchio manterrà, incidentalmente, solo il nome. Sostanzialmente differente sarà anche il pubblico di riferimento. D'altra parte il '77 è anche l'anno dell'abbandono di Steve Hackett: questo è il suo ultimo album di studio con i Genesis.

Fatta questa premessa - ed evitando di farci prendere dalla tristezza - dobbiamo dire che non si tratta di un brutto disco. Senza dubbio è inferiore al precedente: sia per quanto riguarda la composizione strumentale, sia per quel che concerne il cantato. Appare complessivamente opera più stanca, meno fresca, senza l'inventiva di "A Trick of the Tail". Il canto di Collins è meno incisivo, più piatto. Eppure l'ascolto rimane piacevole. Il suono è dominato dalle tastiere, specialmente dai sintetizzatori: un suono talvolta un po' freddo e distante, metallico. "Eleventh Earl of Mar" è uno dei pezzi migliori, anche vocalmente: l'introduzione strumentale lenta e meditativa lascia il posto ad una parte mossa, dalla interessante sezione ritmica (attenzione al basso) , spezzata da un intermezzo più delicato. Ben riuscito anche il collegamento fra l'intermezzo e la ripresa. Il finale ripete, in modo efficace, l'introduzione.

"One for the Vine", il brano più lungo, racchiude in sé tutte le caratteristiche, i pregi e i difetti, dell'album. O, per meglio dire, ne esprime le due anime: quella progressiva, ancora primaria ma destinata all'esaurimento, e quella più decisamente pop, in piena espansione. L'oscillazione della musica fra l'una e l'altra non produce peraltro un effetto sgradevole. E l'apertura strumentale centrale, con quel repentino e così tipico mutare dell'andamento del pezzo, provoca un tuffo al cuore: non sarà un capolavoro assoluto, ma in questo contesto avaro di momenti realmente memorabili attira l'attenzione. Bello anche tutto il finale, dove l'ultima parola è lasciata al pianoforte solo, che suona quasi come un'epigrafe. Fin qui i pro. I contro vanno localizzati in certi passaggi vocali non proprio convincenti, zuccherosi e salottieri: come salottiero è del resto un po' tutto il disco.

Prendendo dunque "One for the Vine" come pietra di paragone, possiamo attribuire al versante pop dell'album "Your own special Way" e "Afterglow", brani che piaceranno soprattutto ai fans del Phil Collins più mieloso. Il primo in particolare costituisce uno dei punti più bassi dell'album: un banale e stucchevole ritornello, con terrificante coretto di vocine. Dopo un'epigrafe edificante, ecco un lugubre atto di nascita, che porta la firma di Mike Rutherford. Non c'è molto di che gioire nemmeno per l'incolore "Afterglow" e il suo insistito e fastidioso accompagnamento corale. Nettamente superiori sono invece "All in a Mouse's Night" e "Blood on the Rooftops". Quest'ultima è addirittura una sorpresa: il lungo assolo iniziale di chitarra acustica, da menestrello medioevale, giunge assolutamente inatteso in una trama prevalentemente elettrica e 'sintetica'.

Il buon Steve dimostra di non aver perso la mano e il tocco di fino, mentre la mente corre immediatamente ad "Horizons": sembra passato un secolo, ma sono solo cinque anni. Delle tre tracce interamente strumentali la migliore è "…in that quiet Earth" (che in realtà, come mostra anche il titolo, è la continuazione della precedente "Unquiet Slumbers for the Sleepers…"): da segnalare certe taglienti e vigorose chitarre alla King Crimson, inusuali per i Genesis. Una curiosità: può capitare di vedere datato "Wind and Wuthering" al 1976; questo perché è stato registrato nel dicembre di quell'anno: ma ciò che conta è il momento della pubblicazione.


Recensioni collegate
Genesis - la Kalporzgrafia


13 settembre 2001


Track list:


1. Eleventh Earl of Mar
2. One for the Vine
3. Your own special Way
4. Wot Gorilla?
5. All in a Mouse's Night
6. Blood on the Rooftops
7. Unquiet Slumbers for the Sleepers…
8. ...in that quiet Earth
9. Afterglow




I commenti
 
ziubelu
4 agosto 2002
Cosa dire....in me suscita emozioni indescrivibili.Forse perchè con "AftergloW" ho dei ricordi indimenticabili,visto che è stata la mia marcia nunziale.


daniele 02/08/02
2 agosto 2002
che posso dire di questo disco, intanto una sintetica prefazione,
le migliori opere di questo gruppo storico sono state determinate dalla
presenza di tutti e quattro dei componenti e questo album, insieme a "A
TRICK OF THE TAIL" hanno messo fine ad una musica ricercata e bellissima
qualitativamente superiore a quella che i GENESIS hanno prodotto
successivamente.



Sister
14 luglio 2002
Sicuramente più pretenzioso di Trick negli intenti e per stessa
ammissione di Tony Banks, risulta però anche più accessibile e melodico (più
"pop" secondo questa accezione).
I brani più importanti sono strutturati secondo il modello della mini-suite,
articolati in sottosezioni diverse, con gli inaspettati cambi di ritmo e
melodia che sembrano segnare un voluto ritorno ai tempi pre-The Lamb. Ma, se
l'impalcatura esterna vuole essere articolata e varia, la sostanza è invece
assai semplice e accessibile. Non a caso si tratta dell'album che piace
immediatamente a chi non ha familiarità con i Genesis "classici": non sono
necessari ripetuti ascolti per farsi incantare dalla malinconia maestosa di
Blood On The Rooftops o One For The Vine, brano, quest'ultimo, che contine
forse il momento più emozionante dell'intero album, a livello "epidermico" e
forse un po' superficiale, quando dopo le prime due strofe viene inserita la
modulazione, sul verso "Then one whose faith had died...." e il triste
paesaggio autunnale sembra aprirsi in una visione di ampi orizzonti. Ma
proprio nello stesso brano si coglie anche il limite di Wind And Wuthering,
non tanto per i passaggi "salottieri" quanto per l'inadeguatezza della
sezione centrale che, con il suo incedere da marcetta insulsa impallidisce
di fronte alle analoghe "esplosioni" strumentali dei tempi di Gabriel e
perfino dell'album fratello, A Trick Of The Tail che, in quanto a perizia e
inventiva strumentale, si situa molto al di sopra di questo lavoro.
Discorso analogo si potrebbe fare per All In A Mouse's Night, affaticata e
un po' ripetitiva quando vorrebbe essere più incalzante e ritmica, cioè
durante tutto lo sviluppo del brano, fino alla sezione di chiusura affidata
ai synth e alla chitarra di Hackett che, invece, riesce a ricreare un altro
dei momenti di notevole lirismo e maestosità.
Sicuramente ancora un album accettabile (l'ultimo purtroppo), ma in maniera
diversa rispetto a tutti i precedenti lavori: un disco per chi ama le
melodie dolci e carezzevoli, qui ancora di buona fattura. Ma chi ne è
rimasto conquistato al primo colpo non speri di ricevere impressioni
analoghe da un ascolto superficiale di uno qualsiasi dei dischi precedenti,
musica di ben altro spessore e complessità.


pietro gabriele
5 febbraio 2002
mi spiace ma non mi trovo affatto d'accordo con questa recensione!questo disco per me é nettamente superiore al precedente almeno per quanto riguarda la musica!le tracce 1 2 5 6 8 9 sono davvero bellissime!in a trick ne trovo belle a malapena tre...insomma a mio parere é il piu' bell'album del dopo gabriel


tito 17 gennaio 2002
La chitarra classica è una chitarra acustica, come qualsiasi chitarra non elettrica.


musicman 14 gennaio 2002
a parte il fatto che l'intro di blood on the rooftops è eseguito con una chitarra classica,COLLINS non la canta affatto male ed è la migliore dell'album. Le traccie 1 2 6 7 8 bastano per acquistare l'album.


DIEGO 28 ottobre 2001
Quando mi rinchiudevo nel salone di casa mia e ascoltavo i Genesis entravo in un`altra dimensione, avevo sensazioni cosi`forti che mi uscivano le lacrime dagli occhi, non ho provato mai piu` queste
sensazioni con nessun altro gruppo............peccato che sia tutto finito



maxmuccablu
22 ottobre 2001

Peggio di "A trick of rthe tail" sicuramente! Però in alcuni punti è addirittura meglio: insomma è un disco scostante. Si va da "Eleventh
Earl" e "One for the vine" (che per me è il pezzo migliore, non mi sembra
così pop...) alla prima vaccata della carriera Genesis, firmata Rutherford: "Your own special way". "Wot Gorilla" è riempitivo. Non si capisce perchè "Unquiet slumbers" sia stato diviso in 2 tracce nella
Definitive Edition CD. ??? Non ha alcun senso, ma già in "Lamb" "Fly on
the Windshield" e "Broadway Melody" erano state divise in maniera errata (e orrenda).Boh? Alla fine, Wind & Wuthering rimane un buon disco, se escludete in ascolto le tracce 3 e 4..



AntonioK
5 ottobre 2001
è stato il primo disco che ho sentito dopo l'abbandono di Gabriel e ne sono stato piacevolmente stupito.Certo se si eliminano Your own special way (canzone banale e insipida) e Wot gorilla?(inutile) l'album è molto
godibile.Eleventh Earl of Mar è sicuramente un capolavoro con un Tony Banks ad ottimi livelli. All in a mouse's night è una vera sorpresa:la voce di Collins quasi si tramuta in quella di Gabriel!Blood on the rooftops è la dimostrazione delle capacità di Steve Hackett purtroppo soffocate (anche se a mio avviso Phil la canta abbastanza male). Non sono affatto d'accordo con il giudizio su Afterglow che a mio avviso è molto profonda mentre concordo su One for the Vine,una canzone pop suonata in una maniera progressiva:indefinibile.



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