Thom Yorke ha un fratello che canta, e bene,
e ha fatto cose egregie con gli Unbelievable Truth.
Ma deve avere almeno un cugino. O un fratellastro.
Se non lui, chi potrebbe essere Ade Blackburn,
il cantante dei Clinic? Nel recensire “Winchester
Cathedral” non si può lasciar da
parte questa parentela vocale dei Clinic coi Radiohead
che, anche se già pacifica, si ripropone
drammaticamente nella sua ambivalenza. Sì
perché fa inconsciamente piacere ascoltare
qualcosa che sia vagamente yorkiano, ma a mente
fredda si verifica la sindrome degli Stone Temple
Pilots: presi in sé erano piacevolissimi,
ma ascoltati con un po’ più di scaltrezza
mostravano di essere composti perfettamente da
puzzle sonori presi dagli altri gruppi grunge
originali. E Ade Blackburn non fa nulla per allontanarsi
dal suo modello: il suo cantato diventa ancora
più libero e sbiascicato mentre la musica
si fa più psichedelica. Elementi dei Radiohead.
Più precisamente “Winchester Cathedral”
è un album granitico nella sua monoliticità.
Tutti i pezzi sembrano una figlia (per rimanere
in tema di parentele) di “Harmony”
del precedente “Walking With Thee”:
stesso tempo cassa-charleston aperto, stesse timbriche
di organo, stessi riff ossessivi e ripetuti. Il
suono perde di pulizia, si sporca e si ingigantisce
a tal punto da credere quasi in una pecca di produzione.
Guardiamo le note di copertina: la produzione
è stata curata dagli stessi Clinic (assieme
a Ken Thomas) e perciò tutto è spiegato.
I produttori esistono perché servono.
Le canzoni, seppure si assomiglino tutte, non
sono male. Anzi, a chi piace il genere (lo definiamo
psyco-wave? boh…) e la matrice british dovrebbe
trovarle irresistibili. “Winchester Cathedral”
è uno di quei dischi compatti che non puoi
che ascoltare in blocco, di cui non ti ricordi
o ami una canzone in particolare: o hai una mezz’oretta
di tempo (dura trentasei minuti) o non lo ascolti.
Inutile quindi citare un pezzo piuttosto che un
altro, sarebbe un voler fare la recensioncina
compita della serie “E La Tal Canzone E’
Sicuramente Il Prossimo Singolo”.
E’ un album che piano piano ti entra dentro,
che inizi a custodire come un oggetto non bellissimo
ma strano e raro. Perché mentre lo ascolti
ti accorgi che ha approfondito un piccolissimo
meandro della musica, anche se appena lo poni
fuori dal lettore pensi che non ne ha esplorati
troppi altri. I Clinic devono crescere, sembra
che si siano beati a registrare incoscientemente
questo disco tutto d’un fiato senza preoccuparsi
di che cosa fare da grandi. Irresponsabili, ma
simpatici come uno scavezzacollo.
collegamenti su MusiKàl!
Radiohead - la Kalporzgrafia
Stone Temple Pilots - Shangri-La
Dee Da