Jeff Tweedy non è per niente la rock star che
uno si potrebbe aspettare. Indossa una camicia
con le maniche rimboccate e un paio di jeans,
semplice come si sperava di trovarlo ancora oggi.
Quando imbraccia la chitarra non sembra cambiato
granché dal ragazzo che suonava negli Uncle Tupelo,
lo stesso desiderio di ripercorrere le orme del
vecchio maestro Neil
Young.
I Wilco sono al suo fianco, due tastiere non
troppo appariscenti, basso, batteria e una chitarra
che affianca la sua. Un gruppo che suona due ore
filate senza perdersi troppo in chiacchiere e
senza risparmiarsi, dimostrando di essere nato
per esibirsi dal vivo.
A dispetto dei cambi di formazione e dei problemi
di salute di Tweedy, i sei musicisti che salgono
sul palco dell'Istituto San Bernardino dimostrano
un affiatamento sorprendente, ripercorrendo tutte
le sfaccettature del proprio suono, dall'ultimo
e complesso "A ghost is born" fino alle pagine
più tradizionali di inizio carriera. Non a caso
uno dei primi brani del concerto è una ballata
quieta come "Far Far Away" e a chiudere l'esibizione
il gruppo di Chicago offre un altro brano preso
da "Being There", la languida "The Lonely One".
Certo, il meglio i Wilco lo danno quando attingono
a "Yankee Hotel
Foxtrot", il loro capolavoro pubblicato due
anni fa. Ascoltare quella ballata intensa spruzzata
di soul intitolata "Jesus Etc." mette ancora i
brividi, e così fanno "I am Tring to break Your
Heart", "War On War", "Poor Places" e soprattutto
una versione piuttosto sostenuta di "I am the
Man Who Loves You".
In due ore i Wilco suonano meno raffinati e più
diretti, più propensi a ripercorrere suoni tradizionali
rispetto ai loro ultimi lavori in studio. Si guarda
spesso all'America di Gram Parson, "Blue Eyed
Soul", "Passenger Side" e "Sunken Treasure", ad
esempio. Non c'è solo questo però, perché c'è
spazio per mostrare il gusto per incantevoli melodie
di scuola Beatles
in "Theologians" e nella splendida "Hummingbird".
Oppure per offrire le ballate moderne e un po'
straniate di cui hanno riempito il loro ultimo
disco, "Muzzle of Bees" e "Handshake Drugs". Né
mancano i momenti più concitati, come "The Last
great" o "I'm a wheel", veloce e decisa come i
migliori Replacements.
Viene in mente allora quella dichiarazione in
cui Jeff Tweedy ricordava come i Wilco fossero
soprattutto un gruppo nato per suonare dal vivo.
Con energia e convinzione, tralasciando qualche
sfumatura per mostrare tutta l'energia della loro
musica.
collegamenti su MusiKàl!
Wilco - Yankee
Hotel Foxtrot
Neil Young - le
recensioni
Beatles - la Kalporzgrafia
The Replacements - Let
It Be