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THE WHO
Hyde Park Calling Festival (Londra) (2 luglio 2006)
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di Acid Rain (thesubstitutes.it) scrivi un'email

Il target mod sventola dai maxischermi, l’ululato della folla comincia a salire d’intensità, lo spazio tra un corpo e l’altro fra il pubblico si stringe sempre di più. Finché, alle 8 e 25, l’urlo si libera nell’aria: “Who! Who! Who! Who! Who!”. Pete Townshend e Roger Daltrey salgono sul palco, braccia alzate, a salutare i sessantamila spettatori con un lapidario “Hello Hyde Park” e subito attaccano le prime tiratissime note di “I can’t explain”. Sullo sfondo sfrecciano a cento all'ora le immagini dal film The kids are alright, frame in bianco e nero della Swinging London e spezzoni dall’epoca Maximum R’n’B. L’atmosfera è elettrizzante, il ritmo senza pause. Nemmeno il tempo di lasciar morire l’ultimo feedback che la chitarra di Townshend attacca il power chord dell’introduzione di “The Seeker”. Il pubblico salta, rimbalza, urla, bicchieri e bottiglie di birra cominciano a volare nell’aria: The Who sono tornati, e sono in forma smagliante.

La serata conclusiva dell’Hyde Park Calling Festival arriva dopo un lunghissimo weekend inaridito da un sole senza tregua, e arriva come una sorsata d’acqua freschissima dopo le performance, con luci ed ombre, di Roger Waters, Ocean Colour Scene, Zutons e Razorlight. A chiudere il festival sono loro, Roger Daltrey e Pete Townshend, impegnati a mantenere il marchio The Who all’altezza della propria leggenda. E la grande notizia è che la missione è compiuta. Trainati dalla ritrovata vena compositiva di Townshend, e con un nuovo album in uscita (ventiquattro anni dopo l’ultimo, deludente “It’s hard”), gli “Who2” regalano una performance di altissimo livello, sia dal punto di vista musicale, sia da quello fisico: Townshend salta, corre, balla, picchia le corde, alza il braccio nel celeberrimo “windmill”, insulta il pubblico come ai bei vecchi tempi e regala momenti di grande comicità nei suoi dialoghi con un altrettanto vigoroso Daltrey.

Dietro, la line up della band – Pino Palladino al basso, Simon Townshend alla chitarra, John Bundrick alle tastiere e Zak Starkey alla batteria si rivela assolutamente perfetta per il suo ruolo: potente, dinamica, precisa e... in secondo piano. L’unica nota amara della serata, dal punto di vista della performance, è l’assolo di Palladino su "My generation", che fa rimpiangere il vecchio John Entwistle. Mentre l’unica nuova composizione presentata nello show, “Mike Post Theme”, fa ben sperare: si tratta di un brano rock molto tirato, in linea con gli ultimi lavori del Townshend solista, tanto che non sarebbe stato fuori posto sul buon “Psychoderelict” del 1993. Non resta che attendere l’uscita del nuovo concept album “Wire and glass” per capire se gli Who sono di nuovo all’altezza della loro fama anche in studio.

L’atmosfera è talmente positiva che Townshend e Daltrey, tra un brano e l’altro, non si negano nemmeno il piacere di giocare con la loro leggendaria rivalità, mentre il chitarrista riesce anche nell’impresa di prendere in giro la sua sordità quando, imbracciata la chitarra acustica, è costretto a infilarsi un paio di cuffie e ad alzare i cursori del suo mixer personale per riuscire a sentirsi suonare. Mai visto un Townshend così aperto, almeno negli ultimi anni, e così pungente nelle stoccate. Nel presentare "Behind Blue Eyes" mostra metaforicamente il dito medio ai Limp Bizkit raccontando come “quella che stiamo per suonarvi è una canzone nostra. Quando l’abbiamo registrata pensavo che sarebbe stato difficile farne una versione migliore. Ho avuto la conferma che le cose stanno proprio così. Però voi potete comprare la nostra versione o quella dei Limp Bizkit, tanto i diritti d’autore vengono comunque a me”.

Dopo un’ora e quaranta di grande rock, culminato nel medley di "Tommy" che ha occupato quasi tutto il bis, gli Who salutano e se ne vanno. Sui maxischermi cominciano a scorrere le prossime date del tour e una voce informa che è possibile acquistare via internet il dvd “bootleg ufficiale” del concerto della serata e di ogni serata del tour europeo. La sgradevole sensazione di essere considerati “consumatori da spremere” si amplifica passando davanti allo stand del merchandising: il costo delle t-shirt si aggira sulle 30, 35 sterline; le spille viaggiano ad una sterlina l’una, mentre i poster difficilmente vengono via con meno di 25 pounds. Anche questo, in fondo, è un aspetto del rock’n’roll. Rispondo con un “no, thank you” all’addetto che mi offre il programma della serata per 10 sterline e mi incammino, in mezzo ad altri migliaia di fans stanchi, sporchi ed eccitati verso la fermata del bus. Le note di “Won’t get fooled again” ronzano ancora nelle orecchie. E sono il miglior ricordo che si possa portare a casa.

PLAYLIST:
I Can't Explain
The Seeker
Anyway Anyhow Anywhere
Who Are You
Bargain, Behind Blue Eyes
Real Good Looking Boy
Drowned
Mike Post Theme
Baba O'Riley
Love Reign O'er Me
The Kids Are Alright
My Generation
Won't Get Fooled Again
Substitute
Pinball Wizard
Amazing Journey
Sparks
See Me Feel Me

 

collegamenti su MusiKàl!
The Who - The Who Sell Out
Roger Waters - le recensioni
Limp Bizkit - le recensioni

 



5 luglio 2006




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