Il target mod sventola dai maxischermi, l’ululato
della folla comincia a salire d’intensità, lo
spazio tra un corpo e l’altro fra il pubblico
si stringe sempre di più. Finché, alle 8 e 25,
l’urlo si libera nell’aria: “Who! Who! Who! Who!
Who!”. Pete Townshend e Roger Daltrey salgono
sul palco, braccia alzate, a salutare i sessantamila
spettatori con un lapidario “Hello Hyde Park”
e subito attaccano le prime tiratissime note di
“I can’t explain”. Sullo sfondo sfrecciano a cento
all'ora le immagini dal film The kids are alright,
frame in bianco e nero della Swinging London e
spezzoni dall’epoca Maximum R’n’B. L’atmosfera
è elettrizzante, il ritmo senza pause. Nemmeno
il tempo di lasciar morire l’ultimo feedback che
la chitarra di Townshend attacca il power chord
dell’introduzione di “The Seeker”. Il pubblico
salta, rimbalza, urla, bicchieri e bottiglie di
birra cominciano a volare nell’aria: The Who sono
tornati, e sono in forma smagliante.
La serata conclusiva dell’Hyde Park Calling Festival
arriva dopo un lunghissimo weekend inaridito da
un sole senza tregua, e arriva come una sorsata
d’acqua freschissima dopo le performance, con
luci ed ombre, di Roger
Waters, Ocean Colour Scene, Zutons e Razorlight.
A chiudere il festival sono loro, Roger Daltrey
e Pete Townshend, impegnati a mantenere il marchio
The Who all’altezza della propria leggenda. E
la grande notizia è che la missione è compiuta.
Trainati dalla ritrovata vena compositiva di Townshend,
e con un nuovo album in uscita (ventiquattro anni
dopo l’ultimo, deludente “It’s hard”), gli “Who2”
regalano una performance di altissimo livello,
sia dal punto di vista musicale, sia da quello
fisico: Townshend salta, corre, balla, picchia
le corde, alza il braccio nel celeberrimo “windmill”,
insulta il pubblico come ai bei vecchi tempi e
regala momenti di grande comicità nei suoi dialoghi
con un altrettanto vigoroso Daltrey.
Dietro, la line up della band – Pino Palladino
al basso, Simon Townshend alla chitarra, John
Bundrick alle tastiere e Zak Starkey alla batteria
si rivela assolutamente perfetta per il suo ruolo:
potente, dinamica, precisa e... in secondo piano.
L’unica nota amara della serata, dal punto di
vista della performance, è l’assolo di Palladino
su "My generation", che fa rimpiangere il vecchio
John Entwistle. Mentre l’unica nuova composizione
presentata nello show, “Mike Post Theme”, fa ben
sperare: si tratta di un brano rock molto tirato,
in linea con gli ultimi lavori del Townshend solista,
tanto che non sarebbe stato fuori posto sul buon
“Psychoderelict” del 1993. Non resta che attendere
l’uscita del nuovo concept album “Wire and glass”
per capire se gli Who sono di nuovo all’altezza
della loro fama anche in studio.
L’atmosfera è talmente positiva che Townshend
e Daltrey, tra un brano e l’altro, non si negano
nemmeno il piacere di giocare con la loro leggendaria
rivalità, mentre il chitarrista riesce anche nell’impresa
di prendere in giro la sua sordità quando, imbracciata
la chitarra acustica, è costretto a infilarsi
un paio di cuffie e ad alzare i cursori del suo
mixer personale per riuscire a sentirsi suonare.
Mai visto un Townshend così aperto, almeno negli
ultimi anni, e così pungente nelle stoccate. Nel
presentare "Behind Blue Eyes" mostra metaforicamente
il dito medio ai Limp Bizkit raccontando come
“quella che stiamo per suonarvi è una canzone
nostra. Quando l’abbiamo registrata pensavo che
sarebbe stato difficile farne una versione migliore.
Ho avuto la conferma che le cose stanno proprio
così. Però voi potete comprare la nostra versione
o quella dei Limp Bizkit, tanto i diritti d’autore
vengono comunque a me”.
Dopo un’ora e quaranta di grande rock, culminato
nel medley di "Tommy" che ha occupato quasi
tutto il bis, gli Who salutano e se ne vanno.
Sui maxischermi cominciano a scorrere le prossime
date del tour e una voce informa che è possibile
acquistare via internet il dvd “bootleg ufficiale”
del concerto della serata e di ogni serata del
tour europeo. La sgradevole sensazione di essere
considerati “consumatori da spremere” si amplifica
passando davanti allo stand del merchandising:
il costo delle t-shirt si aggira sulle 30, 35
sterline; le spille viaggiano ad una sterlina
l’una, mentre i poster difficilmente vengono via
con meno di 25 pounds. Anche questo, in fondo,
è un aspetto del rock’n’roll. Rispondo con un
“no, thank you” all’addetto che mi offre il programma
della serata per 10 sterline e mi incammino, in
mezzo ad altri migliaia di fans stanchi, sporchi
ed eccitati verso la fermata del bus. Le note
di “Won’t get fooled again” ronzano ancora nelle
orecchie. E sono il miglior ricordo che si possa
portare a casa.
PLAYLIST:
I Can't Explain
The Seeker
Anyway Anyhow Anywhere
Who Are You
Bargain, Behind Blue Eyes
Real Good Looking Boy
Drowned
Mike Post Theme
Baba O'Riley
Love Reign O'er Me
The Kids Are Alright
My Generation
Won't Get Fooled Again
Substitute
Pinball Wizard
Amazing Journey
Sparks
See Me Feel Me
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