Hudson Bell suona la chitarra da quando ha 13
anni, suonava cover di Dylan
e blablabla... che palle vero? Tanto lo so che
non ve ne frega niente della vita di 'sto tipo
e proprio non capisco come queste inutili note
biografiche (faceva cover di Dylan, so what?)
possano togliere spazio alla musica. Musica che
invece toglie spazio al respiro quando al minuto
1:50 di "Slow Burn" entrano il basso,
la batteria e insieme deflagrano in una cavalcata
elettrica distorta da brividi. I Dinosaur Jr sotto
morfina, i Built to Spill all'apice della loro
introspezione, un Neil
Young tornato dagli inferi dei suoi anni '70
("Everybody Knows This Is Nowhere",
"Zuma"). Ed è tutto così.
Sette canzoni dal minutaggio esasperato, dall'incedere
lento e riflessivo - quasi downtempo, ma rido
solo al pensiero - e dalle sfuriate chitarristiche
che non rimandano totalmente a J Mascis solo perché
qui ci sono la metà della note solitamente
suonate dal guru capellone. Ne risulta un disco
quantomeno fantastico, che tocca le corde giuste
di chi aspettava da tempo un disco di indie-rock
con le chitarre così importanti e le atmosfere
così pregne di notte, maledizioni e fuochi
fatui che si alzano nei pulviscoli di polvere.
A volte spunta un Hammond ("The Falls"),
altre volte si è concisi e dinosaur
come non mai ("Seven Cities", contro-canti
da urlo e Wah-Wah in primo piano) e altre si è
impegnati a ricordare come certi suoni possano
scaldare l'anima con un solo banalissimo suonato
su una corda sola ("Sea Horse"). Cosa
volte che vi dica? Che vi cambierà la vita?
Che cambierà la musica? Assolutamente no.
Ma per quaranta minuti di estasi questo disco
è tra le cose migliori che ci siano.
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