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PAPA M
Whatever, Mortal (Domino/Drag City, 2001)
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recensione di M & R scrivi un'email


La musica indipendente americana degli ultimi dieci anni è piena di artisti che creano gruppi che non esistono e che in realtà sono soltanto nomi dietro cui nascondersi. Si inizia dagli Smog di Bill Callahan e dai Palace di Will Oldham e si prosegue incontrando via via Jason Molina e i Songs: Ohia o gli Sparklehorse di Mark Linkous o ancora Pedro the Lion di David Bazan. Uomini che si nascondono dietro una sigla e incidono i dischi più sconsolati, più profondi e sentiti della musica dei nostri giorni. Canzoni in cui affrontano a viso aperto i propri demoni e mettono a nudo le proprie paure.

Papa M è giusto un altro di questi nomi, quello dietro cui si cela David Pajo. Uno che ha una bella storia alle spalle, avendo fatto parte di due tra i gruppi più influenti degli ultimi tempi. Prima gli Slint del seminale "Spiderland", poi i Tortoise da cui è uscito dopo aver suonato il loro capolavoro "Millions now livng will never die". Ora ci sono i Papa M e la musica è diversa. "Whatever, Mortal" è un altro di quei dischi di cui si diceva prima, incisi con pochi mezzi e pochi strumenti eppure ricchi di passione e sofferenza. Non a caso il compagno di strada di Pajo è questa volta Will Oldham.

La vena poetica è la stessa, country scheletrico e spogliato di qualsiasi orpello. Restano solo qualche accenno di dolcezza, la splendida "Rose in the snow" e la tenera "Many Splendored Thing" o ancora la scarna "Purple Eyelid", dove le chitarre acustiche si intrecciano lievi accompagnate da qualche nota di piano. E restano un bel mucchio di storie da raccontare, di amori finiti male, di rimpianti da affrontare, di ritorni a casa. Cantilene da accompagnare con pochi strumenti e senza alcuna enfasi, melodie minime eppure intense, appena accennate, a cui affidare i propri sentimenti. Portano il titolo di "Over Jordan" o "Glad You're Here With Me" o di "Sorrow Reigns". Con una piccola intromissione delle chitarre elettriche che saturano l'aria in "Beloved Woman" e alcune sottili schegge strumentali aspre ed essenziali chiamate "Krusty" e "Tamu". Piccole deviazioni di forma più che di sostanza.

Perché il cuore del disco resta quello, ancorato a un piano desolato che accompagna l'addio di "The Lass of Roch Royal" o ai tetri ricordi di una compagna scomparsa di "The Unquiet Grave".

Recensioni collegate:
Sparklehorse - It's A Wonderful Life
Tortoise
- Standards



6 marzo 2002


Track list:

1. Over Jordan
2. Beloved Woman
3. Roses in the Snow
4. Sorrow Reigns
5. Krusty
6. The Lass of Roch Royal
7. Many Splendored Thing
8. Glad You're Here With Me
9. Tamu
10. Sabotage
11. Purple Eyelid
12. The Unquiet Grave
13. Northwest Passage



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