Archiviata la sigla Songs:Ohia, Jason Molina
torna a far parlare di sé con un gruppo:
i Magnolia Electric Co. Non che nel frattempo
sia rimasto con le mani in mani, è dell’anno
scorso infatti il bellissimo “Pyramid Electric
Co.”, lavoro uscito a suo nome che comprendeva
sette malinconiche ballate contraddistinte da
un lento incedere e un’atmosfera scarna
e mortifera. Anticipato da un live – “Trials
and Errors” – questo “What comes
after the blues” abbandona il sad-core del
passato per buttarsi anima e corpo nel rock americano
sulla scia del Neil
Young di “Tonight’s the night”.
La nuova vita di Molina si fonda su frammenti
folk che pagano un fortissimo dazio nei confronti
della tradizione, come ad esempio in "Hard
to love a man" e "The night shif lullaby"
e cavalcate elettriche che nel loro respiro di
retroguardia colpiscono per suggestione: "The
dark don’t hide it", "Leave the
city", "Give something else away every
day" sono esempi di canzone che, pur muovendosi
in una musica che qualcuno potrebbe non sopportare
in quanto ferma al 1975, riescono a comunicare
il sentimento di malinconia e dubbio che pervade
un sempre più incerto Molina.
Sicuramente si tratta di un lavoro molto più
aperto e luminoso rispetto agli esordi, ma siamo
ancora lontani dall’ottimismo – opzione
che il nostro sembra aver dimenticato in maniera
addirittura preoccupante – e non è
detto che sia un difetto, perché nonostante
la stagione in corso possa guidare con naturalezza
verso lidi spensierati e formazione decisamente
più disimpegnate, i brani di “What
comes after the blues” dimostrano un mondo
in continuo sviluppo, una personalità forte
ed ispirata e una musica che riesce ad essere
attuale e suggestiva nonostante tutte le caratteristiche
vintage che ricordano le volte in cui si
mette “Harvest”
sul piatto del giradischi. Assieme a “Cold
Roses” di Ryan Adams, tra i dischi classici
meglio riusciti di questo scorcio di anno.
collegamenti su MusiKàl!
Neil Young - le
recensioni
Ryan Adams and The Cardinals - Cold
Roses
Ryan Adams - Demolition