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JOHN WETTON
Concerto a Marmirolo (MN) (Teatro Comunale) (7 ottobre 2000)
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di Matteo Cavallari scrivi un'email

John Wetton - Concerto a Mantova

La storia del rock ci insegna che un ispirato talento a volte può creare una leggenda; quando il primo viene a mancare, rimane tutt'intorno una nebbia abbacinante che confonde e nasconde la tragica scomparsa. Questo è il sospetto che ci è sorto assistendo al concerto di John Wetton, nell'ambito della rassegna "Freequenze". Il cinquantunenne bassista-cantante più attivo degli anni '70 e '80 (Family, King Crimson, Roxy Music, Uriah Heep, UK, Asia, solo per nominarne alcuni) ha rivelato un certo affaticamento sul palco del piccolo ma non certo affollatissimo teatro di Marmirolo. A contribuire a quest'immagine di rockstar decadente ci si mette anche il piede ingessato di Wetton, il quale è così costretto a rimanere per tutto il concerto seduto su uno sgabello al centro del palco. Con ciò non vogliamo dire che da Wetton ci aspettassimo prestazioni funamboliche e coreografiche alla Ricky Martin (o alla Mick Jagger, volendo parlare di esemplari della medesima era glaciale); ciò che ci aspettavamo era forse una cura migliore nell'esecuzione di brani che, per bellezza e qualità (nonché per quella famosa "leggenda di cui si parlava all'inizio), richiedevano una precisione impeccabile. La scaletta, infatti, prevedeva un'incursione profonda nel repertorio dei King Crimson degli anni 73/74, più alcuni piacevoli fuori programma. Wetton non sempre si è rivelato all'altezza di se stesso; la sua voce in alcuni momenti stentava ad uscire con la potenza a cui eravamo abituati nei dischi, e molte canzoni sono state decorate da spiacevoli stecche e incertezze esecutive (l'acustica "The smile has left your eyes", vecchia hit degli Asia, in questa occasione ha conosciuto ardite e spiazzanti progressioni armoniche).

Paradossalmente, ciò che è risultato più convincente nell'arco dell’intera serata è stato il gruppo di supporto. I Moongarden, gruppo prog-rock di alto livello nel panorama italiano, ha affrontato il repertorio crimsoniano con il rispetto sacrale degli allievi cresciuti a pane e "progressive". Non solo hanno interpretato brani come "Red" o "In the Court of the Crimson King" con maestria e gusto indiscutibili, ma si sono lasciati trasportare in lunghe cavalcate di pura improvvisazione da Wetton, ovviamente avvezzo a questo tipo di situazioni. A rendere ancora più interessante questa compagine ha sicuramente contribuito la presenza di un secondo batterista (Riccardo Biancoli, stimatissimo musicista jazz, affiancato al batterista dei Moongarden, Massimiliano Sorrentini), e lo stick di Cristiano Roversi, strumento dalle illimitate possibilità sonore.

Il momento più alto della serata è sicuramente stato toccato con la conclusiva "Starless"; qui Wetton ha certamente dato il meglio di sé, non solo nelle parti vocali, ma anche nella lunga parte centrale, in cui ha diretto egregiamente la stroboscopica girandola di suoni sfociante nel toccante tema finale, in cui il chitarrista David Cremoni ha potuto dare sfogo al suo naturale e spiccato lirismo.

Possiamo dunque parlare di un concerto riuscito a metà; anzi, per quattro quinti, se vogliamo contare il numero dei musicisti. Certamente ci saremmo aspettati di più da Wetton. Ma, come per tutte le leggende, ci è bastato (ri)vivere il mito e dimenticare qualche umana troppo umana imperfezione.



10 ottobre 2000




I commenti
 
starless man 13 febbraio 2001

marmirolo/7-10-2000
La recensione che ho letto è piuttosto cattivella... sicuramente è ingenerosa.
John Wetton si è presentato sul palco debilitato da una situazione fisica che non permetteva la piena espressione della sua riconosciuta maestria vocale (cantare seduti, con un basso sulle spalle e un piede ingessato metterebbe a dura prova anche Van Morrison!!!).
Se a questo aggiungiamo che Wetton era visibilmente dolorante ( come ho potuto personalmente constatare parlando con l'artista) avrei gradito più comprensione per la situazione.
In ogni caso, seppur con tutti gli inconvenienti già evidenziati, Wetton ha regalato momenti di autentica magia, a conferma del fatto che quel famoso talento di cui parlava la recensione sarà sepolto dal peso degli anni, ma sotto sotto resta intatto e scintillante.

Francesco Losurdo

 

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