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BRUCE SPRINGSTEEN
We Shall Overcome - The Seeger Sessions (Columbia, 2006)
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di Hamilton Santià scrivi un'email

La musica americana è un grandissimo circolo vizioso e gira che ti rigira, un giorno o l'altro ti ritrovi a fare i conti con la tradizione. Ma non quella che adesso possiamo considerare come passata - Dylan, Neil Young, lo stesso Springsteen - ma quella dei veri "padri". Quella nata nelle campagne come elemento di divertimento (i minstrels) o come dardo di protesta. Quella che poi, tramite le dovute contaminazioni, è diventata colonna portante delle musica country e folk per poi assumere un ruolo cruciale grazie ai ragazzi con la chitarra degli anni '60. Ma tutto è cominciato da qui. Dalle canzoni di pubblico dominio conosciute come "traditionals". Righe tramandate oralmente che sono la prima vera bibbia di ogni cantastorie, le prime che si imparano a cantare e suonare. Un repertorio preziosissimo custodito in vecchissimi acetati e soggetto di recenti riscoperte come la monumentale "Anthology of American Folk Music".

Bruce Springsteen è solo l'ultimo di quella schiera di cantori pronti a sfidare la tradizione per appropriasene attraverso il proprio linguaggio. Prima di lui c'è stato Dylan, che cantava i tradizionali e le canzoni di Woody Guthrie in giro per il Village. E prima ancora quel Guthrie di cui tutti parlano ma di cui pochi conoscono l'arte. Su fino arrivare al vero e proprio messia della canzone tradizionale: Pete Seeger. Oggi Seeger è un arzillo vecchietto di 80 anni, ma lungo questo arco di tempo ha inciso in maniera pressoché fondamentale nella definizione dell'estetica della canzone popolare a stelle e strisce. Ed è dalle sue versioni di questi "classici" che Springsteen parte in questo viaggio di passione & omaggio verso le radici sue e di tutti quelli che prima di lui hanno deciso di imbracciare le chitarre perché "uccidevano i fascisti".

"We Shall Overcome - The Seeger Sessions" non è un lavoro da giudicare nell'ottica della carriera di Springsteen, ma va visto come un capitolo a sè stante. Questo non perché sia un disco di cover o perché al posto della E-Street Band suoni una banda che mescola country, bluegrass e cajun. Ma per la sua natura meramente antologica e per il suo carattere puramente fotografico. E' un disco che doveva uscire in questo momento e non poteva essere altrimenti. Nato come divertissement di qualche giorno e pubblicato senza ulteriori ritocchi in sede di montaggio, "We Shall Overcome" è il perfetto fermo-immagine in musica di un momento di profondo raccoglimento attorno al significato della canzone americana. Senza ulteriore premeditazione e senza malizia alcuna.

Le canzoni sono arrangiate per avvicinarsi il più possibile al pensiero di Springsteen. Un risultato raggiunto grazie all'enorme mestiere del capo-banda e l'incontenibile dose di passione che si avverte attraverso queste tredici canzoni. Canzoni che anche quando propongono un andamento musicale veloce da "ballo di paese" - "Old Dan Tucker", brano reso famoso del 1843 dai Virginia Minstrels; "O Mary Don't You Weep", inno della resistenza irlandese pubblicato addirittura nel 1815; "John Henry", sulla lotta tra l'uomo e la macchina nel primo '800 - mantengono la loro natura di protesta e denuncia. Senza la malizia dei giorni nostri o la retorica pacifista cara ai folker dal pugno chiuso facile, ma con l'ingenuità di chi guardava un paese che stava nascendo e cominciava a vedere le prime negative pieghe. Ne sono poi emblemi canzoni come "Erie Canal" - brano scritto nel 1905 da tal Thomas S. Allen - il gospel "Eyes On The Prize" e il pezzo forse più famoso del lotto: "We Shall Overcome". Brano accreditato ad autori come Guy Carawan, Frank Hamilton, Zilphia Orton e Pete Seeger, definito da Springsteen stesso come: "La più importante canzone di protesta di sempre. Cantata in ogni posto del mondo in cui c'è un uomo che lotta per la sua libertà". Qui resa come una lenta e dolente marcia verso una catarsi conclusiva che sembra un raggio di sole alla fine di un tunnel.

Un disco sorprendente. Nato vecchio e morto prima ancora della sua pubblicazione, ma sicuramente interessante. Sia come operazione filologica, sia come dimostrazione dell'eclettismo - pur all'interno del discorso tradizionale - di Springsteen. "We Shall Overcome - The Seeger Sessions" riesce nell'omaggiare le radici care alla "populare music" made in USA e il suo massimo esegeta Pete Seeger. E se riuscisse a fare conoscere, grazie al carisma inconfondibile della voce di chi le canta, un po' più del canzoniere su cui i folk-singer si sono fatti le ossa nei primi giorni della loro vita artistica, beh, sarà molto più che una semplice missione compiuta.

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Bob Dylan - la Kalporzgrafia
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Woody Guthrie - Dustbowl Ballads

 



8 maggio 2006


Track list:

1. Old Dan Tucker
2. Jesse James
3. Mrs. McGrath
4. O Mary Don't You Weep
5. John Henry
6. Erie Canal
7. Jacob's Ladder
8. My Oklahoma Home
9. Eyes On The Prize
10. Shenandoah
11. Pay Me My Money Down
12. We Shall Overcome
13. Froggie Went A Courtin'



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