Orfani più o meno tristi dei Libertines,
abbiamo subito fortunatamente per poco le lagne
dei Babyshambles di Pete Doherty e ora ci tocca
fare i conti l’altra metà artistica
dell’ex band presunta miracolo.
I Dirty Pretty Things sono quanto di più
vicino ci sia allo stile che aveva fatto il successo
della band madre: un cocktail a base di Jam, Clash,
e tutto quello che già avevamo trovato
alla radice di “Up
The Brackets”. Neanche l’accenno
di una sorpresa all’orizzonte, quindi.
Nonostante questo un minimo di classe si sente
sempre: Carl Barat ha la formula dell’orecchiabilità
a portata di mano ed una voce ben più ascoltabile
del farfugliamento del vecchio compare di ventura.
Cosicchè fra l’ottima apertura di
“Deadwood” e il singolo “Bang
Bang You’re Dead” si possono trovare
i numeri per un ascolto, se non memorabile, almeno
piacevole e a tratti addirittura coinvolgente.
Nessuno qui se lo aspettava, eppure fra intrecci
di chitarre che ricordano gli Strokes più
semplici e qualche ritmo in levare (“Gentry
Cove”, una delle migliori) la prima metà
del disco funziona eccome. Niente di che, eppure
si lascia ascoltare, si tiene il ritmo col piede
e magari si ballonzola sulla sedia.
Peccato però che la fantasia non sia davvero
di casa e che il disco (che in tutto dura mezz’ora,
quindi..) si concluda con una sequela di inutili
riempitivi in una seconda metà ben più
scialba del dovuto, al punto che la forma migliore
forse sarebbe stata quella di un ep di sei o sette
pezzi. Perché in fondo il disco non è
mica brutto, sia chiaro. Peccato soltanto che
la non-bruttezza non sia un criterio decente per
l’acquisto.
collegamenti su MusiKàl!
Babyshambles - Down
In Albion
The Libertines - Up
The Bracket
The Clash - London
Calling
Jam - All Mod
Cons
Strokes - First
Impressions Of Earth
Strokes - Room
On Fire
Strokes - Is This
It