Mike Scott rientra in quella categoria di musicisti
geniali che ha raggiunto da tempo l'apice artistico
per poi ridiscendere la china con lavori non particolarmente
memorabili. E' perciò normale che un suo
concerto sia incentrato soprattutto sul vecchio
materiale, quello degli "anni d'oro",
anche se questo tour acustico con l'ottimo pianista
Richard Naiff e lo "storico" violinista
Steve Wickham dovrebbe essere di promozione per
il nuovo album "Universal Hall", non
ancora uscito.
In effetti, il concerto si apre proprio con tre
pezzi del nuovo lavoro, quasi un riscaldamento
per poi scivolare inesorabilmente verso il repertorio
storico, ideale per mandare in visibilio un sorprendentemente
folto pubblico di "aficionados" trenta/quarantenni.
Mike Scott applica alla chitarra acustica lo stile
percussivo che ha sempre applicato al pianoforte,
strumento lasciato al ben più tecnico e
non meno folle Richard Naiff. Insieme formano
una sezione ritmica che non fa rimpiangere basso
e batteria in pezzi tirati come "A Life of
Sundays" o la parte finale del capolavoro
"The Pan Within", canzone che da sola
vale il biglietto del concerto e l'entrata dei
Waterboys nel gotha del rock.
E' però Steve Wickham, che non passava
dall'Italia da oltre 15 anni, a prendersi gli
applausi più calorosi durante gli assoli
struggenti di "The Girl in the Swing"
o della già citata "Life of Sundays",
o nelle piccole gighe incastonate nei pezzi più
folk come "A Man is in Love", "Sweet
Thing" o "When Ye Go Away". Steve
non saltella più come un invasato per il
palco come ai tempi di "Fisherman's
Blues", ma non ha perso una virgola del
suo talento interpretativo. Si concede dieci minuti
di riposo a metà del set, quando Mike Scott
reinterpreta teatralmente "Don't Bang the
Drum" accompagnato solo dal piano di Richard,
e regala al pubblico in visibilio, fuori scaletta,
"The Whole of the Moon", l'unica vera
"hit single" della band.
La band è di buon umore, Mike Scott rispolvera
l'antico numero di cominciare un pezzo ed interromperlo
subito con scuse del tipo "il pianista non
la sa", discutono sul palco le accordature
e i pezzi da eseguire, e soprattutto producono
un muro sonoro invidiabile vista la scarna strumentazione,
sul quale la voce di Mike Scott, pur non concedendosi
più gridolini ed acuti in falsetto, dimostra
di non aver perso la sua vena interpretativa,
anzi, nobilita il suo repertorio con una profondità
ed un calore figli, evidentemente, dell'esperienza.
Un'ora e mezza di set premiato dall'ottima acustica
del Palazzetto dello Sport, che applaude insaziabile
anche dopo i due bis, la ovvia "Fisherman's
Blues" e la più dolce e sorprendente
"Saints and Angels". Ai Waterboys perdoniamo
tutto, anche i momenti di eccessiva auto-indulgenza,
anche il conto dei pezzi non suonati, conto che
sempre si fa al termine di certe serate. La soluzione
dell'"unplugged", spesso gratuita e
raffazzonata da parte di molti gruppi, risulta
invece congegnale ad un trio del genere, che forse
non potrà più far saltare il proprio
pubblico sui ritmi scatenati di "Be my Enemy"
o "Medicine Bow", ma ha sufficente classe
per far passare più di un brivido per la
schiena di chi ha il buon senso di andarli ad
ascoltare.
SETLIST
Universal Hall
The Christ in You
Bring 'em all in
Every Breath is Yours
A Life of Sundays
A Man is in Love
Wonderful Disguise
Sweet Thing
Don't Bang the Drum
The Whole of the Moon
When Ye Go Away
The Girl in the Swing
E.B.O.L.
The Pan Within
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Fisherman's Blues
Saints and Angels
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