Andando di scarnificazione in scarnificazione
si arriva al “grado zero” in musica,
quasi non esistesse nella sua cruda durezza e
nella sua diretta incisività. Elettronica
minimale? Avanguardia? Improvvisazione minimalista?
Niente affatto, si tratta di blues. Da qualche
anno infatti, si stanno riscoprendo le radici
del cosiddetto “pre-war folk”, base
della musica popolare americana e bacino di ispirazione
di artisti contemporanei che fanno della immediata
e nuda essenza acustica il loro stendardo ideologico.
Animal Collective, CocoRosie, Skygreen Leopards,
Joanna Newsom, Devendra Banhart: autori diversi
ma uniti da questa attitudine folky e vagamente
psichedelica che forse non arriva a creare una
vera e propria scena. Ma almeno aiuta ad identificare
nuovi lavori che colpiscono questo immaginario
con canzoni acide, una psichedelia ossessiva e
una radicata tradizione che di “avant”
non ha assolutamente niente. È in questa
terra di confine che si muove Entrance, monicker
dietro il quale si nasconde Guy Blakeslee, il
quale si propone come punto di contatto tra Robert
Johnson, Devendra Banhart e Syd Barrett. Le canzoni
di “Wandering Stranger” infatti, propongono
un blues acidulo e ridotto all’osso, con
chitarre metalliche, slide stridule, violini acuti,
cantato da una voce si interessata alla melodia
nonostante le evidenti carenze tecniche (qualche
stonatura di troppo che ci sentiamo di perdonare)
e pregna di riferimenti al Delta come alle psichedeliche
campagne inglese che hanno dato i natali al Cappellaio
Matto dei Pink
Floyd.
Nove brani al limite del fastidio: totalmente
anti-armonici e senza nessun alone trendy, distante
anni luce dalla canonicità ma non per questo
così inusuale. Fascinoso e musicalmente
coinvolgente nella sua indole anti-ruffiana, “Wandering
Stranger” riesce a ritagliarsi un posto
d’onore in quel mondo musicale cui abbiamo
accennato in precedenza, e nonostante possa per
certi versi sembrare una elaborata “rock’n’roll
swindle” – ma qui si rischia di entrare
in ambiti sociologici che lascio a qualche altro
esegeta, visto che non mi sembra questo il posto
per discuterne – ci prendiamo il beneficio
del dubbio e la libertà di considerare
Entrance come il semplice artefice di uno dei
dischi blues più anacronisticamente affascinanti
degli ultimi anni.
collegamenti su MusiKàl!
Animal Collective - Sung
Tongs
Animal Collective - Here
Comes The Indian
Animal Collective - Intervista
(19-7-2004)
Cocorosie - Noah's
Ark
Skygreen Leopards - Life
& Love in Sparrow's Meadow
Devendra Banhart - Nino
Rojo
Devendra Banhart - Rejoicing
In The Hands
Devendra Banhart + Entrance - Concerto
a Villa Ada (Roma)
Syd Barrett - Barrett
Pink Floyd - la Kalporzgrafia