Il quinto capitolo delle “Mail Series”
ideate da Mirko Spino – gli altri capitoli
erano stati affidati ai 2partiMOLLItremolanti
di Xabier Iriondo, agli EAReNOW, ai Polvere e
ai Four Gardens in One – è il parto
delle menti di Fabio Magistrali (uomo ovunque
nei progetti Wallace e soprattutto il miglior
curatore di suoni presente in Italia) e di Mattia
Coletti, membro dei Sedia e dei Polvere. I due,
superando un divario di venti anni e qualche centinaia
di chilometri (“tra il km 350 e il 960 del
litorale adriatico” come recita l’interno
della confezione) decidono semplicemente di intrecciare
i loro percorsi musicali. Non che questo comporti
un suonare insieme nello stesso tempo: Mattia
e Fabio si sono scambiati le registrazioni, hanno
avuto modo di ascoltare e metabolizzare ciò
che il compagno d’avventure aveva partorito
e di sovraincidervi il proprio percorso, le proprie
emozioni, il proprio sentire.
E se è vero che questa pratica non ha
in sé nulla di avanguardista o di particolarmente
innovativo è altrettanto certo che è
sorprendente come i due musicisti siano riusciti
a far collimare le proprie intuizioni musicali,
intrecciandole con il proprio vissuto. Se non
è dunque presente la convivenza, elemento
solitamente definito imprescindibile per ogni
registrazione basata sull’emotività,
è altresì palpabile la sensazione
di assistere a una “comunione d’amorosi
sensi”, dove amore sta a identificare un
sentire comune, la capacità di essere aperti
e recettivi. Quattro tracce – nella quinta
i due si presentano all’uditorio con tanto
di date di nascita – che scivolano su un
folk circolare screziato da piccoli rumori percussivi,
sfregamenti, una batteria accennata, boati e una
voce sussurrata che afferma “I Know”
come nell’apertura affidata a “Life
in Circular Julies”: consapevolezza che
appare come arma in più per l’intero
progetto.
A volte è un rumorismo angoscioso e convulso
a farla da padrone (“Dismembering Novembre”),
altre volte la matrice rock sembra farsi più
corposa pur nello sfilacciamento inevitabile dell’improvvisazione
(“Mia-Janaury’s Hat”), per tornare
infine dalle parti dell’acustica gentile,
campestre, sempre attorniata da rumori, sporcizie,
con la voce finalmente in grado di acquistare
coraggio e forza. Una musica autunnale, protettiva,
forse il metodo migliore per mettersi a nudo senza
tema di risultare ridicoli. Anche se Fabio Magistrali
alla fine afferma “questo è il cappello
migliore per i nostri freddi interiori. Se doveste
conoscerne uno più efficace, fatecene partecipi”.
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