C’era una bella atmosfera all’Estragon, locale della Bologna
underground, giovedì sera. Sì, perché
il gruppo bolognese dei Votiva – basso, batteria, due chitarre
e sampler - ha saputo proporre un concerto originale e intenso.
Peculiare è soprattutto l’assenza di un cantante, di
cui comunque non si sente la mancanza. La musica spazia dal
rock all’ambient alla psichedelia, con brani che vanno in
crescendo, in ritmo e in coinvolgimento.
Sicuramente l’esperienza dal vivo aiuterà il gruppo
ad eliminare alcune imperfezioni, come le pause spesso un
po’ troppo lunghe tra un brano e l’altro e, talvolta, l’abuso
di voci e suoni campionati. Ma si sta davvero cercando il
pelo nell’uovo, perché comunque il concerto è
bello. Ed è molto bello che i ragazzi, sotto la regia
di Gabriele Bufalini al basso, siano sempre molto composti
sul palco: è un non strafare negli atteggiamenti che
mette in risalto la musica e le capacità, sia tecniche
che interpretative, comuni a tutti. Il risultato è
una buona armonia e una bella amalgama, tra la precisione
del basso, le ritmiche della batteria e la fantasia delle
due chitarre.
Insomma, è un bel ricominciare per questo gruppo ‘classe
1988’, che, dopo quattro anni dal precedente "Il Canto
del Cigno?" e un rimpasto nell’organico, si ripropone
con un ep, "Lindbergh". E’ il primo di una serie
di tre. Speriamo altrettanto belli.
(17
novembre 2000)