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VIOLENT FEMMES + ZEN CIRCUS
Concerto al Velvet di Rimini (23 maggio 2007)
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di Piero Merola scrivi un'email

“Calcio batte rock’n’roll 1-0”.
Il caustico saluto di Ufo degli Zen Circus, cui è stato offerto l’onore e l’onere di aprire agli amici Violent Femmes la dice tutta sul clima di inizio serata. E’ il nefasto giorno della vendetta già scritta del Milan, e durante le fasi centrali della gara, il Velvet presenta uno scenario inconsueto. Una ventina più o meno i presenti nonostante Brian Ritchie onori la collaborazione col terzetto pisano salendo sul palco insieme all’immancabile Giorgio Canali. Fine dell’opening-act, fine della partita. il Velvet inizia timidamente a riempirsi.

I tre attempati protagonisti della serata, almeno questo, sono accolti con un vero boato. Dal prototipo dell’indie al maturo più nostalgico (inclusi un paio di cloni di Ritchie) non manca davvero nessuno. Il concerto però, almeno nelle fasi iniziali – una grigia “American music” - stenta a decollare. Non basta un Gano, scanzonato e divertito con la sua maglietta di “Funhouse” degli Stooges, per dare la marcia giusta al concerto. Le ritmiche di De Lorenzo, l’istrionico percussionista italo-americano, che con la sua camicetta rossa ha i modi di fare di quegli intrattenitori navigati da crociera transatlantica (scusate il giro di parole), sono un po’ compassate. Poco istinto, troppa precisione. Poca noncuranza nella forma, anche forse per l’efficace sezione di fiati e violino, che finisce per pulire il suono. La stessa “Prove my love” che prova a smuovere la serata non ha con sé quel ritmo trascinante che si vorrebbe ascoltare nei Violent Femmes. Molto meglio “Please do not go” che ha dalla sua un ritmo più sincopato e rallentato al di là del motivetto irresistibile che esalta il timbro nasale e agrodolce di Gano. Inevitabile delirio, soprattutto per l’imponente Ritchie, quanto il basso acustico che imbraccia con uno sguardo truce degno di Chuck Norris, che si esalta nell’assolo conclusivo.

Servono “Add it up” e la corale “Jesus walking on the water” a far smuovere definitivamente una platea, per l’età o forse per i volumi non eccessivamente sparati, a tratti in trance. Il coinvolgente squarcio di spensieratezza country-folk con quel violino dai toni irish alla Pogues, saprà pure di colonna sonora di momento di aggregazione forzato, ma è eseguita impeccabilmente. E finalmente qualcuno usa le mani anche per battere il tempo, e non solo per lo scroscio di applausi tra un brano e l’altro. E’ nelle fasi più blues e psichedeliche che i Violent Femmes danno del loro meglio. Anche con la collaborazione dello storico sassofonista di Who e Pink Floyd, Dick Perry, ancora più attempato, ma graffiante come nei tempi d’oro (per una “Black girls” degna di nota). Il meglio di questi inediti Violent Femmes è senz’altro nella rielaborazione acida e fangosa di “Gimme the car”, sporca come una “Dirt” della band della t-shirt di cui sopra. Sorprendente, convincente, ma ad essere onesti non sono le sonorità che uno si aspetta da una delle band più fresche e viscerali di quell’ondata che travolse gli Stati Uniti all’inizio degli anni 80. Tra un assolo e l’altro di Ritchie che finirà per suonare una conchiglia a fiato e del controverso percussionista impegnato nel picchiare duro su una scatola di legno, spicca l’ottima la rielaborazione folk di ballate del calibro di “Country death song”.

Veri animali da palcoscenico, a dispetto dell’età, lasciano alla fine, non prima di uno sbilenco tributo a Pasolini con tanto di invocazione finale “Passolini, Passolini” quanto a cui buona parte del pubblico non avrebbe mai voluto rinunciare. Ovvero uno degli inni degli anni 80 - di chi si teneva sempre e comunque a debita distanza da quel clima di diffuso glam di cui i Violent sono la perfetta antitesi - “Gone daddy gone”. Ufo ha l’onore di suonarci il basso perché Ritchie ovviamente si mette allo xilofono per uno degli assoli più folli e naif della storia del rock. Finalmente la situazione si scalda. Per arrivare dopo oltre un’ora e mezzo al secondo bis, con l’irrinunciabile “Blister in the sun”, suonata a quattro da mani da De Lorenzo e Gano, un po’ sottotono a dirla tutta, ma quello che non riescono a dare loro, anche perché ridotti a due per la controversa rinuncia al tuonante basso dell’unico capellone rimasto, lo dà il pubblico, con scene di euforia, oltre che di pogo generalizzato, che tanto sono adatte a un concerto dei Violent Femmes. “Kiss off” è il miglior commiato di una band che ce l’ha messa tutta per dare il meglio di sé.

Tanto cuore, tanta umiltà, ma i tempi corrono e sarebbe ingeneroso pretendere che il terzetto di Milwaukee torni un terzetto di ventenni per una serata. Calcio – Rock ‘n’roll 1-2. Per noi, dopo tutto, e non me ne vogliano i milanisti, la rimonta è arrivata anche questa volta.

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29 maggio 2007




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