di Federico
Olmi

"Benvenuti,
questo è un concerto sperimentale, un prototipo,
potrebbe funzionare ma anche scoppiarci tra le mani".
Per Capossela una data all'interno della rassegna
"Mantova Jazz 2001" in cui avrebbe dovuto
esibirsi con Pascal Comenade, ma a causa di un imprevisto
il cantautore italiano si è ritrovato solo
con la sua musica e i suoi "strumenti inconsueti".
Il concerto ha avuto i suoi eleganti quaranta minuti
di ritardo. Ha interceduto per Vinicio lo splendido
Teatro Bibiena di Mantova dove si è consumato
lo spettacolo del Cappellaio Matto.
Non è un saltimbanco
da piazza Capossela, nemmeno un artista da club
d'élite; sta in un mondo tutto suo, che
è il mondo della grande fiaba ottocentesca:
quella di Carroll e di Collodi, popolare e colta
ad un tempo o, per meglio dire, meno popolare
e più complessa di quanto possa sembrare.
Nulla di più appropriato dunque del fantasmagorico
barocchetto del piccolo teatro mantovano, spazio
raccolto ma fantasiosamente dilatato dalle superfici
curve e tormentate dal chiaro-scuro: teatro della
finzione e della sorpresa, appunto. In questa
dimensione altra non c'è bisogno di grandiose
e complicate scenografie, di fondali speciali,
perché la struttura evocativa non solo
è già pronta ma si estende a 360°,
è l'ambiente stesso. In questo modo la
donna di cartone sul palco può divenire,
da semplice elemento esornativo, uno dei membri
del complesso, e come tale essere presentato insieme
agli altri.
Nemmeno a farlo apposta elemento caratterizzante
del concerto era l'uso di strumenti inconsueti:
all'armonium, all'organo Farfisa, al pianoforte,
alla chitarra e al contrabbasso, si sono uniti
mandolino, banjo, marimba, sega, palloncini, organetto
Barberia (quello azionato da una manovella
),
bottiglie, alcuni aggeggi usati da Vinicio, fra
i quali addirittura un pupazzo di gomma dura,
di quelli che, compressi, miagolano e, mirabilis
in fundo, suonato direttamente dal suo inventore,
Gianfranco Brisi, uno strumento idiofono di cui
ignoriamo il nome, costituito da un insieme di
bicchieri di varia forma e dimensione che, sfregati
sull'orlo, producono suoni differenti, amplificati
dalla sottostante cassa di risonanza. Una presenza
in verità soprattutto decorativa, ma funzionale
a questo convito pazzerello, tanto simile a quello
a base di tè che il Cappellaio e i suoi
compagni offrirono ad Alice. Ed ecco, sul pianoforte,
al centro del palco, c'è persino un grande
orologio
Il coniglio parlante è dietro
l'angolo.
Vinicio
Capossela
- Live a Mantova (recensione e video, intervista)
- FotoSpeciale
- Recensione di "Canzoni a Manovella",
"Il ballo di San Vito"
- Visto dal Vivo (Concerti a Milano e Reggio Emilia)
1
giugno 2001 |