E così fu che i JoyCut mantennero le
promesse. Ci avevamo scherzato su nelle news:
i JoyCut rivelazione dell’anno, i JoyCut
come gli Arctic Monkeys, i JoyCut di qua e di
là… alla fine abbiamo ascoltato
attentamente “The Very Strange Tale Of
Mr. Man” e si è confermata la prima
impressione. Ultrapositiva.
Si è al cospetto
di una piccola anomalia italiana, uno di quei
gruppi esordienti in Fase Gastone, come quelle
giornate in cui ti gira tutto per il verso giusto,
come una sana e non esasperata euforia da venerdì sera
senza dopamenti vari. “The Very Strange…” è uno
di quegli esordi in cui tutto torna come una
prova del nove: le attenzioni ai primissimi Cure di “Seventeen
Seconds” (“Yokono”),
le corse nei prati incontaminati dei R.E.M. di “Murmur” (“Plastic
City”), due salti perfettamente lineari
lungo direttrici senza curve alla Interpol (“Again”).
Sono solo puri e piccoli riferimenti, scintille
creative che il sottoscritto ha intravisto ma
che non bruciano le canzoni, le fanno solo accendere.
Il
gusto è un po’ retrò,
stile gruppo italiano che sgomita negli Anni
Ottanta, ma senza alcuna lacrimuccia per quello
che fu e senza alcuna concessione alla celebrazione
sterile, che poi ormai dire Anni Ottanta vuol
dire tutto e niente, o meglio vuol dire piena
contemporaneità: chi è ultimamente
che non si rifà, non cita – direttamente
o indirettamente – quegli anni?
Il radiocronista
della maratona JoyCut potrebbe intravedere un
po’ d’affanno solo nel loro cercare
(un po’ alla carlona) di essere credibili
con l’inglese: non con la pronuncia in
sé, piuttosto con l’apparire realmente
anglosassoni fino alle midolla. Sarà che
personalmente si preferisce chi non si nasconde
dietro alla lingua di Shakespeare, sarà che
l’italiano è ineguagliabile per
chi ha davvero qualcosa da dire, boh, sarà un’impressione
come un’altra ma dietro all’angolo
dei JoyCut si intravede il loro Prof. d’Italiano
che li rincorre e grida loro che sono degli ingrati.
Loro scappano, destinazione aeroporto di Bologna/Forlì per
un volo low cost con Ryan Air.
Il bagaglio? Melodie
malinconiche, ambientazioni più o meno
ipnotiche, un libro di favole strane, la spensieratezza
di essere in viaggio.
collegamenti su MusiKàl!
News > I Joycut come gli Arctic Monkeys?
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