Vai all'homepage di Kalporz MusiKàl!, la rivista musicale di Kalporz Music Club

MusiKàl! - Recensioni, Artisti, News musicali
» Novità Album e Live
» News
» I preferiti di Rokko
» Gli intramontabili
» Kalporzgrafie
» Speciali / Interviste

Osteria - Chiacchiere e Forum
Chiacchiere e Forum

Stalla - Storie in musica
Storie in musica

Municipio - Benvenuti a Kalporz!
Benvenuti a Kalporz!

Cerca un Artista
0-9 A B C D E F G H I
J K L M N O P Q R S
T U V W X Y Z

Info & Contatti
Collabora con noi
Pubblicità
Promo e demo
Le Foto su Kalporz
Frontiere Sonore

VANILLA FUDGE
Concerto al Corallo (Scandiano - RE) (9 aprile 2004)
segnala questa recensione 
di Federico Olmi scrivi un'email

foto di Armando Gallo www.leorme.org

C’erano una volta la psichedelia e i suoi profeti: alcuni di loro, dopo qualche anno di gloria, si sono spenti, altri hanno cambiato pelle e si sono variamente riconvertiti, qualcuno è nato, morto e risorto una due tre volte (e fermiamoci a tre…). I Vanilla Fudge – uno di quei nomi che per qualcuno non significano nulla, per altri moltissimo –, nati nel 1966, sciolti nel 1970, riformati nel 1982, passati attraverso varie reunion, si ripresentano in questi ultimi anni al loro pubblico: nostalgici e cultori del vecchio rock.

Il concerto scandianese era francamente uno di quegli appuntamenti con la storia che non si perdono volentieri. Della formazione classica (Mark Stein tastiere, Tim Bogert basso, Vince Martell chitarra, Carmine Appice batteria) rimane il 50%: Bogert e Appice. All’organo Hammond troviamo il quanto mai gigionesco Bill Pascali, anche lead vocal, alla chitarra Teddy Rondinelli, che dallo scorso anno sostituisce Vince Martell. Di spalla alla band suonano i Lizards, capitanati da Vinnie Appice, anche lui batterista come il più famoso fratello. Suonano un robusto hard blues, piuttosto piacevole – talvolta eccellente nell’uso dei controtempi –, ben sostenuto dalle qualità individuali del quartetto. E, fortunatamente, le magagne acustiche tipiche di un ambiente piccolo, grazie anche allo strumentale limitato (chitarra, basso, batteria), non sono fastidiose.

Poi arrivano loro. Certo c’è folklore a volontà in questi appuntamenti: batteria leopardata, occhialini con lenti colorate, abiti di scena demodé (per i due “nuovi”, Pascali e Rondinelli), atteggiamenti e movenze da rockers di una volta. Eppure, a pensare di avere di fronte uno che la doppia cassa l’ha praticamente inventata, uno che sicuramente fa parte della “sporca dozzina” dei più grandi nel suo mestiere, che ha diviso il palco (insieme al compagno Bogert) con Jimi Hendrix, ha svezzato John Bonham e ora si ripresenta in quell’Italia dove le note di “Some Velvet Morning”, nel 1969, fecero scalpore, chi non si sentirebbe un tantinello emozionato?

Si inizia col nuovo album “The Return” (2002) – il primo con materiale parzialmente nuovo dai tempi di “Mystery” del 1984 – e ci si accorge che lo stile è cambiato forse di mezza virgola: la versione di “I Want It That Way” dei Backstreet Boys stupisce non poco, ma si capisce che si stanno scaldando i muscoli in attesa delle “ammiraglie”, che puntualmente arrivano.

“Season of the Witch”, barocca e gonfiata interpretazione di un pezzo di Donovan, “Shotgun”, che accende il pubblico fino a quel momento un po’ smorto, “Some Velvet Morning”, con le sue misteriose e sospese note d’organo e quel sentore di fiori secchi, l’incedere imperioso… una delle mamme del progressive. Si era alla fine dei sessanta, si cercavano nuove strade per il rock, nuove complessità, nuovi arrangiamenti. I Vanilla furono tra i primi a provarci, dapprima cone le cover – come “Ticket to Ride” dei Beatles o “You Keep Me Hanging On” delle Supremes di questa sera – dilatate, reinterpretate secondo i dettami della psichedelia trionfante, poi con un pastiche, uno pseudo concept album dalle idee confuse (un piccolo cult del kitsch), “The Beat Goes On”, omaggio-sberleffo a mostri sacri – e meno sacri - della musica, da Beethoven ai Beatles, passando per Sonny & Cher; infine si chiarirono definitivamente le idee con “Renaissance” e “Near The Beginning”. Rimasero però in una specie di limbo, pionieri avventurosi dei tempi a venire, con le loro distorsioni già hard, i cori, i falsetti, gli arrangiamenti pomposi.

Ora che li abbiamo di fronte non si risparmiano, sudano copiosamente, si esibiscono in mirabolanti assoli. E allora pensi: però, questa è gente che sa suonare, e anche se occorrerebbero spazi più vasti e l’Hammond si sente poco o niente, va bene lo stesso: se abbiamo avuto i Led Zeppelin e i Deep Purple in fondo è anche un po’ merito loro.


collegamenti su MusiKàl!
Jimi Hendrix - le recensioni
Beatles - la Kalporzgrafia
Led Zeppelin - la Kalporzgrafia
Deep Purple - Made in Japan



27 aprile 2004




I commenti
 



aggiungi il tuo commento!
torna su

adv
8 Ball Records
CD, LP e DVD usati, import e rarità

»
CONCERTI
gli ultimi recensiti
AA.VV. - Primavera Sound 2008 (Barcellona)
Sigur Ros - Giardino di Boboli (Firenze)
AA.VV. - Italia Wave 2008 (Livorno)
Giovanni Allevi - Teatro degli Arcimboldi (Milano)
My Bloody Valentine - Roundhouse (Londra)

»
NOVITA'
le ultime recensioni
Marracash - Marracash
The Black Keys - Attack & Release
SeelenluftBirds And Plants And Rocks And Things
Paul Weller - 22 Dreams
Fleet Foxes - Fleet Foxes


»
ROKKO-BEAT
i preferiti di Rokko
Gravenhurst - The Western Lands
Burial - Untrue
Il Teatro degli Orrori - Dell'Impero delle Tenebre
Ralfe Band - Swords
Le Man Avec Les Lunettes - ?

»
EVER-KALPORZ
gli intramontabili
Cult - Love
Primal Scream - Screamadelica
Einsturzende Neubauten - Fünf Auf Der Nach Oben Offenen Richterskala
Dadamah - This Is Not A Dream
Swell Maps - A Trip To Marineville


Home | MusiKàl | Municipio | Osteria | Stalla

Copyright  © Kalporz 2000-2008. Tutti i diritti riservati