E fu così che sui padovani Jennifer Gentle
si accesero le luci della ribalta. Mica passa
in secondo piano il fatto che questo disco - il
loro terzo - è il primo disco in assoluto
che un gruppo italiano incide sotto contratto
per la Sub Pop. Etichetta che ogni appassionato
di musica dovrebbe ringraziare al risveglio per
i quintali di ottima musica che dagli anni '80
è riuscita a produrre. Escluso questo,
resta il fatto che il cammino del gruppo di Marco
Fasolo ed Alessio Gastaldello è un continuo
crescendo che li porta dall'autoproduzione dell'esordio
"Funny creatures lane" alla distribuzione
internazionale. E un disco come "Valende"
è probabilmente la cosa migliore che poteva
uscire da uno studio di registrazione per confermare
questa maturità.
Già, maturità. Concetto quantomeno
interessante visto che applicato ai Jennifer
Gentle perde completamente senso. La totale irrazionalità
concettuale si sprigiona in dieci episodi che
esprimono al meglio le suggestioni psichedeliche
che il gruppo insegue dai tribolati esordi. Folk
alla Kevin Ayers incrocia la struttura sghemba
di Syd Barrett per sposarsi a lente discese acid-folk
(come in "Circles of Sorrow" e le psichedeliche
suggestioni di "The Garden pt.1" e "The
Garden pt.2") che se da un lato rievocano
un ossessione onirica e infantile, dall'altro
esprimono tra i punti più alti mai toccati
dal gruppo. Raggiunge poi l'apice nella cacofonia
quasi doorsiana di "Hessesopoa" –
che rimanda anche a certi movimenti kraut-folk
– e nella sconclusionatezza psichedelica
di "Nothing makes sense" e “I
do dream you”: una sorta di Alice oltre
lo Specchio che si ripropone nella sua assurda
bellezza.
"Valende" è uno dei primi grandi
dischi dell'anno, un'opera capace di monopolizzare
gli ascolti perché opera personalissima
di reinterpretazione della lezione dei migliori
maestri (ancora una volta, l'enorme importanza
di Syd Barrett, quasi a dar ragione a chi crede
che i Pink
Floyd non abbiano prodotto nulla di buono
se non "The
piper at the gates of dawn"). Semplicemente
come un viaggio che non vorresti mai finire.
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Pink Floyd - la Kalporzgrafia
Syd Barrett - Barrett