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R.E.M.
Up (Warner, 1998)
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di Francesco Gatti scrivi un'email

R.E.M. - Up Strano destino, quello dei R.E.M.: nel 1996 realizzano un album come "New Adventures in Hi-Fi", che ha tutti i crismi della genialità, ma che passa generalmente inosservato. Due anni dopo se ne escono con Up, che è altrettanto geniale, ma anche assai più difficile e meno immediato all'ascolto; il risultato, stavolta, è un successo unanime di critica e di pubblico. E questo nonostante il timore millenaristico che sembra aleggiare costante tra i loro sostenitori, secondo i quali già "New Adventures" doveva essere l'ultimo disco dei R.E.M. (soprattutto dopo che il batterista Bill Berry aveva annunciato il proprio ritiro dalle scene); così come doveva esserlo "Up", che ha tutte le caratteristiche di un testamento artistico e spirituale (specialmente tenendo conto delle voci che davano il cantante Michael Stipe malato di Aids). Frottole. Non soltanto la carriera dei R.E.M. è tranquillamente sopravvissuta ad "Up", ma ne ha soprattutto ricavato nuova linfa e nuovi spunti. Quest'album stupisce infatti non solo per la compattezza della sua composizione, ma anche per il suo coraggio nell'affrontare soluzioni musicali nuove ed ardite che ormai sono parte integrante del patrimonio tecnico del gruppo di Athens. Costante nelle canzoni di "Up" è infatti la presenza del mellotron, delle sezioni di archi 'ripassate' al sintetizzatore, di loop percussivi estremamente sofisticati e della chitarra super-distorta di Peter Buck. Con questi strumenti a disposizione, i R.E.M. hanno creato un album che da un lato presenta un feeling estremamente omogeneo (e per questo secondo alcuni noioso), fatto di sonorità rarefatte e scelte minimaliste negli arrangiamenti, ma che dall'altro si fa notare per un trasformismo che mima i generi musicali più diversi: dal glam-rock di "Lotus" alle atmosfere straniate di "Airportman" e "Why not smile", dalle canzoni 'politiche' come "Hope" e "Daysleeper" fino alle ballate semplici solo in apparenza: "At my most beautiful" e "Walk unafraid" su tutte. Trovare la classica perla in "Up" è un'impresa difficile, così come per fortuna lo è imbattersi in momenti meno convincenti: ciò che rende straordinario quest'album è il suo coraggio musicale, fatto di una concezione intellettuale della musica talmente forte da trasformarsi in genuina emozione. La sottile alienazione che pervade tutte le canzoni, splendidamente rappresentata dalla voce di Stipe, rimane nelle orecchie ben oltre il tempo dell'ascolto di "Up", ed è la migliore espressione della maturità artistica di un gruppo che sopravvive a se stesso cambiando pelle e sperimentando in continuazione, senza però compromettere mai la propria identità.

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Track list:

- Airportman
- Lotus
- Suspicion
- Hope
- At my most beautiful
- The apologist
- Sad Professor
- You're in the air
- Walk Unafraid
- Why not smile
- Daysleeper
- Diminished
- Parakeet
- Falls to climb



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