Disarmante. É disarmante scoprire come
un disco tanto semplice possa colpire con violenza.
E non è questione di volumi: quasi tutte
le canzoni, qui, sono accompagnate da un pianoforte
con cui le dita di Frida giocherellano, in totale
assenza di virtuosismi e con la sacra triade delle
cantuatrici al pianoforte (Joni Mitchell, Carole
King e Laura Nyro) ben visibile davanti a sé
in ogni momento.
Dieci canzoni brevi, bozzetti da cameretta,
pagine strappate di diario cantate sul pianoforte
verticale del salotto, quando non c’è
nessuno in casa: musicalmente c’è
ben poco da dire, non c’è altro,
e ti viene quasi da chiederti cosa ci sia di tanto
speciale in questa cantante svedese, messa sotto
contratto per la propria etichetta dai misconosciuti
genietti pop Concretes e portata in palmo di mano
da Jens Lekman; poi, però, presti attenzione
ai testi, ed è a quel punto che capisci.
Inizi a sentire che Frida usa le proprie canzoni
come terapia, ma non in modo violento: lascia
fluire confessioni terribili (l’anoressia
atroce e poetica di “Straight thin line”,
o quella “Once I was a serene teenage child”
in bilico tra racconto di uno stupro o del primo
amore) accanto a semplici racconti (la cattura
immediata dell’uptempo di “I drive
my friend”) con l’identica naturalezza,
come se non potesse fare altro che raccontare
e distaccarsi dalle sue stesse frasi.
E dietro a quelle parole si nasconde o una ragazza
piena di fantasmi, o una grandissima narratrice.
Quando riuscirà a essere altrettanto coinvolgende
dal punto di vista musicale (la sentita “Today,
tuesday” e il movimentato soul di “Come
another night” potrebbero essere un buon
inizio), allora Frida Hyvönen potrà
guardare negli occhi senza vergogna le più
grandi.
collegamenti su MusiKàl!
Joni Mitchell - Blue
Carole King - Tapestry
Jens Lekman - Oh,
You're So Silent Jens