Se c'è qualcosa che può essere
preso a paradigma della purezza del dark, senza
dubbio questo qualcosa è l'esordio dei
Joy Division. Con il termine dark non ancora entrato
nel gergo comune - si parla ancora di post-punk
- e dopo aver cambiato nome (in precedenza il
gruppo si chiamava Warsaw) i Joy Division irrompono
sulla scena musicale inglese con una forza e una
decisione raramente riscontrabili in un esordio.
Fin dall'attacco di "Disorder" si intuisce
che qualcosa di nuovo si sta muovendo, sta strisciando
nel sottosuolo londinese e si sta espandendo:
il brano si dipana lungo i suoi quattro minuti
mescolando tutto ciò che è già
esistito, dal rock'n'roll alla rabbia punk, e
reinserendolo in un'atmosfera catacombale, cupa,
ben sorretta dalla voce di Ian Curtis, anima del
gruppo. Forse ancora più d'impatto "Day
of the Lords", dove la chitarra distorta
e il basso quasi sovrastano la voce del cantante,
mentre più soft, con un'andatura quasi
alla Doors - a parte le tastiere tanto care a
Jim Morrison - arriva "Candidate". I
capolavori disseminati dalla band quasi con noncuranza
continuano a risuonare: la splendida, irraggiungibile
"She's Lost Control", la profonda e
disperata "Shadowplay", dove il basso
irradia luce aspettando l'ingresso preponderante
della chitarra e della voce, e aspettando che
tutto ridiscenda nell'ombra; la veloce suite "Interzone"
che anticipa la lunghissima "I Remember Nothing",
dove attraverso il lento incedere funereo del
basso e della batteria si sviluppa la filosofia
nichilista della band.
E si comprende come non sia la rabbia nuda e
cruda della generazione punk, dei vari Sex Pistols,
Ramones, Clash e Buzzcocks a identificare il nuovo
suono, quanto un lacerante senso di frustrazione
cosmica, un'inadeguatezza del vivere, un inafferrabile
desiderio di rivalsa verso se stessi, destinato
miseramente a fallire. Da questa devastante sincerità
- propria anche dei Cure
- nascerà il cliché dark, la sua
commercializzazione, la sua perdita d'identità.
Identità che i Joy Division perderanno
l'anno successivo, con il suicidio di Ian Curtis,
cui seguirà la nascita dei New Order, del
dark elettronico, del pop dark e quant'altro si
voglia. Qui, a più di vent'anni di distanza,
rimane "la divisione della gioia" (nei
campi di sterminio nazisti era il nome dato alle
detenute costrette a soddisfare sessualmente i
soldati) pura, semplice, inattaccabile, davanti
alla forza della quale non ci si può non
arrendere.
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