Play. Qualche secondo di silenzio, chitarre
eteree a vagare in un cielo poco rassicurante,
e poi, la botta. Proprio come quando sali sulle
montagne russe: l’ascesa lenta, lentissima,
e un precipitare vorticoso dove non c’è
un attimo di tregua. “Under the thunder”,
il terzo disco degli OJM, inizia proprio così,
e a produrlo c’è Michael Davis dei
leggendari MC5, nientemeno: una garanzia, ma non
è solo il produttore a fare di queste undici
canzoni qualcosa di travolgente.
Un album che grida con forza che una delle migliori
band al mondo del panorama stoner non viene da
qualche città sperduta nel deserto americano,
ma da Treviso: altri hanno cantato molto bene
il deserto (emotivo e sociale) di quella zona
d’Italia, ma gli OJM attaccano semplicemente
gli amplificatori e storidiscono mente e corpo
con una violenza incredibile e visionaria. I titoli
delle canzoni funzionano come una mappa: “Sixties”,
“Stoned love”, “M.C.I”
(o MC5?) e “Brant B” (omaggio a mr.
Kyuss, con cui gli OJM hanno realizzato uno split
la scorsa primavera) sono più che espliciti
nel parlare di stoner, di psichedelia violenta,
di garage punk senza compromessi. E l’unione
di questi ingredienti funziona alla perfezione:
l’intro country di “I’m not
an american” sbeffeggia la propria patria
d’elezione, ma le radici USA sono ben evidenti
nei momenti più semplici, come “Lonelyness”
o “Give me your money”; il meglio
è altrove, con la batteria che attacca
furiosa e riesce comunque a crescere in “Stoned
love”, o con la chitarra che riesce a ricamare
finezze nel frastuono (“Dirty nights”),
o con l’avvolgersi lento e minaccioso del
basso nella conclusiva “Brant B”.
Apice assoluto, nove minuti e trentun secondi
di “Starshine”, cuore psichedelico
del disco, violenta e visionaria come le pagine
migliori degli inglesi Heads; i primi due minuti
infuocati, i restanti sette fatti di estasi rumorosa:
come una cometa e la sua coda. È vero che
lo stoner nasce con i Kyuss e lì smette
di crescere, ma dischi come questo “Under
the thunder” sono assolutamente imprescindibili
per gli amanti del genere, e per chi crede a un
rock che sia ancora sangue e immaginazione.
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