In Italia esistono gruppi eccezionali. Forse
la nostra scena non è mai stata così
ricca e variegata come in questi anni. Quello
che continua a mancare, però, e che porta
tutti verso un'esterofilia sempre più immotivata,
è la mancanza di un personaggio che sappia
attirare l'attenzione. Manca qualcuno che crei
scompiglio, che faccia parlare di sé al
di fuori della musica (non verrete a dirmi che
i vari Libertines, Babyshambles eccetera sono
sulle copertine dei giornali per meriti musicali,
vero?).
Beh, forse questo personaggio ora l'abbiamo trovato.
E se non altro farà storcere il naso a
molti: perché è una donna, perché
canta di sesso, perché è carina
(anzi, è una Suicide Girl, a dirla tutta),
perché segue lo stesso percorso che ha
portato dal punk all'elettronica gente come Peaches
o le Chicks On Speed. Il debutto di Tying Tiffany
offre il fianco a moltissime critiche che non
riguardano i meriti musicali: la ragazza si spoglia
per vendere o per provocare? Femminista? Esibizionista?
Quante domande inutili…la verità
è che "Undercover" è un
disco estremamente divertente e ben fatto, con
un'ottima produzione che sottolinea i trascorsi
punk della ragazza ma non per questo trascura
la qualità del suono e che strizza l'occhio
agli appassionati con divertenti citazioni ("I'm
not a peach" non è forse un rifiuto
divertito del paragone che tutti faranno? E ancora,
un titolo come "LCD Soundsystem is playing
at my house"…in quanti continueranno
la saga di questo titolo?).
Non sappiamo per quanto durerà ancora
il fenomeno electroclash, ma qui le citazioni
anni '80 sono assolutamente rigorose, a partire
da "Wake up", che inizia col suono che
annunciava il lato A nelle audiocassette (lo ricordate?
sembrano passati secoli…); la musica è
dura e i beat sono possenti, ma non si dimentica
mai una spiccata sensibilità per il pop,
o quantomeno per una melodia che ti conficchi
con forza nel cervello: accade con le urla indolenti
di "Sugar boy, sugar girl", con la divertentissima
scheggia telefonica – i battiti cafoni pompati
a mille – di "Telekoma", o nella
saltellante e decisamente più morbida linea
di "Honey doll", o ancora negli archi
sintetici di "You know me?".
Insomma, sarà un personaggio, sarà
l'ennesima ragazza che cerca di vendere musica
attraverso il corpo, ma "Undercover"
diverte e funziona. E un pezzo come "I wanna
be your MP3", con qui riff di chitarra e
tutti quei titoli punk citati in ordine sparso,
sarebbe capace di far morire d'invidia una qualunque
Kathleen Hanna in vena di electro…
collegamenti su MusiKàl!
The Libertines - Up
The Bracket
Lcd Soundsystem - Lcd
Soundsystem