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PAOLO CONTE
Una faccia in prestito (CGD, 1995)
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di Max Cavassa scrivi un'email

Paolo Conte - Una faccia in prestito Ci fa sudare, quest'uomo, nell'attesa di sue novità. Tre anni sono passati da "900" e quel capolavoro ha assoluto bisogno di un seguito. Come non detto, ecco qua "Una faccia in prestito", un album che tiene col fiato sospeso dalla prima all'ultima nota, ennesima riprova delle immense capacità di un artista che non ha copie e rivali, unico nella sua capacità di assorbire stili disparati, riproponendoli attraverso i suoi magici alambicchi di alchimista del suono e della poesia.

I suoi ritratti di atmosfere e di persone sono sempre più strabilianti, colti ed impagabilmente ironici. Prendiamo per esempio "Teatro", una "orazione d'onore per il Teatro Alfieri di Asti, chiuso da tempo", una grande dichiarazione d'amore e di nostalgia per quei giorni in cui l'evento teatrale era l'Evento e tutti andavano a vedere ed ascoltare cose che non avrebbero forse mai capito. Ma soprattutto, "Teatro" sottolinea momenti di aggregazione quasi scomparsi, emozioni sottratte dalla civiltà e dalla velocità moderna: Conte, sornione, ce lo fa notare.

Ci si perde fra le influenze stilistiche di "Una faccia in prestito". "Don't throw it in the W.C." è un jazz da ballo della mattonella, morbida e vellutata; "Quadrille", cantata in coppia con il fido Jino Touché, è una moderna giga medievale che diverte pubblico ed esecutori; "Fritz", col suo nome così teutonico, diffonde atmosfere alla Weill/Brecht, marziali e malinconiche, mentre "Vita da sosia" è un esilarante pezzo in stile messicano folkloristico, con Conte impegnato a parlare una strana lingua ispanico/napoletana! Questa voglia di proporre linguaggi inventati o quasi la ritroviamo in "Danson metropoli", un concentrato di portoghese/spagnolo per un ritratto nitido e spietato di una certa condizione di vita marginale dentro un affannato e vorticoso ritmo musicale. Con "Sijmadicandhapajiee", che non è Esquimese ma dialetto astigiano, l'autore finalmente parla e canta anche nel suo vernacolo, chiudendo idealmente un cerchio di passioni che toccano New York e le Langhe, Parigi e la negritudine, ballerini stanchi di tango e vecchie nebbie di periferia, magari scollinando su per il Passo del Turchino. Da "Un fachiro al cinema": " Mi sono perso un film, perché nel cinema tre file avanti, sì, eri tu… ".

Paolo Conte
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- Un gelato al limon
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1 gennaio 2001


Track list:


1. Epoca - Elisir
2. Fritz
3. Un fachiro al cinema
4. Teatro
5. Sijmadicandhapajiee
6. Le tue parole per me
7. Quadrille
8. Una faccia in prestito
9. Don't throw it in the W.C.
10. Danson metropoli
11. Il miglior sorriso della mia faccia
12. La zarzamora
13. Vita da sosia
14. Cosa sai di me?
15. Architetture lontane
16. L'incantatrice



I commenti
 
delirio eclettico 6 ottobre 2001
il disco più bello che abbia mai sentito ho 16 anni e sono
orgoglioso di ascoltare paolo conte



lorenz
25 settembre 2001
Non sono d'accordo con Mercurio, secondo me "Una faccia in
prestito" è un album ispiratissimo, pieno di tutte quelle idee che il
Nostro non aveva potuto sviluppare nei lavori precedenti. E poi 70
minuti sono sempre meglio di 47!



MERCURIO
18 agosto 2001
Conte chiude gli anni '90 con un disco in tono un po' minore rispetto a 900; d'altra parte la stessa scaletta dei brani, a mio parere troppo lunga, contiene canzoni non tutte dello stesso livello. La prima parte del disco (che va da 'Epoca' alla title-track) é senz'altro più riuscita della seconda, e snocciola pezzi per lo più ebbri di sognante nostalgia (Le Tue Parole Per Me, Elisir, Un Fachiro Al Cinema) a cui si alternano episodi più aggressivi (Sijmadicandhapajee) o riflessivi (Una Faccia In Prestito). Della seconda metà salvo solo Don'T Throw It In The W.C., Il Miglior Sorriso Della Mia Faccia e l'estenuante L'Incantatrice in chiusura. Comunque, era difficile, dopo un'opera come 900, raggiungere di nuovo tali picchi; e in fondo con un'artista come Conte si può essere indulgenti: 'Una faccia in prestito' resta pur sempre un disco da avere.


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