MAX GAZZE' - Un giorno (EMI, 2004)
di Simona Sadocchi
Dopo anni da vero musicista "globetrotter" con una carriera internazionale di tutto rispetto, Max Gazzè ha scelto una via difficile fatta di poesia e originale ricerca sonora che l'ha portato alla sua ultima fatica in uscita in questi giorni: "Un Giorno". L'album è stato in principio meditato in solitario e poi, cestinate le prime bozze, composto e prodotto con l'aiuto di un' intera band, i Peng: Piero Monterisi, Emanuele Brignola, il Negro e Gianluca Misiti.
Se è vero che "nessun uomo � un'isola" allora "Un Giorno" � prova tangibile di questo concetto per il grande affiatamento che si avverte fra loro e per una sorta di "salto" qualitativo degli arrangiamenti rispetto ai lavori precedenti; l'omogeneit� � agevolata ulteriormente dall'impostazione voluta per la registrazione, quasi come fosse un live, senza un'elaborata postproduzione e bandite le sovraincisioni. I suoni sono vintage (moog e Fender rhodes fra la strumentazione). Si sentono i Police nella sezione ritmica di certi brani come "Avanzo di galera" e nei cori; si sente il Jeff Buckley di "Grace" e le progressioni dei Soundgarden ne "La nostra vita nuova"; ci sono spunti grunge, come l'intro di "Annina" che ricorda vagamente i Nirvana; un punk sempre misto ai Police in "I forzati dell'immagine". Il basso di Max risuona forte, in primo piano, ricco non solo di tecnica ma di personalit�, accordi, rischi ben calibrati. Nella conferenza stampa tenutasi per l'uscita dell'album, Gazz� ha dichiarato che avrebbe dovuto mixare il disco a Chicago con Steve Albini (noto produttore nell'ambito delle indie d'oltreoceano e gi� collaboratore di Pixies, Nirvana e PJ Harvey), ma a causa degli impegni di Albini il gruppo � stato costretto a ripiegare su un'altra soluzione: fare da soli nella cascina marchigiana dove il Negro dei Peng ha lo studio.
E sembra proprio che il risultato non ne abbia risentito. Da menzionare il cammeo di Daniele Silvestri, "Pallida", un duetto dalla vocalit� battistiana con suoni vicini al rock psichedelico anni sessanta. E veniamo alle lyrics. La tradizione musicale italiana � una tradizione di testi "pesanti", profondi, e in questo senso Max non se ne discosta affatto. Le parole dell'album, scritte per lo pi� in collaborazione con il fratello Francesco, sono coinvolgenti, a volte ironiche, a volte intense, ben cantate (anche la sua esse/zeta moscie danno carattere, ad esempio quel "stai sssitta" finale in "Annina"!), soprattutto sono testi rivolti con "intenzione" a chi li ascolta. In fondo non � questo che fa la differenza fra un cantautore e un cantante? I seguaci del bel canto portano avanti l'ugola, il cantautore porta avanti la parola, la volont� di comunicare ci� che noi tutti vorremmo a volte esprimere senza averne il mezzo adatto: in questo riesce Max Gazz�.
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11 maggio 2004
