"Ummagumma", quarta uscita discografica
dei Pink Floyd,
è un album doppio registrato per metà
dal vivo e metà in studio.
Il disco live (l'unico live ufficiale del gruppo
fino agli anni ottanta), testimonia l'esibizione
di un quartetto in splendida forma, solido, snello
ed affiatato. David Gilmour - entrato a far parte
dei Floyd subito prima della dipartita di Syd
Barrett, e quindi da poco tempo - si rivela già
saldamente inserito nelle dinamiche del gruppo,
ed i Magnifici Quattro eseguono un pugno di brani
notevoli del primo periodo, riuscendo ad arricchire
con energia ed il giusto grado di acidità
le corrispondenti versioni da studio. Il disco
dal vivo di "Ummagumma" vale già
da solo l'acquisto del doppio album, e dimostra
che i Pink Floyd, anche se rimasti orfani del
genio di Barrett, restavano comunque pienamente
capaci di lasciare la propria firma sul libro
colorato del rock psichedelico.
Il secondo disco, inciso in studio, contiene
cinque composizioni originali, scritte singolarmente
dai quattro membri, e rappresenta la vetta più
alta mai toccata dal gruppo in termini di sperimentazione
e di coraggio nello sperimentare. Dopo "Ummagumma",
infatti, questo impeto è andato gradualmente
scemando a favore di risultati via via più
rassicuranti ma - va detto - anche più
mirati, e talvolta più riusciti. In altre
parole si assiste in questo album all'intento
di sondare ogni possibile via psichedelica, senza
una precisa direzione, e senza nemmeno volerne
adottare una: si cerca invece di percorrerle tutte,
col risultato di non approdare da nessuna parte.
Tuttavia ciò, anziché essere un
limite, finisce per caratterizzare e rendere unico
il disco; "Ummagumma" infatti esplode
come un violento big-bang, e l'ascoltatore si
ritrova sospeso in un mondo fatato, talvolta claustrofobico
e tumultuoso, altre volte dilatato e rilassato,
e circondato da esseri strani e piuttosto schizoidi.
Sicuramente manca la folle e tagliente obliquità
di Barrett, qui sostituita da una psichedelia
a tratti confusa e forse un poco acerba, ma comunque
viva e dinamica, capace di regalare all'ascoltatore
un'esperienza viscerale, di assoluta intensità.
L'assurdo volo allucinato si svolge sulle astronavi
di Wright che firma "Sysyphus", composizione
strumentale altisonante, classicheggiante e sinfonica,
mentre Mason compone "The Grand Vizier's
Garden Party", pezzo quasi esclusivamente
percussivo. Waters produce due brani, "Grantchester
Meadows" - folk rurale ed etereo che Roger
canta tra uccellini e voli di insetti - e la quasi
Barrettiana "Several Species ",
non una canzone ma un inquietante gioco sonoro
basato su effetti creati assemblando, accelerando
e maltrattando voci registrate su nastro. Gilmour
invece scrive la roboante "The Narrow Way",
anticipando il suo gusto per certe composizioni
Floydiane ascoltate nei successivi anni '70 e
anche nella fase post-Waters.
In sintesi, "Ummagumma" è sicuramente
una pietra miliare nel percorso artistico dei
Pink Floyd. Il documento live è ottimo,
mentre la parte registrata in studio ci restituisce
un gruppo dalla personalità compositiva
non ancora chiara, ma che trae forza dalla propria
indefinitezza e nebulosità per prodursi
in uno sforzo creativo dal risultato forse imperfetto,
ma ricco, potente, e soprattutto veramente 'sperimentale',
con tutto ciò che di positivo ne consegue.
LP
1
1. Astronomy Domine
2. Careful With That Axe, Eugene
3. Set The Controls For The Heart Of The Sun
4. A Saucerful Of Secrets
LP 2
1. The Narrow Way
2. Grantchester Meadows
3. Several Species Of Small Furry Animals Gathered
Together In A Cave And Grooving - With A Pict
4. Sysyphus (Parts 1-4)
5. The Grand Vizier's Garden Party (Part 1: Entrance,
Part 2: Entertainment, Part 3: Exit)
I
commenti
sergio 9
agosto 2002
il
mio più grande dubbio è: vale
lapena di spendere circa 70.ooo lre (35 €)
per un disco che nemmeno conosco? e se poi
si rivelasse un bidone? sapendo dei trascorsi
coi pf direi dino. ho osannato dark side of
the moon, ma poi mi sono accorto che non era
che un opera incolore, commerciale, tecnicamente
ottima, ma niente più. ho amato atom
heart mother, ma , a mio avviso ha qualcosa
in meno rispetto a lle migliori composizioni
dei velvet underground: l'ispirazione.
carlo 1
giugno 2002
grazie al live i floyd toccano apici non sempre
successivamente
toccati.poi quella 'the narrow way'di gilmour
nello studio album è per un
ideale modello di suono alla maniera gilmour(per
inciso si potrebbe
obbiettare sulla riuscita delle sperimentazioni
dei restanti del gruppo
nello studio album):ma in complesso ci troviamo
di fronte ad un album
eccezionale che tra l'altro ha accompagnato
la mia adolescenza
amarok 10 marzo 2002
avrebbero dovuto fare un doppio live e basta
perchè il primo disco è per
me il loro apice ma il secondo,con qualche
eccezzioni,è da dimenticare.chi ha
ascoltato in vari bootlegs le versioni live
di cymbaline,green is the color,point me at
the sky e via dicendo sa che è un occasione
mancata
Franco
2 marzo 2002
Un doppio album strano, ma un 'must' per ogni
vero fan dei Pink Floyd. Nel disco live c'è
la famosa 'Careful with that exe eugene' con
le grida folli di Waters, ma nella versione
rimasterizzata dell'album (cofanetto verde
con 2 cd separati e poster) mi sembra ci sia
una piccolissima (ma purtroppo notabile) imperfezione
proprio nel momento in cui Roger inizia a
gridare, suona meglio il buon vecchio vinile!
Gli altri 3 brani sono eseguiti molto bene
e l'ultima parte di 'A saucerful of secrets'
(cioè 'Celestial voices') è
quasi preferibile qui, in versione live, che
nella versione di studio dell'omonimo album
dell'anno prima.
Il secondo album è una piacevole sperimentazione.
I Floyd decisero di lavorare a compartimenti
stagni, ognuno dei 4 componenti della band
avrebbe dovuto comporre ed eseguire qualcosa
per conto suo avendo a disposizione una metà
di un lato di un disco 33 giri, Gilmour ad
un certo punto, a corto d'ispirazione, chiamò
Waters chiedendogli di scrivere qualche testo
per lui, la risposta fu semplicemente "no".
Alla fine ne viene fuori un lavoro sconclusionato
ma non sgradevole; soprattutto è, a
saperla interpretare, una foto abbastanza
dettagliata della personalità dei 4
ragazzi e di ciò che faranno in futuro:
Mason offre poco più che le sue percussioni
facendo capire di essere un ottimo professionista
ma non un elemento di primaria importanza
nel comparto creativo del gruppo, e infatti
la sua attività solista si limiterà
ad un paio di collaborazioni (Carla Bley,
Rick Fenn); Wright e Gilmour dimostrano una
certa vena creativa rimanendo però
legati ai loro rispettivi strumenti e dimostrandosi
poco avvezzi a curare la parte vocale (in
Sysyphus non c'è proprio parte cantata),
le loro carriere soliste, pur essendoci, passeranno
inosservate e quando i Pink Floyd, orfani
di Waters, saranno in mano loro, diverranno
piuttosto commerciali, perdendo la carica
innovativa ed espressiva che li aveva contraddistinti
per tutti gli anni precedenti pur senza perdere
la qualità sonora e musicale. E poi
Roger Waters... i suoi due pezzi mostrano
un artista ancora acerbo, ma la creatività
si nota e anche l'attenzione per i particolticolari
e la capacità espressiva, caratteristiche
che gli permetteranno di diventare via via
il leader indiscusso dei PF e di riciclarsi
come solista di successo dopo l'uscita dal
gruppo.