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PINK FLOYD
Ummagumma (2LP, EMI, 1969)
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di Andrea Presciuttini scrivi un'email

Pink Floyd - Saucerful Of Secrets

"Ummagumma", quarta uscita discografica dei Pink Floyd, è un album doppio registrato per metà dal vivo e metà in studio.

Il disco live (l'unico live ufficiale del gruppo fino agli anni ottanta), testimonia l'esibizione di un quartetto in splendida forma, solido, snello ed affiatato. David Gilmour - entrato a far parte dei Floyd subito prima della dipartita di Syd Barrett, e quindi da poco tempo - si rivela già saldamente inserito nelle dinamiche del gruppo, ed i Magnifici Quattro eseguono un pugno di brani notevoli del primo periodo, riuscendo ad arricchire con energia ed il giusto grado di acidità le corrispondenti versioni da studio. Il disco dal vivo di "Ummagumma" vale già da solo l'acquisto del doppio album, e dimostra che i Pink Floyd, anche se rimasti orfani del genio di Barrett, restavano comunque pienamente capaci di lasciare la propria firma sul libro colorato del rock psichedelico.

Il secondo disco, inciso in studio, contiene cinque composizioni originali, scritte singolarmente dai quattro membri, e rappresenta la vetta più alta mai toccata dal gruppo in termini di sperimentazione e di coraggio nello sperimentare. Dopo "Ummagumma", infatti, questo impeto è andato gradualmente scemando a favore di risultati via via più rassicuranti ma - va detto - anche più mirati, e talvolta più riusciti. In altre parole si assiste in questo album all'intento di sondare ogni possibile via psichedelica, senza una precisa direzione, e senza nemmeno volerne adottare una: si cerca invece di percorrerle tutte, col risultato di non approdare da nessuna parte. Tuttavia ciò, anziché essere un limite, finisce per caratterizzare e rendere unico il disco; "Ummagumma" infatti esplode come un violento big-bang, e l'ascoltatore si ritrova sospeso in un mondo fatato, talvolta claustrofobico e tumultuoso, altre volte dilatato e rilassato, e circondato da esseri strani e piuttosto schizoidi. Sicuramente manca la folle e tagliente obliquità di Barrett, qui sostituita da una psichedelia a tratti confusa e forse un poco acerba, ma comunque viva e dinamica, capace di regalare all'ascoltatore un'esperienza viscerale, di assoluta intensità.

L'assurdo volo allucinato si svolge sulle astronavi di Wright che firma "Sysyphus", composizione strumentale altisonante, classicheggiante e sinfonica, mentre Mason compone "The Grand Vizier's Garden Party", pezzo quasi esclusivamente percussivo. Waters produce due brani, "Grantchester Meadows" - folk rurale ed etereo che Roger canta tra uccellini e voli di insetti - e la quasi Barrettiana "Several Species…", non una canzone ma un inquietante gioco sonoro basato su effetti creati assemblando, accelerando e maltrattando voci registrate su nastro. Gilmour invece scrive la roboante "The Narrow Way", anticipando il suo gusto per certe composizioni Floydiane ascoltate nei successivi anni '70 e anche nella fase post-Waters.

In sintesi, "Ummagumma" è sicuramente una pietra miliare nel percorso artistico dei Pink Floyd. Il documento live è ottimo, mentre la parte registrata in studio ci restituisce un gruppo dalla personalità compositiva non ancora chiara, ma che trae forza dalla propria indefinitezza e nebulosità per prodursi in uno sforzo creativo dal risultato forse imperfetto, ma ricco, potente, e soprattutto veramente 'sperimentale', con tutto ciò che di positivo ne consegue.


Recensioni Collegate:
Pink Floyd - la Kalporzgrafia
Syd Barrett - Barrett
Roger Waters
- In The Flesh



28 febbraio 2002


Track list:

LP 1
1. Astronomy Domine
2. Careful With That Axe, Eugene
3. Set The Controls For The Heart Of The Sun
4. A Saucerful Of Secrets

LP 2
1. The Narrow Way
2. Grantchester Meadows
3. Several Species Of Small Furry Animals Gathered Together In A Cave And Grooving - With A Pict
4. Sysyphus (Parts 1-4)
5. The Grand Vizier's Garden Party (Part 1: Entrance, Part 2: Entertainment, Part 3: Exit)



I commenti
 
sergio
9 agosto 2002
il mio più grande dubbio è: vale lapena di spendere circa 70.ooo lre (35 €) per un disco che nemmeno conosco? e se poi si rivelasse un bidone? sapendo dei trascorsi coi pf direi dino. ho osannato dark side of the moon, ma poi mi sono accorto che non era che un opera incolore, commerciale, tecnicamente ottima, ma niente più. ho amato atom heart mother, ma , a mio avviso ha qualcosa in meno rispetto a lle migliori composizioni dei velvet underground: l'ispirazione.


carlo
1 giugno 2002

grazie al live i floyd toccano apici non sempre successivamente
toccati.poi quella 'the narrow way'di gilmour nello studio album è per un
ideale modello di suono alla maniera gilmour(per inciso si potrebbe
obbiettare sulla riuscita delle sperimentazioni dei restanti del gruppo
nello studio album):ma in complesso ci troviamo di fronte ad un album
eccezionale che tra l'altro ha accompagnato la mia adolescenza

amarok
10 marzo 2002

avrebbero dovuto fare un doppio live e basta perchè il primo disco è per me il loro apice ma il secondo,con qualche eccezzioni,è da dimenticare.chi ha ascoltato in vari bootlegs le versioni live di cymbaline,green is the color,point me at the sky e via dicendo sa che è un occasione mancata


Franco 2 marzo 2002
Un doppio album strano, ma un 'must' per ogni vero fan dei Pink Floyd. Nel disco live c'è la famosa 'Careful with that exe eugene' con le grida folli di Waters, ma nella versione rimasterizzata dell'album (cofanetto verde con 2 cd separati e poster) mi sembra ci sia una piccolissima (ma purtroppo notabile) imperfezione proprio nel momento in cui Roger inizia a gridare, suona meglio il buon vecchio vinile! Gli altri 3 brani sono eseguiti molto bene e l'ultima parte di 'A saucerful of secrets' (cioè 'Celestial voices') è quasi preferibile qui, in versione live, che nella versione di studio dell'omonimo album dell'anno prima.
Il secondo album è una piacevole sperimentazione. I Floyd decisero di lavorare a compartimenti stagni, ognuno dei 4 componenti della band avrebbe dovuto comporre ed eseguire qualcosa per conto suo avendo a disposizione una metà di un lato di un disco 33 giri, Gilmour ad un certo punto, a corto d'ispirazione, chiamò Waters chiedendogli di scrivere qualche testo per lui, la risposta fu semplicemente "no". Alla fine ne viene fuori un lavoro sconclusionato ma non sgradevole; soprattutto è, a saperla interpretare, una foto abbastanza dettagliata della personalità dei 4 ragazzi e di ciò che faranno in futuro: Mason offre poco più che le sue percussioni facendo capire di essere un ottimo professionista ma non un elemento di primaria importanza nel comparto creativo del gruppo, e infatti la sua attività solista si limiterà ad un paio di collaborazioni (Carla Bley, Rick Fenn); Wright e Gilmour dimostrano una certa vena creativa rimanendo però legati ai loro rispettivi strumenti e dimostrandosi poco avvezzi a curare la parte vocale (in Sysyphus non c'è proprio parte cantata), le loro carriere soliste, pur essendoci, passeranno inosservate e quando i Pink Floyd, orfani di Waters, saranno in mano loro, diverranno piuttosto commerciali, perdendo la carica innovativa ed espressiva che li aveva contraddistinti per tutti gli anni precedenti pur senza perdere la qualità sonora e musicale. E poi Roger Waters... i suoi due pezzi mostrano un artista ancora acerbo, ma la creatività si nota e anche l'attenzione per i particolticolari e la capacità espressiva, caratteristiche che gli permetteranno di diventare via via il leader indiscusso dei PF e di riciclarsi come solista di successo dopo l'uscita dal gruppo.


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