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TUNNG
Concerto al Circolo degli Artisti (Roma) (6 marzo 2008)
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di Francesco Giordani scrivi un'email

È con un sorriso vagamente ebete di ritrovato buonumore e beatitudine privata che si esce da un concerto come quello dei Tunng al Circolo degli Artisti lo scorso 6 marzo. Nonostante il freddo pungente e una pioggerellina molto inglese e quindi antipatica, viene da sorridere per essere stati sfiorati da un po’ di ingiustificata (e dunque autentica) allegria.

Ad aprire la serata pensano i romani Monoma, band di cui forse sentiremo parlare nel prossimo futuro, che si presenta sul palco in formazione a tre (chitarra, basso e sintetizzatori/drum machine), vestendo camicie rosso sangue e pantaloni neri ben stirati, che farebbero molto Kraftwerk se non fosse per la mancanza dei cravattini stilizzati e per le stesse camicie generosamente aperte sul petto come nella mise di certi fisarmonicisti da sabato del villaggio. La musica è un brillante elettropop che alterna momenti più subsonici e ballabili ad altri dal piglio più atmosferico e nel complesso (mentre nel frattempo si aggiungono mascheroni veneziani degni di una fantasia kubrickiana alla “Eyes wide shot”) sembra di ascoltare un incrocio tra La Crus, Krisma e Bluvertigo, che non dispiace (molto toccante ad esempio il pezzo dedicato al tifoso laziale Gabriele Sandri, ucciso in circostanze non ancora del tutto chiarite qualche mese fa da un poliziotto in un autogrill ad Arezzo).

Se non fosse per gli applausi, non ci si accorgerebbe che nella sala adiacente è già iniziata l’esibizione di Riccardo Senigallia, che propone uno show molto intimo e musicalmente ridotto all’osso (ad accompagnare la sua chitarra acustica, alternata in un episodio con le tastiere, ci sono soltanto le intuizioni estemporanee di un fantasista alla chitarra elettrica). In un’atmosfera vagamente Roxy Bar (accentuata dai tappeti persiani) inizia così a brillare il talento cristallino di uno dei più credibili esponenti dell’attuale scuola (che poi tanto scuola non è) cantautorale romana e a tratti pare di stare a sentire un versione artisticamente più complessa e sfaccettata di Federico Zampaglione dei Tiromancino (non per niente, su esplicita richiesta del pubblico, riesegue una versione da pelle d’oca di “La descrizione di un attimo”, di cui è coautore, ed è impossibile non unirsi al coretto finale di “Tututututu” sussurrati). Tra reminescenze battistiane e una volto che si contrae in una serie di smorfie dall’intensità impressionante di fronte ad un pubblico rapito, il concerto di Senigallia non dura molto e si ha quasi il sospetto che la sua esibizione funga più che altro da diversivo in attesa dell’arrivo dei Tunng e questo un po’ dispiace, perché la bravura e la sensibilità di quest’autore sono notevolissime e il suo repertorio merita (in quanto, come lui stesso ricorda, “è bene lasciare un po’ di spazio anche alla musica di noi altri”) senz’altro maggiori attenzioni da parte di pubblico e addetti ai lavori.

Arriva così il momento dei Tunng che sfilano baldanzosi sul palco in formazione a sei: tre chitarre acustiche (più che normale per un gruppo dalla fortissima anima folk) disposte in fila davanti al pubblico, un signore con la faccia occhialuta da professore di geografia che smanetta su sintetizzatori e oscure diavolerie digitali, un altro losco figuro incappucciato che se ne sta acquattato in disparte, nascosto dietro il fitto fogliame di un vasto assortimento di percussioni e gingilli ritmici che somigliano ad uccelli variopinti in una voliera, più una misteriosa signorina, minuta e gentile, con vestitino striminzito da scolaretta e un viso alla Bjork che armeggia con giocattolame e ammennicoli vari, traendone trilli e squittii di ogni tipo. Il cantante/chitarrista principale (le canzoni sono quasi sempre cantate in coro da tutto il gruppo) sfoggia una barba invidiabile, oltre che bretelle e un copricapo da beffardo fauno tolkeniano o piccolo aiutante di Babbo Natale. Ad aprire le danze è “Take” (molto più secca e perentoria che su disco) e il concerto prosegue concentrandosi per lo più sui pezzi dell’ultimo splendido album “Good Arrows”, il terzo per la band inglese, già presentato in parte la scorsa estate al pubblico italiano nell’ambito della doppia esibizione a Italia Wave 2007. La purezza incontaminata di Nick Drake (o dei Fairport Covention, fate vobis) sembra così intersecarsi con le tessiture elettroniche di Mum e Psapp, componendo una disturbata collezione di tarantelle biomeccaniche dense di poesia agreste e folate di brina elettronico-ambientale (non per niente a proposito di gruppi come questo si è coniato il termine “folktronica”).

I Tunng hanno così insegnato a suon di canzoni spensierate i rudimenti della loro originalissima etica della felicità (in bilico tra il flower power ed Epicuro), dichiarando il proprio amore per il metal islandese (!?) e per bands insospettabili quali Megadeth e Iron Maiden, e accendendo l’entusiasmo e la fantasia di un pubblico estasiato e (complice anche un’acustica benigna e limpidissima) sinceramente divertito. La sarabanda felliniana del singolo “Bullets” ha chiuso lo show con i suoi virali “Lalalala” a riempire le bocche dell’uditorio (compreso il sottoscritto). Nel bis è arrivata invece un’inaspettata cover, efficacissima, di “The Pioneers” dei Bloc Party, come a lasciar intendere che, dinanzi a canzoni di qualità, certa musica “alternativa” non soffre alcun complesso di superiorità rispetto ai nomi più blasonati dell’indie attuale.

Canzoni, parafrasando malamente Samuele Bersani, come centimetri di libri sotto i piedi per tirare la maniglia e andare fuori. Canzoni, questo è sicuro, difficili da dimenticare.

Un ringraziamento a Federico e Carlotta.

collegamenti su MusiKàl!
Tunng - Comments On The Inner Chorus
Kraftwerk - Tour De France Soundtracks
Kraftwerk - Trans-Europe Express
La Crus - le recensioni
Bluvertigo - le recensioni
Tiromancino - In continuo movimento
Tiromancino - La descrizione di un attimo
Nick Drake - la Kalporzgrafia
Iron Maiden - Rock In Rio
Iron Maiden - Brave New World
Bloc Party - Silent Alarm
AA.VV. - Italia Wave Love Festival 2007

 



14 marzo 2008




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