Se
avete avuto il buon gusto - o la fortuna - di
ascoltare "Daybreaker",
l'ultima fatica di Beth Orton, vi ricorderete
senz'altro di "God song", una delle perle di quel
disco: una grande canzone, cantata da Beth assieme
a Emmylou Harris, in equilibrio magico tra folk
e il country meno schematico; a quella canzone,
e a quelle atmosfere, rimandano i momenti migliori
di "Troubled by the fire", primo disco di Laura
Veirs dopo un paio di autoproduzioni.
L'iniziale "Lost at Seaflower Cove" e la malinconia
disegnata dal violoncello in "Songs my friend
taught me" sono indicazioni precise del talento
della cantautrice di Seattle, che però non riesce
a ripetersi agli stessi livelli nel resto del
disco. Diciamolo chiaramente: Laura Veirs non
è né Beth Orton né Emmylou Harris, né una novella
Michelle Shocked, e si sente; va bene ispirarsi
a Woody Guthrie, va bene puntare su una vocalità
limpida, ma "Troubled by the fire" è un disco
che si fa ascoltare senza dare scosse, senza dare
brividi, ancorato ad un'idea ben precisa di country
music, senza il benché minimo tentativo di dare
qualcosa di personale (ascoltate lo strumentale
"Tom Skookum road" e sappiatemi dire…).
Un album che non è certo malvagio, ma che è piuttosto
insipido, anche quando tenta di deviare: una canzone
come "Cannon fodder" nelle mani di una Kristin
Hersh avrebbe fatto faville, mentre qui è solo
un mediocre tentativo di creare una parentesi
indie rock in trame acustiche piuttosto ripetitive.
Non tutto è da buttare, nel disco si avverte una
buona sensibilità melodica e certi arrangiamenti
sono tutt'altro che disprezzabili (la banda che
conclude "Devil's hootenanny", l'hammond che decora
l'altrimenti banale "Midnight singer"), ma in
fin dei conti è un po' poco per rendere "Troubled
by the fire" un disco da avere assolutamente.