Conclusa non senza strascichi polemici l'avventura
con i mitici Velvet Underground, Lou
Reed, mente del gruppo newyorchese, si trasferisce
a Londra, dove entra in contatto col nascente
movimento glam, che ha nel genio estremo di David
Bowie il suo maggior cantore. Dopo aver velocemente
dato alle stampe "Lou Reed", album transitorio
nel quale rivisita in massima parte l'avventura
appena conclusa, si mette seriamente al lavoro,
accompagnato da Bowie e dal chitarrista Mick Ronson
(già al lavoro con Bowie). Alla fine del
1972 "Transformer" è pronto ad
uscire: ed è un miracolo!
Mai più come in questo lavoro, infatti,
riusciranno a coesistere il rock urbano e disturbante
tanto amato dai Velvet Underground e dalla Factory
di Andy Warhol (in canzoni affilate come "Vicious"
e "I'm so free") e il glam agrodolce,
basato su atmosfere da cabaret berlinese anni
'30, dove nacque, visse e morì Ziggy
Stardust (perfette sotto questo punto di vista
"Satellite of Love" e "Goodnight
Ladies").
Ma la grandezza dell'opera di Reed non si ferma
a questa semplice rilettura della sua arte, va
oltre, si eleva al di sopra di tutto per parlare
di un "giorno perfetto" e lo fa con
una linearità, una semplicità e
una poesia tali da lasciare stupefatti. L'autore
di "Sunday Morning" è cresciuto
e "Perfect Day" ne è l'emblema:
in poche battute Reed scrive la sua opera suprema,
la canzone alla quale sarà destinato ad
accoppiare il proprio nome. E, non pago del proprio
sforzo, vi accosta un'altra perla luccicante:
lo swing incessante e suadente di "Walk on
the Wild Side", amaro e nostalgico ricordo
dei tempi della Factory e dei personaggi che la
rendevano viva, dei piccoli gesti, delle visioni
di un mondo che a pochi anni di distanza sembra
già perduto, perso nelle nebbie create
dal fumo di sigaretta e sciolte nell'eroina.
Sì, l'epoca del velluto sotterraneo è
finita, camminiamo un po' tutti sul lato selvaggio
della strada, New York City è un paese
di fantasmi e illusioni e soprattutto di ricordi,
ricordi dai quali il cantante cerca finalmente
di fuggire. Ora il presente è Londra, ma
l'anima è ancora persa e vaga, attratta
dalla memoria. L'album potrebbe benissimo essere
tutto qui, tale è il peso delle emozioni
che scivolano via, ma Reed è un professionista,
e così c'è ancora spazio per il
rock 'n' roll d'annata di "Hangin' round"
e per la brechtiana "New York Telephone Conversation".
Lou Reed dà così il via alla sua
entusiasmante carriera solista, che produrrà
capolavori del calibro di "Berlin",
"Coney Island Baby", "New
York" e "Songs for Drella".
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