Se ne parlava da mesi: dopo anni di silenzio
i Kraftwerk sarebbero tornati a dir la loro nella
scena musicale con un nuovo album. L'ultimo loro
vagito risaliva all'ormai remoto 1986, quando
diedero alle stampe il mediocre "Electric
Café", stanca eco dei vari "Radio-Activity",
"Trans
Europe Express" e "The Man Machine".
Rimane da chiedersi cosa abbiano combinato Hütter
e Schneider (ovvero Ralf e Florian) negli ultimi
diciassette anni: a giudicare dal risultato di
questo "Tour de France Soundtracks"
si potrebbe presupporre che abbiano passato il
tempo a girarsi i pollici. Definire una delusione
quest'ultimo lavoro è veramente cosa troppo
facile: dodici brani praticamente imperniati su
un'unica base reiterata all'infinito, senza intuizioni,
senza invenzioni, senza stravolgimenti. Nulla
di tutto questo, i Kraftwerk sembrano aver scelto
la strada della monotonia estremizzandola in ogni
sua possibile via di fuga. E se è vero
che la stasi e l'ossessività erano da sempre
simbolo della loro ricerca musicale, qui sembra
di assistere ad un esercizio di stile svuotato
di ogni significato.
Tra l'altro l'idea alla base della struttura
dell'album era quantomeno stuzzicante: tornare
a percorrere le strade della famosa corsa ciclistica
a tappe come era già avvenuto esattamente
20 anni fa, nel 1983, quando al gruppo teutonico
(allora sulla breccia dell'onda) fu assegnata
la sigla del principale evento ciclistico mondiale.
Ma delle tre "Tour de France Ètape"
solo l'ultimo frammento mostra qualche barlume
di genialità, sfumando nelle angoscianti
tonalità di "Chrono". La lunga
suite "Vitamin" mostra, durante gli
otto minuti e passa di durata, una band prevedibile,
quasi cristallizzata in un'epoca che è
superata. Sembra quasi che i Kraftwerk, tra i
padri dell'elettronica contemporanea, non riescano
minimamente a comprendere l'evoluzione che la
loro creatura ha prodotto e sta continuando a
produrre (la stessa accusa la si può muovere
anche ad altri gruppi-guida dell'epoca, come i
Suicide), risultando a conti fatti vecchie glorie
colte da immobilismo mentale.
Superata la delusione si può cercare la
consolazione nella gran classe della band: i 17
anni di eremitaggio non hanno smussato gli equilibri
e la sorprendente finezza intellettuale della
loro elettronica, ancora oggi alla ricerca della
fusione tra la freddezza della strumentazione
sintetizzata e il calore dell'ispirazione mitteleuropea.
Certo, è un po' poco, e non mi sento di
consigliare quest'album a nessuno, ma a volte
bisogna accontentarsi.
Del Tour de France quest'album conserva solo le
tappe in pianura, quelle con gruppi chilometrici
di ciclisti che lottano e sudano per non perdere
centimetri; se fossero state citate anche le tappe
in montagna forse avremmo avuto davanti qualcosa
di ben diverso.
Ma, lo si diceva anche in tempi non sospetti ,
"dove sono i Pirenei"?
collegamenti su MusiKàl!
Kraftwerk - Trans-Europe
Express