Sembra strano, ma sono già passati tre
anni dal momento in cui Elliott Smith si è
consegnato all'eternità. Tre anni che non
ne hanno offuscato il ricordo ma l'han reso più
forte. Le sue canzoni sono lì che parlano,
ed ogni volta le si vorrebbe ascoltare tutto il
giorno. Mancava solo un tributo.
Ora, il tributo è in sè un argomento
tignoso. Non si sa mai da che parte prenderlo
e spesso si ha la paura del mero esercizio di
stile, dell'inutile saluto "con la mano sinistra"
di gruppi che forse nemmeno conoscevano l'artista
in questione. Insomma, spesso si tratta di dischi
inutili. Da un paio di anni a questa parte però,
le cose sembrano essere cambiate. Due sono infatti
i tributi che non lasciano l'amaro in bocca: "Dream
Brother", dedicato ai Buckley, e questo
"To: Elliott From: Portland". Il soggetto in questione
funziona perché sono state chiamate tutte band
di Portland. Tutta gente che ha conosciuto Elliott
e ci ha pure suonato assieme (in un paio di occasioni
suonano membri degli Heatmiser, la indie-rock
band di Elliott). Conoscitori della materia, appassionati
della sua musica e amici sinceri che hanno pianto
per quella maledetta pugnalata.
Note di merito per i Thermals, capaci di maneggiare
un pezzo come "Ballad of Big Nothing", ad Eric
Matthews per la sua "Needle in the Hay" e agli
Helio Sequence per "Satellite". Ma anche gli altri
si meritano una lode, perché lottare con queste
canzoni e questi fantasmi non è storia da tutti
i giorni (forse l'unico momento un po' deludente
è quello dell'unica star coinvolta: Colin Meloy
dei Decemberists alle prese con una "Clementine"
voce e chitarra).
Forse è l'unico caso in cui l'acquisto di un
disco tributo può essere davvero un acquisto appagante.
Ammesso di avere già l'opera omnia di Elliott
Smith in casa, Heatmiser compresi.
collegamenti su MusiKàl!
Elliott Smith - From
A Basement On The Hill
Elliott Smith - Figure
8
Elliott Smith - Either/Or
Jeff Buckley - le
recensioni
AA.VV. - Dream
brother: the songs of Tim + Jeff Buckley