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THE PINEAPPLE THIEF
Tightly Unwound (K Scope / Audioglobe, 2008)
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di Paolo Bardelli scrivi un'email

Il rock è come una grande famiglia. I Coldplay appena uscirono furono subito definiti figli dei Radiohead, poi passarono pochi anni e anche i Coldplay divennero papà, dei Keane più precisamente, per cui i Radiohead sono i nonni dei Keane. Ma i Radiohead, come delle buone prostitute, in realtà si sono accoppiati un po’ con tutti: la storia d’amore più prolifica l’hanno avuta con Jeff Buckley tant’è che miriadi di artisti e band di questo decennio hanno nei geni i tratti somatici dei due geniali genitori, somiglianze per le quali non sai mai dove finiscono i cromosomi dell’uno e dove iniziano quelli dell’altro.

Anche per i Pineapple Thief è lo stesso. Medesimi papà e mamma. Anzi, sono dei gemelli monozigoti dei Cooper Temple Clause. E siccome gli inglesini di Wokingham si sono scavati la fossa con l’ultimo terzo lp, “Make This Thing Your Own” (2007), i Ladri di Ananas hanno pensato bene di incunearsi nello spazio lasciato libero dai loro fratelli. Oh, diciamolo subito: tutte queste parentele non fanno nulla di male, non siamo a Ceppaloni e dunque “Tighly Undwound” rimane un gran album nonostante non ci stiano simpatiche le famiglie. Preferiamo la meritocrazia. Solo bisognava disegnare l’albero genealogico per far capire subito da che stirpe provengono questi britannici (di Yeovil) che dimostrano peraltro – e per fortuna – qualche bizza caratteriale di propria matrice.

Innanzitutto una costruzione non semplice degli arrangiamenti, orchestrati, mai buttati lì. I Pineapple Thief sono talmente padroni dei propri strumenti che potrebbero apparire, a qualche orecchio, quasi progressive mentre in realtà hanno unicamente il gusto per la variazione. Le 9 tracce non scendono mai di tono grazie al fatto che alcune partenze esaltano parecchio ed ancor più esaltano certi stacchi empatici come quello al minuto 1:28 di “Shoot First” e al 5:19 di “Tighly Wound”. I toni sono evocativi, ovviamente malinconici, a tratti rabbiosetti senza mai però lo sfogo salutare (tranne che per la mano) di chi tira un pugno al muro per scaricare l’incazzatura.

Particolarmente adatto per le ore preserali di questa stagione, quando il sole appena sceso lascia immediato spazio ad una brezza quasi pungente, “Tighly Unwound” non cambierà la nostra concezione di musica, ma ci farà passare ore malinconicamente liete e decisamente piacevoli. Più che altro sentiamo che si aggrapperà a questa primavera come una zecca, marchiandola indelebilmente. Chissà se ci piacerà ancora molto quando riguarderemo questo tatuaggio fra un po’ di anni.

collegamenti su MusiKàl!
Coldplay - le recensioni
Radiohead - la Kalporzgrafia
Keane - Hopes And Fears
Jeff Buckley - le recensioni

 



4 giugno 2008


Track list:

1. My debt to you
2. Shoot first
3. Sinners
4. Tightly wound
5. The sorry state
6. My bleeding hand
7. Different world
8. And so say all of you
9. Too much to lose



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